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IL
PARADOSSO DELL’OBESITA’
I medici lo chiamano “paradosso
dell’obesità”: in pratica pazienti cardiopatici obesi avrebbero più
chance di sopravvivenza dopo un attacco ischemico rispetto alle persone
magre.
La teoria è già nota da tempo in
ambiente medico, ma adesso un’ampia ricerca ne dimostra la validità. Gli
studiosi dell’Università della California di Los Angeles hanno
analizzato i dati clinici relativi a circa 109mila episodi di crisi
cardiache accadute in più di 80mila pazienti. Come spiegato sull’ultimo
numero dell’American Heart Journal dal responsabile dello studio, Gregg
Fonarow, i pazienti sono stati classificati in diversi gruppi a seconda
del loro BMI (Indice di massa corporea). E’ emerso così che gli obesi
(coloro, cioè, che avevano un BMI superiore a 31) erano generalmente più
giovani rispetto ai normopeso (con un BI tra 20 e 25) e ai magri (con
BMI 16).
I soggetti obesi erano, però, anche
maggiormente colpiti da diabete e mostravano una più alta frazione di
eiezione del ventricolo sinistro.
“In altre parole il loro cuore era
capace di pompare una maggiore quantità di sangue ad ogni contrazione”,
ha chiarito Fonarow.
I ricercatori hanno osservato che il
tasso di morte in ospedale era minore nei soggetti obesi, anche tenendo
conto di età, sesso, pressione sanguigna e frequenza cardiaca. “Abbiamo
osservato che per ogni 5 punti di incremento del BMI il rischio di morte
in ospedale per cause cardiache scendeva del 10%”, ha spiegato lo
scienziato americano.
L’ipotesi più probabile è che i
pazienti obesi e quelli in sovrappeso abbiano maggiori riserve
metaboliche che scendono in campo in caso di episodi cardiaci acuti, ma
Fonarow ha annunciato nuovi studi per chiarire questo complesso
meccanismo.
MFL
Comunicazione - 23/01/2007
A
cura di Tina Verrusio , diabetologa |