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La pennichella post-prandiale protegge dall’infarto

25 maggio 2007 – La consuetudine del sonnellino pomeridiano può rappresentare un fattore protettivo nei confronti della mortalità coronarica, secondo quanto pubblicato dai Dott. Dimitrios Trichopoulos e coll. (Boston, Massachusetts; USA).

Nei paesi del Mediterraneo e in quelli dell’America Latina, aree nelle quali la mortalità legata a cause cardiache risulta più bassa che altrove, la siesta rappresenta un’abitudine piuttosto diffusa; su queste basi, gli autori hanno valutato, mediante regressione di Cox, l’associazione tra una regolare pennichella post-prandiale e la mortalità coronarica nell’ambito della popolazione costituita dagli oltre 23.500 soggetti sani partecipanti allo studio EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition). Durante il periodo di osservazione (6,32 anni) sono stati registrati 792 decessi, 133 dei quali dovuti a cardiopatie. Dopo aggiustamento per età, consuetudine al fumo, obesità centrale, livello d’istruzione, attività fisica e alimentazione, la siesta (di qualsiasi durata e frequenza) è risultata associata a un rapporto di mortalità coronarica pari a 0,66 (IC 95% 0,45-0,97).

In particolare, i soggetti con pennichelle occasionali hanno mostrato una riduzione della mortalità coronarica del 12% (IC 95% 0,48-1,60), rispetto a quelli che non avevano tale consuetudine, mentre quelli con una frequenza giornaliera di sonnellini pomeridiani mostrarono una riduzione addirittura del 37% (IC 95% 0,42-0,93). L’associazione inversa era particolarmente evidente per i soggetti di sesso maschile in età lavorativa all’epoca dell’arruolamento, mentre il basso numero di eventi tra la popolazione femminile non ha consentito di evidenziare un’associazione analoga.

Gli autori tendono a interpretare tale relazione con il ruolo di rilassamento dallo stress lavorativo di un breve periodo di sonno nel corso della giornata, da considerare, pertanto, alla stregua di una sana abitudine di vita, piuttosto che espressione di una scarsa vena lavorativa.

Arch Intern Med 2007; 167: 296-301
PubMed

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ultimo aggiornamento domenica 27 giugno 2010 12.48.49
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