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GLUTINE “MASCHERATO” PER
LA DIETA DEL PAZIENTE CELIACO?
Un’innovativa
procedura enzimatica in grado di bloccare la capacità del glutine di
indurre la risposta tossica nei soggetti celiaci.
Sono stati recentemente pubblicati
sulla rivista Gastroenterology i risultati degli studi condotti presso i
nostri laboratori dell’istituto di Scienze dell’Alimentazione (ISA) del
CNR, relativi ad un’innovativa procedura enzimatica in grado di bloccare
la capacità del glutine di indurre la risposta tossica nei soggetti
celiaci. La celiachia è una delle forme più diffuse di intolleranza
alimentari: si stima che una persona su duecento ne sia affetta. La
malattia si manifesta essenzialmente in individui che hanno una
predisposizione genetica ed in seguito ad ingestione di alimenti
contenenti il glutine del grano e proteine analoghe presenti in altri
cereali di uso comune quali orzo e segale. L’intolleranza viene
diagnosticata in genere nei primi tre anni di vita, anche se sono in
aumento i casi in cui si manifesta tardivamente oppure è del tutto
asintomatica. I celiaci possono soffrire di gravi sindromi di
malassorbimento, caratterizzate principalmente da diarrea, perdita di
peso e ritardo della crescita. L’unico approccio terapeutico attualmente
riconosciuto valido è la dieta completamente priva di glutine, da
seguire per tutta la vita: solo così, infatti, vengono ripristinate e
conservate sia la normale architettura dei tessuti che le funzioni
della mucosa intestinale. Il rigido mantenimento di una tale dieta non è
comunque di semplice attuazione, considerato che piccole quantità di
glutine sono state identificate in fonti alimentari non sospette e
rappresenta comunque, una restrizione abbastanza forte che giustifica
gli sforzi tesi a trovare delle strategie alternative. D’altra parte il
glutine non può essere eliminato da alimenti tradizionali quali pasta,
pizza, biscotti, etc. perché serve a mantenere la struttura e a
garantire le proprietà di “elasticità” dell’alimento quando questo è
sottoposta a cottura. Numerose evidenze sperimentali indicano che il
danno intestinale è prodotto da un’alterata risposta immunitaria nei
confronti del glutine. In particolare, l’individuazione della mucosa
intestinale dei pazienti celiaci di cellule con funzioni immunitarie, i
linfociti, che rispondono alla presenza del glutine secernendo molecole
ad attività pro-infiammatoria, avvalora l’ipotesi di un meccanismo
immunologico alla base della patologia. In realtà, solo determinate
porzioni delle molecole di glutine acquistano, nell’intestino del
celiaco, la capacità di essere “presentate” ai linfociti e così
determinarne l’attivazione. Pertanto abbiamo ipotizzato la possibilità
di bloccare preventivamente proprio questa fase di presentazione
attraverso un processo enzimatico che consentisse di legare in maniera
selettiva degli aminoacidi modificati esattamente in quelle zone delle
molecole di glutine che sono necessarie per innescare l’attivazione dei
linfociti, impedendo così la risposta. Tale blocco preventivo, e questo
è l’aspetto innovativo, doveva però essere mirato a modificare la
farina, producendo un vero e proprio mascheramento del glutine in essa
contenuto agli occhi del sistema immunitario. Questa ipotesi di lavoro è
stata confermata sperimentalmente: le farine così trattate hanno
determinato infatti una risposta immunologia molto attenuata negli studi
strutturali ed immunologici realizzati presso i nostri laboratori. La
fase clinica della sperimentazione, il passaggio cioè “dal laboratorio
al piatto” sarà avviata a breve termine grazie alla fondamentale
collaborazione dei gastroenterologi dell’Ospedale Moscati di Avellino. I
celiaci rappresentano una popolazione in continua espansione anche
perché, con il miglioramento delle metodiche di screening, è possibile
fare una diagnosi più accurata della malattia con relativo aumento del
numero di casi. Fortunatamente, anche sulla base dei nostri recenti
risultati, non appare più improbabile che la completa dipendenza da cibo
privo di glutine possa essere definitivamente superata in tempi brevi.
Dr
Mauro Rossi , ISTITUTO dI SCIENZE DELL’ALIMENTAZIONE ,CNR
Da
Salutare, mensile d’informazione per la Salute e il Benessere . numero
35 ,3007 |