|
VISSUTO PSICOLOGICO NELLA PERSONA DIABETICA

Cosa accade
nella vita di questa persona?
Quale nuovo
capitolo inizia nel momento in cui il dottore affermerà:
“lei è
diabetico, è una malattia cronica, dovrà pertanto fare una cura per
sempre e assumere dei farmaci..”
ecco, mettiamoci
per alcuni minuti nei panni del diabetico e…vediamo cosa vive.
1° Fase: il
rifiuto
all’annuncio
della malattia il primo vissuto emotivo è, in genere, il rifiuto.
La persona non
accetta la realtà di se stesso malato; vive la “ ferita narcisista”
legata al conflitto tra realtà di oggi (Io-reale) e decisioni, progetti
(l’Io-ideale) e, d’altro canto idealizza ciò che era prima
dell’insorgenza della malattia.
La malattia è un
‘ingiustizia, un “qualcosa” che turba il quotidiano ritmo di vita
precedente; crollano le certezze, pensieri inquietanti affollano la
mente; fino a giungere a uno stato emotivo di angoscia: l’angoscia di
chi si sente prigioniero senza colpe.
La difesa da
tale angoscia è la rimozione o la minimizzazione della malattia “COS’è
UN Po’ DI ZUCCHERO IN Più NEL SANGUE?”.
2° Fase: la
ribellione
in uno stadio
successivo subentra la rabbia, è la fase della ribellione contro il
destino, Dio,ecc. associata a termini tipo “Che male ho fatto?”, “Perché
proprio a me?”.
3°Fase: il
patteggiamento
in un momento
successivo del percorso di adattamento alla malattia egli comincia ad
ascoltare qualche consiglio del medico, viene a patti, è la fase del
patteggiamento.
4° Fase: la
dispersione
successivamente
insorge la depressione, caratterizzata da sfiducia, perdita di stima in
sé, pensieri negativi su sé stesso, sugli altri, sulla vita e da
aggressività verso gli altri.
È in questo
momento che il medico, importante figura di sostegno, può costruire con
il paziente un rapporto di fiducia nel quale egli possa trovare le
motivazioni, la “forza” di andare avanti.
Teniamo
presente, infatti, ciò che vive il diabetico ora:
vengono meno i
valori della famiglia, il lavoro, i progetti per il futuro; prevale la
tendenza a chiudersi in sé stessi, a cercare affetto mettendosi in una
posizione di vittima.
Ed alla
depressione si associa ansia, la paura delle complicazioni, di errori da
parte dei familiari nella cura.
5° Fase:
l’accettazione
E finalmente
dopo questo lungo viaggio il paziente arriva all’accettazione della
malattia, cioè al momento in cui umanamente consapevole della malattia,
si vive comunque come una persona OK e da questa posizione si relaziona
con gli altri.
Tali fasi,
naturalmente, non si susseguono in maniera così rigida, ci sono cadute
all’indietro, piccoli passi avanti, c’è chi non arriva mai ad accettare
la propria malattia.
Quando è utile
una psicoterapia?
1) quando il
paziente non riesce ad accettare la alterazione della propria immagine
corporea.
2)nel caso di
dinamiche familiari stressanti.
3) quando è
utile migliorare la capacità di analisi della realtà.
Il tipo di
approccio psicoterapeutico varierà a seconda dei casi.
Dr.Salvatore
Ventriglia
Medico, Neurologo, Psicoterapeuta, Analista
Transazionale Clinico, PTSTA- EATA
|