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Genetisti divisi sulle staminali da liquido amniotico

Per alcuni esistono rischi etici, per altri è una buona notizia di inizio 2007
 

In merito alla ricerca sulle cellule staminali isolate nel liquido amniotico, il professor Roberto Colombo, Direttore del Laboratorio di Biologia Molecolare e Genetica Umana, dell'Università Cattolica di Milano, ha dichiarato: "Il prelievo di liquido amniotico (e ancor più la biopsia dei villi coriali) è una procedura non esente da problemi deontologici, etici e medico-legali". Continua Colombo: "Da studi multicentrici internazionali è emerso che non è trascurabile il rischio di danneggiare il feto durante le manovre richieste alla procedura o di provocarne l'aborto. Questo rischio aumenta con il diminuire dell'età gestazionale in cui vengono eseguiti il prelievo del liquido amniotico e la biopsia dei villi coriali. L'applicabilità generale di questa via per ottenere cellule staminali autologhe a disposizione del nascituro nel corso della sua vita o donabili ad altri soggetti (ed ancor più nel caso di ricerche non direttamente terapeutiche) deve essere, quindi, attentamente valutata ed è necessario tener conto del rischio per la salute e la vita del feto che essa comporta".
Di tutt'altro avviso è il genetista Bruno Dallapiccola, direttore del'istituto Mendel di Roma: "Ora sarà necessario verificarne i costi, l'organizzazione, la riconducibilità della tecnica, ma certamente è una gran buona notizia di inizio 2007».
"È una ricerca non originale, in quanto se ne parla già da tre-quattro anni. Vari gruppi di ricercatori nel mondo stanno studiando la presenza di queste cellule che come è ovvio sono presenti anche nel liquido amniotico, come in tutti i tessuti umani. Questa ricerca però ha portato una novità perchè, dopo uno studio sistematico, è stato dimostranto che sono cellule multipotenti capaci, sotto stimoli specifici, di diventare tessuti con un grande interesse per una prospettiva terapeutica. Sono anche stati fatti studi su animali (topi) che hanno dimostranto una grande capacità rigenerativa di cellule e, quindi, vanno nella direzione giusta". Dallapiccola, infatti, ricorda che "visto i risultati che non sono venuti nell'applicazione terapeutica all'uomo dopo 10 anni di ricerca sulle cellule staminali embrionali, mi aspettavo che la ricerca nel settore avrebbe condotto un giorno ad un'altra fonte di cellule staminali con caratteristiche embrionali. Questo risultato quindi va nella direzione giusta".
Il genetista sottolinea comunque che ci sono problemi che vanno necessariamente chiariti. "Negli Stati Uniti c'è una disponibilità di 4 milioni di liquidi amniotici e se la tecnica funzionerà, sarà possibile ottenere una riserva per tutte le necessità. In Italia ci sono 600 cordoni ombelicali disponibili all'anno, ma occorre verificare ancora quanto sia riconducibile la tecnica - e credo che lo sia - quanto è possibile recuperare i liquidi amniotici (e ciò è possibile), ma è meno chiaro quanto verrà a costare l'applicazione di questa tecnologia".
Dallapiccola tuttavia non teme che la nuova tecnica possa causare problemi etici. "Il prelievo di liquido amniotico è iniziato negli anni '70 e oggi in Italia si fanno 100-120 mila prelievi amniotici all'anno. È una tecnica tranquilla anche se c'è la probabilità di 1 caso di aborto su 100. Le prospettive sono quindi importanti, con una enorme potenzialità terapeutica."

 

Fonte: Molecularlab.it (09/01/2007)

A cura di Edda Serra , biologa

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ultimo aggiornamento lunedì 21 gennaio 2013 20.04.46
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