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La chiusura dell’ansa, ovvero… il pancreas artificiale 

Siamo pronti per chiudere l’ansa?

Siamo pronti per chiudere l’ansa, siamo quindi finalmente veramente vicini alla realizzazione del pancreas artificiale? Non aspettiamo la fine di questo capitolo per dare una risposta a questa critica domanda… “No, non siamo ancora pronti, o meglio non siamo ancora così prossimi alla realizzazione di un pancreas artificiale totalmente automatico”.

Cosa manca? Aaroon Kovalsky molto brevemente indica come elementi mancanti:

·         Sensori più affidabili e robusti rispetto a quelli attualmente disponibili;

·         Un sistema , che permetta di eliminare o minimizzare il rischio di errori nella calibrazione;

·         Un’insulina più rapida, ovvero ultra-rapida, rispetto agli analoghi ad azione rapida oggi utilizzati.

Detto questo il capitolo potrebbe essere chiuso perché, difatti, la realizzazione di nessuno dei 3 elementi sopra descritti sembra essere dietro l’angolo.

Vale la pena, invece, di proseguire nella trattazione , perché qui cercherò di tracciare il percorso che ci separa dalla chiusura dell’ansa e tenterò, inoltre, di fare capire come ognuna delle tappe che dovremmo percorrere potrà corrispondere alla realizzazione di device con caratteristiche innovative che potranno rivoluzionare la terapia del diabete mellito tipo 1 (T1DM) ancor prima della disponibilità di un mini, inteso come portatile, pancreas artificiale completamente automatizzato.

Quali saranno le tappe del percorso verso la chiusura dell’ansa?

Tappa 1: Dagli strumenti che integrano il microinfusore con un sistema di monitoraggio continuo della glicemia passeremo, entro pochi mesi, ad un sistema in grado di sospendere automaticamente l’infusione insulinica, quando il sensore informerà il sistema che la glicemia è scesa al di sotto della soglia ipoglicemica. Tale sistema potrà prevenire le gravi e prolungate ipoglicemie.

Tappa 2: il paso successivo ci porterà verso uno strumento in grado, sulla base della direzione e della velocità con la quale si sta muovendo la glicemia, di prevedere le ipoglicemie 30-40 minuti prima che queste si manifestino, sospendendo l’infusione insulinica e prevenendo così tutte le ipoglicemie, non solo quelle gravi.

Tappa 3: sistemi in grado di controllare la glicemia nella fase interprandiale/notturna.

Tappa 4: dalla prevenzione dell’ipoglicemia ci si muoverà verso un approccio in grado di minimizzare l’esposizione alle iperglicemie. Si svilupperanno sistemi in grado, una volta che la glicemia abbia superato la soglia dell’iperglicemia, di incrementare la velocità di insulinizzazione basale per riportare la concentrazione del glucosio nel range desiderato. È lecito attendersi che l’approccio sarà conservativo, ovvero, che l’aggressività con la quale il sistema interverrà, aumentando l’insulina infusa, sia contenuta per scongiurare il rischio di ipoglicemia ed “accontentandosi” di riportare le glicemie, non verso la normalità, ma appena al di sotto della soglia dell’iper.

Tappa 5: chiusura completa dell’ansa e realizzazione del pancreas artificiale!

 

La chiusura completa dell’ansa!

Abbiamo visto, in quanto sopra esposto, come la chiusura dell’ansa completa sia resa complicata dalla difficoltà al controllo glicemico post-prandiale. Ciò è dovuto in parte al ritardo con il quale l’insulina iniettata nel sottocute viene assorbita ed in parte dal fatto che gli algoritmi utilizzati modificano l’infusione insulinica in risposta a variazione glicemiche; reagiscono, quindi, sempre con ritardo. A questo si devono aggiungere altre variabili non ultimo il ruolo degli altri ormoni coinvolti nel metabolismo e nell’assorbimento del glucosio, quali glucagone e anilina. Non si può, infatti, escludere che in futuro il pancreas artificiale sarà un sistema multi-ormonale come presentato nel 2009 al Congresso dell’American Diabetes Association.

Nonostante tali barriere i progetti di studio sul pancreas artificiale proseguono e molteplici sono nella stessa Europa. Il programma che maggiormente ha dato nuova speranza alla realizzazione del pancreas artificiale totalmente automatizzato è quello sostenuto dalla JDFR (Juvanile Diabeter Research Foundation). A tale consorzio di ricerca partecipano molte istituzioni ed università compresa l’Università di Padova. Grazie ad un nuovo algoritmo di controllo della infusione insulinica MPC, ed ai risultati ottenuti in sperimentazioni di tale algoritmo in “silicio”, sono già stati fatti partire trail sull’uomo. Quattordici pazienti con T1DM, già in trattamento con CSII, sono stati studiati in 2 occasioni durante un ricovero di 22 ore, primo ricovero studio del controllo glicemico ad ansa aperta, secondo ricovero studio con ansa chiusa (Padova, Montpellier, Charlottesville). Così come il controllo glicemico notturno anche il rischio di ipoglicemia è risultato meglio controllato durante la chiusura dell’ansa. Nessuna differenza significativa è risultata evidente, in termini di controllo glicemico post-prandiale con i 2 approcci. Questi incoraggianti risultati, seppur preliminari, come evidenziato dagli autori, dimostrano la possibilità di realizzazione di un pancreas artificiale completamente automatizzato basandosi sulle tecnologie attualmente disponibili per il monitoraggio del glucosio e per l’infusione insulinica.

… e domani?

Cosa rispondere alla domanda dei nostri pazienti: allora cosa mi devo aspettare per domani, ovvero per il futuro più prossimo?

Un pancreas artificiale probabilmente richiederà la disponibilità di sensori  per il glucosio che integrati nel sistema per far si che un sensore controlli l’infusione di insulina e l’altro possa svolgere una funzione di sentinella per identificare disturbi, od errori nel monitoraggio glicemico da parte del primo sensore. Infine, molto probabilmente, come già detto sopra, il sistema dovrà prevedere l’infusione di più ormoni.

Il futuro più prossimo, grazie alle tecnologie oggi disponibili, può invece essere ipotizzato in un sistema ad ansa semi-chiusa, capace di sospendere l’infusione basale in caso di rischio di ipoglicemia e di controllare l’escursione glicemica nella fase inter-prandiale/notturna, attraverso un aggiustamento fine della velocità basale. In questo sistema il paziente dovrà ancora intervenire con la somministrazione di un bolo insulinico pre-prandiale, che potrà però essere di poche unità ed indipendentemente dal tipo di pasto e dalla glicemia.

 

Da Collana Editoriale AMD

Aggiornamenti 2010

Direttore  Scientifico: Carlo B.Giorda

 

Estratto a cura di Andrea Tatavitto,diabetologo

Con la collaborazione di Concetta Sacco

 

Istituto per lo studio e la cura del diabete - Centro di diabetologia accreditato SSN
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decreto n.315 del 19-12-2004
Via XXV aprile, complesso Ex Abetaia - Casagiove - 81022
 
ultimo aggiornamento martedì 11 gennaio 2011 14.44.53
email: info@diabetologia.it      webmaster: Pietro Tatavitto, DAMA s.a.s.