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ATTIVITA’ FISICA NEL POST – PARTUM E
FATTORI PSICOSOCIALI CORRELATI IN DONNE CON DIABETE GESTAZIONALE DI
RECENTE DIAGNOSI.

Le donne con
Diabete Mellito Gestazionale (GDM) rappresentano una popolazione ad
elevato rischio di sviluppo di diabete di tipo 2: secondo alcuni studi,
il 36% di esse sviluppa diabete tipo2 nei successivi 28 anni. È inoltre
esperienza comune che nel postpartum il livello di attività fisica
praticato dalle donne è pressoché nullo. Lo studio in questione esamina
i vari patterns di attività praticati dalle neomamme e i fattori
psicosociali correlati allo stile di vita seguito in questo periodo.
Oggetto dello studio è stato un campione randomizzato di donne seguite
nelle strutture diabetologiche di Sidney, Australia, per una diagnosi
di diabete gestazionale formulata negli ultimi 6-24 mesi. Le pazienti
erano chiamate a rispondere a un’intervista telefonica che comprendeva
quesiti riguardo all’attività fisica, all’auto-efficacia e al supporto
sociale. Dalle risposte delle 226 donne che avevano completato
l’intervista, emergeva che il 25,6 % si definiva sedentario e solo il
33,6 % praticava il livello di attività fisica minima suggerita dalla
letteratura. Riguardo al tipo di esercizio fisico praticato, era
rappresentato quasi esclusivamente dalla camminata. Le barriere più
ricorrenti alla pratica regolare di attività fisica in questo periodo, a
detta delle intervistate, sono rappresentate dalla mancanza di supporto
per la cura del neonato (49,1%) e dalla mancanza di tempo (37,6%). Il
tipo di supporto sociale più spesso menzionato (39,1%) è
l’incoraggiamento verbale da parte dei congiunti (evidentemente non
sufficiente) e più della metà lamenta di non ricevere nessun tipo di
supporto nella cura del bambino e della casa. Emerge, inoltre, che la
mancata pratica dell’attività fisica dipende anche dalla scarsa
auto-efficacia che caratterizza le donne nel post-partum e che è tanto
più spiccata, quanto maggiori sono lo stress e la stanchezza cui
obbligano i nuovi ritmi di vita imposti dal neonato. L’analisi
multivariata dimostra che un livello sufficiente di attività fisica si
associa sempre a un adeguato supporto sociale e a un buon livello di
auto-efficacia. Questi risultati permettono di concludere che le donne
con GDM rappresentano un gruppo di soggetti ad alto rischio di
sviluppare diabete mellito tipo 2 su cui intervenire con strategie di
prevenzione atte a incrementare il supporto sociale (es. permessi
lavorativi ai padri per la cura dei figli, creazione di figure che
contribuiscono alla cura della casa, ecc.) e l’auto-efficacia (counselling
individuale per individuare il programma di attività fisica più consono
a ciascuna; successivamente anche sedute di attività fisica di gruppo da
cui ricevere supporto e motivazione trasversale). Infine, un’altra
strategia suggerita dagli autori potrebbe essere quella di motivare le
gestanti affette da GDM alla pratica regolare e quotidiana di attività
fisica prima del parto, ossia prima che si inneschino quelle componenti
psicosociali e comportamentali che impediscono di eseguire esercizio nel
post – partum.
Traduzione e
commento a cura di:
Chiara di Loreto
Pierpaolo De
Feo.
Da diabete in
movimento,numero 7 ,maggio 2006 ,anno 5 |