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IN ITALIA LA MOLECOLA ANTI DIABETICA
CHE VIENE DALLA NATURA
Exenatide, sviluppato dallo studio di una lucertola dell’Arizona,
Heloderma suspectum, dopo le approvazioni regolatorie americane, europee
ed italiane, è ora a disposizione dei diabetologi italiani. Gli studi a
lungo termine su exenatide, il primo di una nuova classe di farmaci
detti incretino-mimetici, hanno dimostrato la sua efficacia nel
controllare la glicemia, nel far perdere peso e evidenziato un
miglioramento della funzionalità delle beta cellule del pancreas.
ROMA Bioparco, 7 marzo
2008 –
È
già a disposizione di diabetologi e diabetici italiani Exenatide, il
nuovo trattamento per il diabete di tipo 2. Il farmaco, oltre a
un’efficacia paragonabile a quella di Insulina Glargine, ha dimostrato
di essere l’unico trattamento antidiabetico non orale in grado di far
perdere peso e di migliorare la funzionalità delle beta cellule.
Exenatide è, il primo di una nuova classe di farmaci, detti
incretino-mimetici, che mimano l'azione di un ormone incretinico
naturale (GLP 1), stimolando la secrezione di insulina ed esercitando
altre azioni ipoglicemizzanti proprie di tale ormone. Agendo in base ai
livelli di glucosio nel sangue, con un meccanismo, quindi, di tipo
fisiologico, exenatide permette una somministrazione con posologia
fissa, rendendo più facile il suo utilizzo per diabetologi e diabetici.
“Il meccanismo d’azione di exenatide, volto a recuperare la funzionalità
delle beta cellule, dimostra di essere efficace nel controllare la
glicemia. Nel paziente non adeguatamente controllato dagli
ipoglicemizzanti orali, exenatide può essere una valida alternativa alla
terapia con insulina per via iniettiva” ha osservato Francesco
Giorgino, Direttore dell’U.O. di Endocrinologia presso l’Azienda
Ospedaliera Policlinico di Bari e Professore Ordinario di Endocrinologia
e Malattie del Metabolismo dell’Università degli Studi di Bari. “Gli
studi dimostrano come aggiungere exenatide al farmaco orale prima
dell'uso dell'insulina può aiutare i diabetici di tipo 2 ad ottenere lo
stesso controllo glicemico che si ottiene con l’uso di alcuni schemi di
terapia insulinica e, al contempo, a perdere peso. Infatti, il
trattamento con exenatide è quasi sempre associato a una riduzione del
peso corporeo laddove invece il trattamento con insulina è solitamente
associato a un aumento di peso ".
“La maggiore aderenza a questo trattamento da parte delle donne si può
spiegare con la maggiore attenzione che ha il sesso femminile per i
chili di troppo e con la capacità di exenatide di far perdere peso.
Inoltre, a differenza dell’insulina, exenatide viene somministrata a
dosaggio fisso e non provoca ipoglicemie: questo può rendere il
trattamento più semplice.” aggiunge Giorgino.
La nuova opzione terapeutica potrebbe permettere ad alcuni pazienti di
posticipare la ‘dipendenza’ da insulina. “Quando al diabetico di tipo 2
viene consigliato il passaggio da ipoglicemizzante orale a insulina, si
va incontro a due tipi di problemi” commenta Raffaele Scalpone,
Presidente A.I.D. (Associazione Italiana Diabetici). “Il primo di natura
psicologica, in quanto il paziente si sente in qualche modo costretto a
utilizzare l’ultimo trattamento a disposizione, e il secondo di natura
‘fisica’, in quanto il passaggio a insulina comporta spesso un aumento
di peso significativo e i problemi ad esso associati. L’arrivo di
exenatide – conclude Scalpone – può rappresentare, quindi, una nuova
strada che risolve in parte, ma efficacemente, questo tipo di problemi.
Il suo effetto sulla funzionalità delle cellule beta del pancreas,
inoltre, è una speranza in più per chi è affetto da una patologia
cronica progressivamente ingravescente”.
“E’ importante
sottolineare come l’effetto sul peso è chiaramente dimostrato nei
pazienti diabetici. Nel diabete di tipo 2, questo effetto è assai
rilevante poiché si tratta di persone spesso in sovrappeso, se non
chiaramente obese, con resistenza all’insulina ed elevato rischio di
complicanze cardiovascolari. Il paziente diabetico che perde peso grazie
al trattamento con exenatide spesso presenta anche ridotti livelli di
lipidi nel sangue e livelli di pressione arteriosa più bassi” conclude
Giorgino.
L’annuncio del
suo arrivo in Italia è stato dato al Bioparco di Roma, una delle
strutture di eccellenza in Italia per la conservazione della
Biodiversità. Nel prestigioso Rettilario è ospitato un esemplare femmina
di Gila Monster di circa 40 cm di lunghezza e che oggi non vive più
solitario. Eli Lilly ha infatti donato al Bioparco per l’occasione 6
altri esemplari di piccoli Gila Monster che potranno aiutare il
Bioparco a preservare la specie.
“Siamo lieti che,
senza arrecare alcun danno agli animali, si sia riusciti a sintetizzare
in laboratorio la nuova molecola alla base del farmaco” dichiara il
Presidente della Fondazione Bioparco di Roma, Giovanni Arnone.
“Purtroppo molte specie, come il Gila Monster si stanno estinguendo a
causa della distruzione dell’habitat e dell’inquinamento e molte
potrebbero estinguersi ancor prima di fornire un contributo importante
per patologie attualmente prive di cura. Il ruolo del Bioparco in questo
senso è fondamentale – continua Arnone - per sensibilizzare le nuove
generazioni sul valore della Biodiversità e sull’importanza della sua
tutela”.
“Mi confronto
quasi quotidianamente - racconta Enrico Alleva, Direttore del
Reparto di neuroscienze comportamentali dell’Istituto Superiore di
Sanità - con il problema dell'erosione della biodiversità globale.
Assieme a molti evoluzionisti e conservazionisti assistiamo al triste
evento denominato sesta estinzione di massa: si stima che circa ogni 20
minuti si estingua oggi una specie vegetale o animale, tra cui molte
varietà mai descritte da botanici, zoologi o microbiologi”. La storia
delle Scienze Mediche, in particolare la farmacologia, insegna che
moltissimi agenti utili per la salute umana sono derivati da specie
animali o vegetali, alcune attualmente rarefatte o a rischio di
estinzione. Il premio Nobel Daniel Bovet, il cui gruppo di lavoro
all'Istituto Superiore di Sanità è guidato oggi da Alleva, utilizzando
estratti vegetali, provenienti dall'Amazzonia, riuscì a sintetizzare
chimicamente i curari. Con analoghe metodologie produsse il primo
farmaco sulfamidico, salvando milioni di vite. “Da Bovet - conclude
Alleva – abbiamo ereditato il più grande insegnamento su come utilizzare
a fini terapeutici la biodiversità tropicale”.
Lilly Italia
Lilly Italia e
un’affiliata della multinazionale americana Eli Lilly and Company di
Indianapolis (U.S.A.), che si colloca tra le prime società farmaceutiche
mondiali. Sin dalla sua fondazione 132 anni fa, la società rende
disponibili farmaci innovativi in tutto il mondo e ha attualmente in
sviluppo un numero crescente di molecole che hanno il potenziale per
essere tra i migliori farmaci nelle rispettive classi terapeutiche. Fin
dal 1923, Lilly è leader in diabetologia, offrendo agli operatori
sanitari terapie innovative mediante la ricerca di prodotti che
rispondano sempre meglio alle necessità insoddisfatte dei pazienti,
permettendo loro di vivere più a lungo e con una migliore qualità di
vita. E’ attualmente in costruzione a Sesto Fiorentino (vicino a
Firenze) il più grande stabilimento di farmaci di biotecnologia in
Italia. I primi farmaci prodotti saranno l’insulina, e analoghi
dell’insulina umana, di biotecnologia. |