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DIABETE E INFARTO:
INSULINA
PRANDIALE E BASALE ALLA PARI
Trattare i
sopravvissuti diabetici ad un infarto miocardico con una strategia
insulinica prandiale o basale porta agli stessi livelli di HbA1c, senza
alcuna differenza nel rischio di eventi cardiovascolari.
Fra i
soggetti con diabete di tipo 2, quelli con un'anamnesi di infarto
presentano un rischio particolarmente elevato di ulteriori eventi
cardiovascolari: la maggior prevalenza dei classici fattori di rischio
cardiovascolare in questi soggetti spiega solamente in parte
l'incremento del rischio cardiovascolare associato al diabete.
L'iperglicemia cronica incrementa questo rischio, e quella postprandiale
è stata associata alle malattie cardiovascolari indipendentemente
dall'HbA1c o dalla glicemia a digiuno. Nessuno dei due regimi insulinici
proposti tuttavia risulta pienamente soddisfacente nel raggiungere i
livelli glicemici prefissati. Sarebbe interessante verificare se i
risultati sarebbero gli stessi aggiungendo altri farmaci
ipoglicemizzanti al regime, oppure con nuovi farmaci che riducono più
efficacemente la glicemia postprandiale, come gli agonisti del GLP-1 o i
DPP-4-inibitori. Benché non sia ancora certo se l'iperglicemia
postprandiale sia davvero un fattore di rischio di malattie
cardiovascolari, probabilmente implementare nella pratica clinica
strategie volte a diminuirla sarebbe una buona scelta terapeutica, in
quanto sembra il miglior approccio per raggiungere i valori raccomandati
di HbA1c, il che è sempre positivo per il paziente.
(Diabetes Care. 2009; 32: 381-6 e 521-2)
Da Diabeteitalia.it |