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MALATTIA CARDIOVASCOLARE & DIABETE
Un intervento
intensivo e multifattoriale teso all’ottimizzazione di tutti i fattori
di rischio cardiovascolare mediante modifiche dello stile di vita e
idonea terapia farmacologica deve essere implementato in tutti i
pazienti con diabete tipo 2.
Il
diabete, almeno quello di tipo 2, è considerato da molti un equivalente
cardiovascolare anche se non vi è totale accordo su questo argomento.
Alcuni studi indicano infatti che tale equivalenza è modulata dall’età,
dal sesso (maggiore rischio nelle donne diabetiche), dalla durata di
malattia e dalla contemporanea presenza di altri fattori di rischio
cardiovascolare
Le
malattie cardiovascolari sono la causa principale di mortalità e di
morbilità dei soggetti diabetici . I diabetici italiani presentano un
eccesso di mortalità pari al 30-40% rispetto alla popolazione non
diabetica , eccesso che sembra ridursi in presenza di un’assistenza
strutturata e specialistica .. La diagnosi di diabete tipo 2 èpreceduta
mediamente da una fase della durata di circa 7 anni nella quale la
malattia è silente ma il rischio cardiovascolare è già comparabile a
quello del diabete noto. Il diabete tipo 2 è un fattore di rischio
indipendente per le patologie macrovascolari e condizioni coesistenti,
quali ipertensione, dislipidemia, fumo di sigaretta ecc., sono
altrettanti fattori di rischio cardiovascolari indipendenti. Studi
clinici hanno dimostrato che ridurre i fattori di rischio
cardiovascolare è efficace nel prevenire o rallentare le complicanze
cardiovascolari.
Considerando, però, la molteplicità dei fattori di rischio
cardiovascolare presenti nel diabete e le loro interazioni, è importante
sottolineare che i risultati più importanti, in termini di riduzione
della mortalità totale,della mortalità cardiovascolare e degli eventi
cardiovascolari (oltre il 50%) si sono ottenuti con un intervento
intensivo teso all’ottimizzazione di tutti i fattori di rischio
cardiovascolare , Pertanto, solo un approccio globale alla malattia, non
limitato al controllo glicemico, ma esteso alle diverse componenti del
rischio, può consentirci di ridurre in maniera clinicamente
significativa l’impatto delle complicanze macroangiopatiche sulla
mortalità e morbilità del diabete.Anche i pazienti con diabete tipo 1
presentano un rischio cardiovascolare aumentato rispetto alla
popolazione non diabetica e tale aumento sembra essere condizionato
dalla co-presenza degli stessi fattori di rischio che operano nel
diabete tipo 2. Purtroppo gli studi di intervento nel diabete tipo 1 non
sono molti e, quindi, le raccomandazioni a tal riguardo sono per lo più
mutuate dalle evidenze ottenute nel diabete tipo 2.
Da Standard
Italiani per la cura del diabete mellito.
Estratto a cura di Andrea Tatavitto, diabetologo
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