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LA NUTRIZIONE DEI PRIMI ANNI DI VITA INFLUISCE SULL'OBESITA'

 

La nutrizione nel ventre materno e durante i primi anni di vita influisce sul rischio di soffrire di obesita', malattie cardiache, malattie polmonari e problemi comportamentali e cognitivi negli anni successivi. E' quanto emerso da uno studio finanziato dall'Unione Europea e riportato dal notiziario Cordis.

Gli scienziati del progetto EARNEST, Early nutrition programming, hanno tradotto molti dei loro risultati di ricerca in consigli pratici.

"Ad esempio, i partner del progetto hanno collaborato allo sviluppo di raccomandazioni empiriche e pratiche per l'assunzione di grassi in gravidanza, durante l'allattamento e nella prima infanzia", ha spiegato il coordinatore del progetto, Berthold Koletzko della Ludwig-Maximilians-Universitat in Germania. "Un'altra parte di questa collaborazione di ricerca - ha continuato - ha cercato di capire da cosa sono influenzate le decisioni dei genitori in materia di nutrizione e stile di vita, e quali messaggi vengono loro comunicati attraverso materiale informativo rilasciato, ad esempio, dagli uffici governativi, dagli enti scientifici e da organizzazioni non governative". EARNEST, che si avvia alla conclusione, ha ricevuto 13,4 milioni di euro attraverso l'area tematica 'Qualita' e sicurezza alimentare' del Sesto programma quadro.

Gli scienziati hanno scoperto inoltre che nutrire i nati pre-termine con latte materno aumenta in modo significativo le dimensioni e il contenuto di minerali delle ossa 20 anni dopo. Curiosamente, questo non e' legato al contenuto di minerali della dieta precoce dei bambini, suggerendo che vi possano essere altri componenti non nutritivi del latte materno che sono responsabili di incrementare la resistenza ossea.

Un'altra parte del progetto ha studiato gli effetti della sostituzione del latte materno o artificiale con bevande energetiche come il te' zuccherato e i succhi. Lo studio ha rivelato che queste bevande sono prive di molte delle sostanze nutritive contenute nel latte materno e artificiale, e quindi riducono la qualita' della dieta del bambino. Questo risultato e' importante data la crescente popolarita' delle bevande energetiche. Altrove, i ricercatori EARNEST hanno scoperto che la somministrazione di supplementi di vitamina D puo' ridurre il rischio di preeclampsia (una complicazione della gravidanza caratterizzata da ipertensione e proteinuria) nella prima gravidanza del 27 per cento. Inoltre, le madri la cui dieta e' ricca di verdure, alimenti vegetali e oli vegetali sembrano avere un rischio minore di preeclampsia, mentre le future mamme che mangiano pesce due volte alla settimana hanno meno probabilita' di avere un parto pre-termine.

Un altro importante risultato del progetto riguarda la differenza di sesso. Per esempio, studi sui topi dimostrano che la prole femminile di madri obese hanno livelli piu' alti di insulina nel sangue, mentre i figli maschi no. Inoltre, maschi e femmine sembrano rispondere in modo diverso ai livelli di proteine nella loro dieta. Gli scienziati devono ancora determinare se e come queste differenze influiscono sulla salute nella vita adulta, ma i risultati sollevano la possibilita' che il latte artificiale possa un giorno essere studiato specificamente per i maschi o le femmine.

'Questo e' un settore nuovo ed entusiasmante della ricerca, che suggerisce che alcune delle differenze del rischio di malattie osservate in uomini e donne in eta' piu' avanzata, potrebbero essere spiegate dalla diversa risposta agli effetti della programmazione in eta' infantile', ha commentato Koletzko. Secondo il coordinatore del progetto, EARNEST 'ha un enorme potenziale per migliorare la salute e il benessere delle generazioni future, riducendo cosi' i costi dell'assistenza sanitaria e dei servizi sociali, e migliorando la produttivita' e la ricchezza delle societa''.

'Complessivamente siamo riusciti a compiere dei progressi significativi nella mappatura delle conseguenze a lungo termine della programmazione precoce, ma ci sentiamo come gli scalatori, che nel raggiungere una cima, ne vedono subito comparire un'altra', ha detto. 'E' necessaria - ha concluso - ancora molta ricerca per comprendere appieno come i fattori ambientali influenzano negativamente i risultati a lungo termine e la misura in cui la madre e' in grado di proteggere il suo bambino contro di essi'.

 

Da Sanita’ News del  13 maggio 2010

 

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ultimo aggiornamento domenica 27 giugno 2010 12.48.49
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