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La soia: potenzialità nutrizionali e medicinali

La soia rappresenta uno dei migliori esempi di pianta officinale, cioè di una pianta idonea a molteplici usi di tipo industriale tra cui la produzione di cosmetici, supplementi dietetici e di medicinali. Il legume di soia è un costituente tipico dell’alimentazione dei popoli orientali, mentre nella popolazione occidentale è più raramente apprezzato. Attualmente la soia è più spesso percepita o comunque presentata in forma di “integratore” alternativo alla terapia ormonale sostitutiva (TOS) per la donna in menopausa, anche se impropriamente. Rimane invece sostanzialmente misconosciuta nel suo reale o potenziale ruolo medicinale, con le sue indicazioni, controindicazioni, limiti ed avvertenze. Dal punto di vista botanico la pianta della soia (Glycine max L. Merr.) appartiene alla famiglia delle leguminose ed è una pianta di origini orientali successivamente coltivata in tutto il mondo. Per comprendere appieno tutte le potenzialità nutrizionali, dietetiche e medicinali della pianta è comunque indispensabile una breve panoramica sulle varie sostanze presenti in essa, e nel seme in particolare. La soia utilizzata come legume secco è nota in particolare per il suo elevato tenore proteico: è in assoluto il legume più ricco di proteine ad alto valore biologico, altamente digeribile, fonte di aminoacidi essenziali. È anche il legume più ricco in lipidi e, non a caso, anche il più calorico. Relativamente povero in carboidrati, la soia è anche il legume più ricco in sali minerali quali potassio, calcio e fosforo.  Nel consistente gruppo dei lipidi è presente innanzitutto la fosfatidilcolina, altrimenti nota anche come lecitina di soia, ed apprezzata nella cultura popolare come fattore lipotropo, che favorisce cioè lo smaltimento del colesterolo dal tessuto epatico e dalle pareti delle arterie. In realtà costituisce sostanzialmente la materia prima per la struttura delle membrane cellulari e solo in parte contribuisce a ridurre i livelli di colesterolemia per azione sinergica con tutti gli altri costituenti del legume: fibre, proteine, isoflavoni e saponine. Un interessante derivato lipidico della soia è rappresentato dalla frazione degli insaponificabili,sostanze che rimangono dopo il processo di saponificazione. Utilizzata prima in cosmesi, questa frazione è stata poi oggetto di ricerche cliniche per valutarne gli effetti sulle sclerodermie, così come nella regolazione della sintesi del collagene, dimostrandone pure un’attività antinfiammatoria, sia per via topica che sistemica.Al contrario delle precedenti la frazione delle saponine invece è abbastanza poco conosciuta in medicina, perché ancora poco studiata dal punto di vista clinico, ma non per questo da trascurare. Significativo il loro ruolo nell’aumentare la biodisponibilità degli isoflavoni, e questa proprietà dovrebbe essere sfruttata quando si utilizzino estratti di soia ad attività fitoestrogenica.

Uso della soia e dei suoi derivati

L’introduzione del legume di soia nella normale alimentazione, ma anche l’assunzione di derivati alimentari di soia è certamente raccomandata per migliorare il metabolismo lipidico, e contribuire in maniera significativa alla prevenzione dell’aterosclerosi e dell’osteoporosi, in particolare se tutte queste misure vengono adottate prima della menopausa. Gli integratori a base di lecitina di soia oppure a base di fitoestrogeni possono contribuire a migliorare una eventuale carenza alimentare.

Dal punto di vista strettamente terapeutico la soia consente invece una serie di interventi abbastanza specifici da attuare secondo i consigli del medico esperto in fitoterapia

 in ambito reumatologico: l’uso della frazione degli insaponificabili in caso di sclerodermie o nella prevenzione dei danni cartilaginei da osteoartrosi;

prevenzione e cura dei disturbi della sindrome climaterica, dalle turbe vasomotorie alla secchezza vaginale, alle turbe ansioso-depressive correlate, eventualmente anche in associazione con altre piante medicinali e/o farmaci di sintesi;

prevenzione dell’osteoporosi e terapia dell’osteopenia, in associazione ad uno stile di vita attivo, esercizio fisico, adeguata alimentazione, calcio, vit. D3 e quant’altro si renda necessario.

Avvertenze, controindicazioni, interazioni

Le considerazioni derivanti dall’analisi della letteratura oltre che dalle esperienze cliniche obbligano ad alcune avvertenze circa l’uso dei fitoestrogeni:

cautela circa l’uso costante di alimenti a base di soia per l’infanzia; possibili turbe dello sviluppo sessuale e somatico, interferenze sull’asse ipotalamo-ipofisigonadi e sulla fisiologia del ciclo mestruale;

i fitoestrogeni passano la barriera placentare e possono alterare la funzione di sviluppo delle ghiandole endocrine del feto; possono interferire sulla funzione tiroidea per inibizione della tireoperossidasi e riduzione di assorbimento della tiroxina;

i fitoestrogeni possono stimolare la crescita di tumori della mammella estrogeno-dipendenti, e le donne che hanno avuto o hanno un tumore al seno estrogeno-dipendente non dovrebbero assumere integratori a base di soia o comunque contenenti fitoestrogeni; tutte le altre donne con tumore al seno non dovrebbero comunque assumere integratori a base di fitoestrogeni senza avere consultato l’oncologo o il medico esperto in fitoterapia;  vista l’abitudine abbastanza comune di impiego della silimarina (cardo mariano) come epatoprotettore anche nei confronti di chemioterapici, diventa importante sottolineare come in relazione alla sua attività fitoestrogenica, sia controindicata nei soggetti affetti da tumori estrogeno-dipendenti.

Altre controindicazioni all’uso di fitoestrogeni sono rappresentate da: iperplasia endometriale, endometriosi, sanguinamenti vaginali, iperplasia o polipi dell’endometrio, patologia tiroidea.

Conclusioni

La soia è conosciuta ed apprezzata in cucina, gastronomia e dietetica, ma da un’attenta analisi della letteratura relativa alla chimica, farmacologia e clinica, in realtà si presenta come una pianta poliedrica, anche ad uso terapeutico. Numerosi dati preclinici dimostrano effetti metabolici importanti degli isoflavoni sul distretto cardiovascolare, sul metabolismo dell’osso e sulla differenziazione cellulare. Dal punto di vista clinico esistono forti evidenze circa il suo ruolo come alimento nella prevenzione del tumore del seno e della prostata, e nei dismetabolismi lipidici, come medicinale nella prevenzione dell’osteopenia e osteoporosi da menopausa.  Assai più deboli sono invece le evidenze di efficacia degli isoflavoni sulla sintomatologia climaterica, nonostante l’uso consolidato per la riduzione delle vampate di calore, della secchezza vaginale, dei disturbi ansioso-depressivi correlati e del rischio di malattie cardiovascolari.  Si tratta insomma di una interessante pianta medicinale a tutti gli effetti, non scevra tuttavia da effetti collaterali, controindicazioni e interazioni farmacologiche.

Da Bollettino d’informazione sui Farmaci

Bimestrale dell’Agenzia Italiana del Farmaco,6/08

Istituto per lo studio e la cura del diabete - Centro di diabetologia accreditato SSN
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ultimo aggiornamento domenica 27 giugno 2010 12.48.49
email: info@diabetologia.it      webmaster: Pietro Tatavitto, DAMA s.a.s.