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 Il trapianto di cellule pancreatiche-staminali : un anno dopo

A luglio sarà passato un anno e si valuterà se sia possibile ridurre, o addirittura, interrompere per Antonella la terapia antirigetto. Fece scalpore nel settembre scorso l'annuncio del successo del primo trapianto di cellule pancreatiche (insule) e staminali del midollo osseo di un donatore deceduto in una donna italiana diabetica di 44 anni. L'intervento fu realizzato in Florida da Camillo Ricordi, a capo della divisione trapianti cellulari dell'Università di Miami.
La libertà dall'iniezione di insulina era il primo traguardo di quel trapianto innovativo. Perfettamente raggiunto già nell'autunno scorso. «La signora sta tuttora bene; - ci aggiorna Ricordi, raggiunto a Miami - l'aspettiamo in luglio per valutare se grazie alle staminali del midollo osseo trapiantate sarà possibile ridurre i farmaci immunosoppressivi». E’ questo il traguardo più ambizioso, libertà dall'insulina e dalla terapia antirigetto, che potrebbe trasformare l'esperimento di Ricordi in una prospettiva concreta di guarigione per molti malati di diabete, ferma restando la disponibilità limitata di organi da donatore.
Lo scopo del trapianto combinato staminali-cellule pancreatiche è infatti quello di ottenere uno stato di chimerismo, di coesistenza pacifica fra il sistema immunitario del donatore e quello del ricevente (Antonella, appunto), tale da permettere una lunga vita al tessuto pancreatico "estraneo". Camillo Ricordi ha appena fatto un altro intervento su un paziente americano e altri ne ha in programma autorizzati dalla Food and Drug Administration, l'ente sanitario di controllo americano. La strada aperta dallo scienziato italiano che vive e lavora in America da molti anni, è un passo avanti rispetto al trapianto del solo tessuto pancreatico che pure ha dato buoni risultati: sono più di cento gli interventi fatti finora in Canada - Edmonton il centro di riferimento mondiale - America e in Europa con un discreto numero di diabetici che riesce a fare a meno dell'insulina nel primo anno (in un quarto dei casi si rende necessaria una seconda infusione dopo due o tre anni).  Questi malati non sono comunque liberi dalla terapia immunosoppressiva che produce effetti tossici importanti, mentre l'insulina è un trattamento sicuro. Finché non sarà possibile il trapianto di cellule pancreatiche senza la schiavitù della terapia antirigetto, questo trapianto resterà limitato a casi di diabete gravi dove argina (è dimostrato) la comparsa delle complicazioni a carico degli occhi e dei reni.
Ma ora c'è la scommessa di Ricordi.

FRANCA PORCIANI

 Tratto da: “Corriere della Sera” del 25.06.06

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ultimo aggiornamento domenica 27 giugno 2010 12.48.49
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