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Dimostrato il ruolo degli enterovirus nell'origine del diabete
C'è sicuramente lo zampino di un
virus nello sviluppo del diabete di tipo 1. Una ricerca internazionale
condotta da Novartis Vaccines, l'Università di Siena e l'Università di
Pisa è riuscita a isolare per la prima volta il virus Coxsackie B4 dal
pancreas di pazienti affetti da diabete di tipo 1, chiudendo
definitivamente il cerchio su una teoria avanzata vent'anni fa, e sinora
mai direttamente convalidata, circa il coinvolgimento degli enterovirus
nella malattia e aprendo nel contempo uno spiraglio terapeutico per uno
dei disturbi a maggior impatto socio-sanitario nei Paesi
industrializzati, a tutt'oggi senza possibilità di guarigione. Lo
studio, pubblicato oggi sulla prestigiosa rivista della Accademia delle
Scienze Americane (PNAS), si inserisce in quel filone della ricerca
biomedica finalizzato a ricomporre l'intricato puzzle della patogenesi
del diabete di tipo 1, una malattia autoimmune caratterizzata da un
attacco "self" da parte del sistema immunitario nei confronti delle
cellule beta del pancreas. Essendo queste ultime deputate alla
regolazione del livello di glucosio nel sangue attraverso la produzione
dell'ormone insulina, la loro distruzione provoca un eccesso di glicemia
che, se non trattato, può condurre al coma diabetico, costringendo il
paziente ad assumere insulina per tutta la vita senza altra possibilità
di cura se non il trapianto di pancreas. La complessità della
patologia sta nel fatto che, pur essendone stata riconosciuta l'origine
multifattoriale, non è stato ancora del tutto chiarito il ruolo di
ciascun fattore eziologico, né come questi interagiscono tra loro. In
particolare, una delle cause di origine ambientale su cui si è
maggiormente scommesso negli anni per le sue strette implicazioni con il
disturbo autoimmune è rappresentata dalle infezioni virali, in special
modo quelle causate dall'enterovirus Coxsackie, la cui associazione con
il diabete di tipo 1 è stata documentata da numerose evidenze senza che
però fosse mai stato trovato un filo diretto tra il virus e lo stato
infiammatorio delle cellule beta-pancreatiche. Prendendo le mosse da
tali premesse, gli autori di questo studio hanno prelevato il tessuto
pancreatico da 6 individui a cui era stato da poco diagnosticato il
diabete di tipo 1 e, attraverso indagini molecolari e immunologiche,
hanno isolato e sequenziato il virus Coxsackie B4 nella metà dei
soggetti. "Sino a oggi il coinvolgimento di questo patogeno nello
sviluppo della malattia era stato provato solo in modo indiretto - ha
commentato Stefano Censini ricercatore senior presso il centro ricerche
senese di Novartis Vaccines, guidato da Rino Rappuoli - mentre ora, per
la prima volta, l'infezione virale è stata accertata "sul campo" e in
modo inequivocabile, ossia attraverso l'isolamento del virus e il
sequenziamento del suo genoma direttamente dai campioni provenienti dal
pancreas di pazienti affetti". "Che ci sia un legame diretto tra il
virus e la patologia autoimmune - ha aggiunto Francesco Dotta,
Professore Associato di Endocrinologia all'Università degli Studi di
Siena e Responsabile della U.O. di Diabetologia del Policlinico "Le
Scotte" - è provato dal fatto che le cellule pancreatiche positive per
il Coxsackie B4 sono risultate caratterizzate sia da insulite - il
tipico stato infiammatorio della malattia - sia da una scarsa capacità
di produrre insulina, che è uno dei segni distintivi del diabete. Quando
poi con lo stesso virus abbiamo provato a infettare cellule
beta-pancreatiche sane, queste sono diventate a loro volta difettose
nella secrezione dell'ormone". Nei tessuti in cui è stato isolato il
virus non è stata invece riscontrata la tipica infiltrazione da parte
dei linfociti T autoreattivi, la cui assenza ha preservato le cellule
pancreatiche dalla distruzione. "E' piuttosto evidente - ha fatto notare
Antonello Covacci, Responsabile dell'Unità Microbiologia Cellulare e
Bioinformatica di Novartis Vaccines - che esiste una sottopopolazione di
pazienti con diagnosi recente di diabete di tipo 1 in cui
l'infiammazione a livello del pancreas - caratterizzata da una scarsa
capacità di produrre insulina, ma non dal classico processo di
autodistruzione messo in atto dai linfociti T - risulta associata
all'infezione da Coxsackie B4. Se questa osservazione fosse confermata
su larga scala, verrebbe da un lato definitivamente rivalutato il ruolo
del virus quale cofattore scatenante la malattia e, dall'altro, aperto
un nuovo scenario terapeutico per una malattia a tutt'oggi senza
possibilità di cura". "Questo studio - ha concluso Rino Rappuoli,
Responsabile della Ricerca di Novartis Vaccines - dimostra come la
stretta collaborazione tra ricercatori di discipline diverse provenienti
dal settore pubblico e da quello privato possa portare a risultati di
assoluta avanguardia a livello internazionale, diventando un esempio
concreto dell'efficacia del concetto del Parco Scientifico Toscana Life
Sciences, che mira a mettere insieme le esperienze degli scienziati di
tutta la Regione per renderli competitivi nel mondo".
Da
www.saluteuropa.it ,
15/03/2007 |