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PIU’ FRUTTA E VERDURA SULLE TAVOLE
ITALIANE
La filiera si confronta al workshop CSO per individuare strategie a
favore del consumo di frutta e verdura.
Bologna 15 Dicembre 2010,
Il tema dei consumi di frutta e verdura è quanto mai attuale e non
riguarda solo aspetti prettamente commerciali ma va a toccare importanti
questioni legate alla salute pubblica.
Lo conferma il dibattito scaturito dal workshop organizzato da CSO sul
tema consumi e che ha visto confrontarsi in una approfondita
discussione operatori, produttori e distributori.
“Il tema è quanto mai attuale - dichiara Paolo Bruni Presidente di CSO
e coordinatore del workshop - e i dati sono sotto gli occhi di tutti.
Sono in crescita esponenziale i problemi legati ad una alimentazione
troppo ricca di grassi saturi, zuccheri e sodio che determinano
sovrappeso e obesità ed in stretta correlazione malattie
cardiovascolari, tumori, diabete. I costi sociali di questo problema
sono difficilmente quantificabili ma certamente stanno creando allarme
in tutti i Paesi occidentali.
Mai come oggi - continua Bruni - emerge l’esigenza di sostenere i
consumi di frutta e verdura fresca che, come più volte evidenziato da
istituzioni scientifiche internazionali come l’OMS
(Organizzazione Mondiale della Sanità), rappresentano uno degli
strumenti più efficaci per combattere le malattie di cui sopra”.
La situazione italiana vede nel 2010 un dato globale di acquisto per le
famiglie di 6,4milioni di tonnellate di ortofrutta, ( Fonte: GFK)
quantitativo identico all’anno precedente. Modesto è stato l’incremento
relativo alla frutta, +1%, mentre per la verdura si è registrato lo
stesso valore dell’anno scorso.
E’ interessante verificare l’andamento temporale degli acquisti che, per
la frutta raggiungono i segni di maggiore incremento nei mesi
invernali, novembre, dicembre, gennaio, febbraio e naturalmente in piena
estate mentre risultano in decremento in marzo, aprile,agosto, settembre
e ottobre. Per le verdure gli acquisti sono più costanti nell’anno con
il solo segno negativo in aprile, agosto e ottobre.
C’è una ripresa dei consumi di alcuni prodotti tradizionali che dal 2000
al 2005 avevano subito un vero e proprio crollo come è il caso delle
pesche scese nel 2005 a -17% rispetto al 2000 e oggi in ripresa.
Sono in crescita inoltre i consumi di kiwi, clementine e nettarine.
Rispetto anche al 2008 poi si rileva una ripresa dei consumi di fragole,
ananas, susine, albicocche e meloni e pere mentre perdono quota le
mele, banane, arance e uva.
Per quanto riguarda le verdure va evidenziata una crescita degli
acquisti dal 2000 al 2009 per le insalate (+18), i finocchi (+15),
cetrioli (+27%), asparagi ( +14%) .
Il quadro dei consumi mostra una sostanziale stabilità ma è evidente che
negli ultimi 10 anni si sono perse importanti quote parzialmente
bilanciate da un andamento dei prezzi al consumo in crescita ed oggi
stabili rispetto ad esempio al 2008.
Sul versante della produzione le posizioni concordano nello sforzo di
riqualificazione dei prodotti che in questi ultimi anni si presentano
con una gamma variata ( nuove varietà,nuovi imballi, presenza di varietà
club, tentativi di affermazione delle marche, diversificazione per
provenienza ( Dop e IGP) qualificazione salutistica ( biologico),
prodotti equo solidali ecc.
“La differenziazione sta cominciando a dare frutti come conferma Renzo
Piraccini Direttore di Apofruit – i progetti di differenziazione e
segmentazione sono in atto e solo per quelle specie dove si è attuata
una politica di questo tipo si possono apprezzare risultati molto
positivi. E’ chiaro dai dati sui consumi che la politica delle
promozioni sottocosto non ha contribuito ad incentivare gli acquisti ma
ha solo abbassato il valore aggiunto e ridotto le marginalità.”
Stefano Soli di Alegra evidenzia come la frutta stia tornando
pericolosamente ad essere relegata alla logica delle commodities con un
forte danno per i produttori. Il brand – continua Soli è una delle poche
scelte che i produttori hanno per comunicare ai consumatori.”
“
Dello stesso parere anche – Cesare Bellò – Direttore di OPO Veneto che
parla dello straordinario successo del radicchio tardivo di Treviso come
di una eccezionale congiuntura di fattori positivi primo tra tutti la
qualità eccellente del prodotto e il suo legame con il territorio che lo
caratterizza”.
“
E’ evidente – dichiara Gino Peviani Presidente di Fruitimprese che
dobbiamo aumentare la propensione all’export delle aziende italiane che
dovranno sempre più confrontarsi con interlocutori e mercati difficili e
questo soprattutto rivolgendosi a mercati extra europei perché l’Europa
è ormai un mercato maturo e occorre spingersi verso paesi emergenti come
quelli nord africani, Russia, Medio Oriente”.
Andrea Segrè, Preside della Facoltà di Agraria di Bologna individua una
dicotomia sostanziale nel sistema alimentare mondiale che da una parte
porta ai problemi di obesità e dall’altra alla malnutrizione. Oggi –
continua Segrè – dobbiamo parlare di filiera “colta” una filiera che
deve dare delle risposte ad un sistema fortemente contraddittorio .
A
tirare le somme di un difficile confronto tra realtà produttive e
distributive in Italia ci prova l’Assessore all’Agricoltura della
Regione Emilia Romagna Tiberio Rabboni che annuncia per il prossimo 31
Gennaio un importante incontro a Bologna sull’ortofrutta , alla presenza
del Presidente UE De Castro, del Ministero delle Politiche Agricole e di
tutte le autorità del settore per definire una posizione italiana sul
tema ortofrutta nella Riforma della PAC che si sta discutendo e andrà in
vigore dopo il 2013.”.
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