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Indagini sulla relazione tra diabete e sonno
9 aprile
2010 – Due recenti articoli mettono in relazione le caratteristiche del
sonno con la probabilità di sviluppare diabete, o con il suo grado di
compenso.
Nel primo
studio, condotto dalla Dott.ssa
Renee S. Aronsohn
e coll. (Chicago, Illinois; USA) e pubblicato sulla rivista ufficiale
dell’American Thoracic
Society (1), la presenza di apnee ostruttive nel sonno è
risultata associata a un peggioramento del compenso glicemico, in 60
soggetti affetti da diabete di tipo 2. I pazienti dello studio sono
stati intervistati in merito alle loro caratteristiche di malattia
diabetica e al grado di attività fisica, e quindi sottoposti a
valutazioni antropometriche, ematochimiche e a polisonnografia. Lo
studio ha confermato come la presenza del disturbo sia molto frequente
nella popolazione diabetica (77% dei soggetti dello studio), eppure
sottovalutata e sottotrattata. Inoltre, ha evidenziato come la gravità
del problema (dopo correzione per età, sesso, BMI, etnia,
caratteristiche del diabete e durata complessiva del sonno) si associ a
livelli più elevati di emoglobina glicata, con un aumento medio
dell’1,49, dell’1,93 e del 3,69% per apnee ostruttive di entità lieve,
moderata o grave (p < 0,01 per tutti i confronti). Gli autori non
ritengono che sia l’iperglicemia a promuovere l’alterazione del sonno
quanto piuttosto l’opposto, e invitano a trattare con maggior prontezza
queste apnee anche allo scopo di migliorare il compenso glicemico.
Nel secondo
studio, condotto dal Prof.
G. Neil Thomas
(Birmingham, Regno Unito) e coll. su una popolazione di 20.000 anziani
cinesi (età compresa tra 50 e 93 anni), viene riscontrata
un’associazione tra l’abitudine a “schiacciare un pisolino” nel corso
della giornata e un’elevata prevalenza di diabete di tipo 2 e IFG (impaired
fasting glucose)(2). In particolare, la prevalenza di
diabete è risultata più elevata del 36% (OR aggiustato = 1,36; IC 95%
1,17-1,57) tra coloro che riferivano di pisolare volontariamente 4-6
volte la settimana, e del 28% tra quelli con frequenza giornaliera (OR =
1,28; IC 95% 1,15-1,44); l’associazione permaneva dopo aver rimosso
dall’analisi i soggetti con problemi di salute e sonnolenza diurna.
Nei paesi
anglosassoni, molti dei soggetti che riferiscono tale abitudine sono
anziani e presentano comorbilità che creano affaticamento, per cui
l’abitudine al sonnellino può rappresentare un marker di malattia;
diverso il caso della Cina (e di molte aree del Mediterraneo), dove
rappresenta un’abitudine molto diffusa tra la popolazione sana. In tale
contesto, una maggiore frequenza di diabete di tipo 2 (dopo correzione
per i fattori confondenti) indicherebbe un ruolo per i sonnellini diurni
nell’alterare il compenso glicemico. Anche la durata della pennichella
(< o > 30 minuti) correlerebbe in maniera diretta con la probabilità di
sviluppare diabete.
Secondo gli
autori i risultati dello studio potrebbero avere rilevanti implicazioni
in Cina, dove “l’epidemia diabete” rappresenta un grave problema per la
salute pubblica. Alla base di tale associazione vi potrebbero essere
alterazioni del ritmo circadiano e della regolazione simpatica.
Da
www.infodiabetes.it
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