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Rapporti fra insulinoresistenza,
diabete mellito tipo 2 e malattie cardiovascolari
Premessa
Negli ultimi anni numerosissimi laboratori di ricerca sparsi nel mondo
occidentale, ivi compresi una trentina operanti nel nostro paese, hanno
contribuito
a
far progredire rapidamente le conoscenze di epidemiologia,
eziopatogenesi, fisiopatologia, genetica, biologia cellulare e
molecolare sul fenomeno
dell’insulinoresistenza. Attualmente sia all'estero che in Italia sono
molto attive linee di ricerca che ipotizzano il coinvolgimento dell’insulinoresistenza
non solo nella patogenesi del diabete tipo 2, ma anche nella patogenesi
di altri disordini metabolici e della lesione ateromasica. Ciò ha
portato a suggerire che farmaci attivi sull’insulinoresistenza possano
essere di giovamento per curare e forse anche per prevenire il diabete
tipo 2, altre malattie metaboliche e l’aterosclerosi. Il Gruppo Italiano
di Studio dell’Insulinoresistenza (GISIR) della SID ha ritenuto
opportuno redigere un documento che riassuma quanto è attualmente certo
sui rapporti fra insulinoresistenza, diabete mellito tipo 2 e malattie
cardiovascolari, sia per aggiornare la comunità diabetologica italiana
sull'argomento sia per scoraggiare interpretazioni ed estrapolazioni
troppo frettolose e semplicistiche di fenomeni ancora in parte
sconosciuti
Definizione di
insulinoresistenza
Si
definisce insulinoresistenza (o bassa sensibilità insulinica) la
condizione clinica o sperimentale in cui l’insulina esercita un effetto
biologico inferiore a quello atteso . L’insulinoresistenza può
coinvolgere più organi e tessuti (ad esempio, fegato, muscolo
scheletrico e tessuto adiposo) oppure un unico tipo cellulare (ad
esempio la cellula muscolare scheletrica). Inoltre, nel singolo
individuo il fenomeno può estendersi a numerosi processi biologici (ad
esempio la regolazione del metabolismo glucidico, di quello lipidico e
di quello proteico) oessere limitato a poche azioni ormonali (ad esempio
la regolazione della sintesi di glicogeno e/o dell’ossidazione
glucidica). Quando si discute di insulinoresistenza in termini generici
si allude al deficitario effetto biologico dell’insulina nel regolare il
metabolismo glucidico (in pratica ad un effetto ipoglicemizzante minore
di quello atteso). In questo documento i termini insulinoresistenza e
bassa sensibilità insulinica fanno essenzialmente riferimento al
metabolismo del glucosio nell’organismo in toto. Poichè la sensibilità
all’insulina di qualsivoglia processo biologico è una variabile continua
e finora nell’uomo non sono stati definiti valori soglia oltre i quali
si individua l’insulinoresistenza , nel presente documento quest’ultimo
termine è stato rimpiazzato dal termine "bassa sensibilità insulinica",
intendendosi con esso i valori più bassi fra quelli osservati nel
campione in esame.
Eziopatogenesi della bassa
sensibilità insulinica
L’insulinosensibilità
ha una base genetica ) ma è influenzata anche da fattori acquisiti e/o
ambientali. Eccesso ponderale, localizzazione prevalentemente centrale
e, soprattutto, viscerale dell’adipe, dieta iperlipidica, scarsa
attività fisica , fumo di sigaretta , alcuni farmaci (glucocorticoidi,
diuretici tiazidici, beta-bloccanti) sono in grado di ridurre la
sensibilità insulinica. Su molti di tali fattori è possibile esercitare
un efficace intervento terapeutico. Difetti sono estremamente
eterogenei, sono assai variabili da individuo ad individuo e possono
anche coesistere in varia combinazione. Essi possono coinvolgere il
recettore insulinico, i sistemi di trasduzione del segnale insulinico,
gli effettori cellulari dell’azione ormonale (. Nel diabete tipo 2 il
difetto molecolare responsabile della ridotta sensibilità insulinica è
prevalentemente postrecettoriale. Numerose condizioni cliniche sono
associate a bassa sensibilità insulinica. In alcune di queste condizioni
è possibile indicare un preciso rapporto di causa-effetto con la ridotta
sensibilità insulinica. Ad esempio, l’insorgenza del diabete tipo 2 è
favorita dalla ridotta sensibilità insulinica .
Rapporti fra bassa sensibilità
insulinica e diabete mellito tipo 2
Una bassa sensibilità insulinica è rilevabile molto spesso, ma non
ubiquitariamente, nel soggetto con diabete tipo 2 o con ridotta
tolleranza glucidica, soprattutto in presenza di sovrappeso o franca
obesità e/o di altre alterazioni metaboliche (dislipidemia, ipertensione
arteriosa) La bassa sensibilità insulinica è un elemento patogenetico
importante nello sviluppo del diabete tipo 2, ma essa non sembra essere
sufficiente perchè il diabete si manifesti. La malattia, infatti, non
sembra comparire a meno che non sia presente una concomitante incapacità
della beta-cellula pancreatica a compensare il ridotto effetto biologico
dell’insulina.Nei soggetti con ridotta tolleranza al glucosio e
familiarità diabetica e in alcune popolazioni ad alto rischio di
diabete (es. Indiani Pima americani) la bassa sensibilità insulinica è
un forte predittore di diabete tipo 2. Tuttavia, a tutt'oggi non sono
disponibili dati sulla relazione fra sviluppo di diabete tipo 2 e una
misura diretta della sensibilità insulinica nella popolazione generale
caucasica. Nel diabete la cronica iperglicemia di per sè riduce la
sensibilità insulinica(“glucotossicità”). Qualsiasi provvedimento
terapeutico in grado di ridurre i valori glicemici si associa ad un
miglioramento della sensibilità insulinica. Anche elevati livelli
ematici di acidi grassi liberi (FFA) sembrano esercitare un effetto
deleterio sulla sensibilità insulinica (“lipotossicità”)
Rapporti fra bassa sensibilità
insulinica, altri disordini metabolici e aterosclerosi
Una bassa sensibilità insulinica è rilevabile anche in una significativa
percentuale di soggetti obesi con normale tolleranza ai carboidrati e
di soggetti normotolleranti e normopeso con dislipidemia, soprattutto
ipertrigliceridemia e basso colesterolo HDL , con iperuricemia o con
ipertensione essenziale Una bassa sensibilità insulinica è quasi sempre
presente negli individui con multipli difetti metabolici. La bassa
sensibilità insulinica non è un predittore di incremento ponderale.
Suggerita dalla presenza di iperinsulinemia a digiuno, la bassa
sensibilità insulinica sembra predire, oltre che il diabete tipo 2,
anche lo sviluppo di dislipidemia e ipertensione arteriosa essenziale
Una bassa sensibilità insulinica sembra essere associata alla malattia
aterosclerotica anche indipendentemente dai classici fattori di rischio
cardiovascolare Tuttavia, occorrono studi prospettici e, soprattutto,
di intervento per dimostrare un rapporto causa-effetto fra bassa
sensibilità insulinica e sviluppo di aterosclerosi.
Risvolti clinico-assistenziali
della bassa sensibilità insulinica
Riconoscere la presenza di una bassa sensibilità insulinica, soprattutto
nei soggetti con familiarità diabetica e/o con ridotta tolleranza
glucidica, è utile per identificare gli individui a maggior rischio di
sviluppare diabete tipo 2 e intraprendere misure di prevenzione
primaria. Riconoscere una bassa sensibilità insulinica sembra essere
utile anche per identificare i soggetti a rischio di sviluppare altre
malattie metaboliche (dislipidemia, iperuricemia, ipertensione
arteriosa) e, in seconda istanza, aterosclerosi.
Riconoscimento della bassa
sensibilità insulinica
Al
momento mancano indicazioni chiare sui criteri per definire la presenza
di una bassa sensibilità insulinica nel singolo individuo. Sul piano
clinico la presenza di una bassa sensibilità insulinica può essere
presunta sulla base della presenza dei seguenti caratteri , soprattutto
se in associazione:
•
BMI >27
•
waist/hip ratio >1 nei maschi e >0.9 nelle femmine
•
IGT o glicemia a digiuno >110 mg/dl
•
HDL <40 mg/dl (femmine) o <35 mg/dl (maschi)
•
TG >250 mg/dl
•
Uricemia >7 mg/dl (maschi) o 6.5 mg/dl (femmine)
•
Ipertensione arteriosa essenziale (sistolica >140 e/o diastolica >90
mmHg)
La
misurazione diretta della sensibilità insulinica si basa su approcci
metodologici di accuratezza decrescente ma di crescente applicabilità
sul piano
sperimentale:
•
Clamp euglicemico iperinsulinemico (metodo di riferimento)
•
Test al glucosio e.v. (IVGTT)+modelli minimi
•
Test all’insulina e.v. (ITT) breve (15 minuti)
•
Test di soppressione insulinica (somatostatina+insulina+glucosio)
Nella stima della sensibilità insulinica, metodi surrogati quali il
dosaggio dell’insulinemia a digiuno (35) o formule derivate da
quest’ultima quali l’HOMA (36) o il rapporto insulina/glucosio (37)
soffrono di serie limitazioni che li rendono di scarsa affidabilità nel
singolo individuo. Tali metodi possono, tuttavia, fornire indicazioni
sulla sensibilità insulinica nell’ambito di studi epidemiologici
Note terapeutiche sulla bassa
sensibiltà insulinica
Il
miglioramento della sensibilità insulinica poggia essenzialmente su
provvedimenti di ordine comportamentale, quali dieta , esercizio fisico
e, probabilmente, astensione dal fumo . E’ stato osservato che alcuni
farmaci (metformina, benfluorex, troglitazone e altri tiazolidinedioni)
sono in grado di migliorare la sensibilità insulinica Non vi sono
attualmente solide evidenze a sostegno dell’utilità clinica di tali
farmaci nel soggetto non diabetico.
Da
WWW.SIDITALIA.IT ,
Società Italiana di Diabetologia
Gruppo di Studio
“Insulinoresistenza”
(GISIR) |