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IL PIEDE DIABETICO : PERCORSO
DIAGNOSTICO. TERAPEUTICO
Il diabete è un
esempio paradigmatico di malattia cronica, correlata a stili di vita e
più diffusa tra i gruppi socialmente sfavoriti. La cura del diabete
nella sua complessità richiede continui e molteplici interventi sui
livelli glicemici e sui fattori di rischio cardiovascolare, finalizzati
alla prevenzione delle complicanze acute e croniche, un’attività
educativa della persona con diabete, finalizzata all’acquisizione delle
competenze necessarie all’autogestione della malattia, nonché il
trattamento delle complicanze della malattia, qualora presenti.
L’efficacia dell’insieme di questi interventi nel migliorare gli esiti
della malattia è sostenuta da numerose evidenze scientifiche. È noto
inoltre come l’organizzazione dei processi della cura sia determinante
da un lato per ottenere e mantenere nel tempo un buon controllo
metabolico al fine di prevenire delle complicanze, dall’altro per il
trattamento delle complicanze stesse.
È stimato che
circa il 30% dei diabetici con età superiore ai 40 anni soffra di
patologie a carico degli arti inferiori (considerando la neuropatia
periferica e l’arteriopatia obliterante).
Tra le persone
affette da diabete la possibilita’ di avere un’ulcera al piede è
stimata essere del 15%1, ma i range di incidenza annuale variabili dallo
0,3 al 7,1% e quelli sulla prevalenza compresi tra l’1 e il 10%,
suggeriscono che l’incidenza possa addirittura arrivare sino al 25%.
Il problema del
“piede diabetico” riveste un grande impatto in termini clinici, sociali
ed economici, ed esige un’organizzazione delle cure in grado sia di
affrontarne adeguatamente l’attuale emergenza sia di ridurne la
morbilità conseguente, ovvero la comparsa e le recidive delle ulcere e
le amputazioni. La realizzazione di un modello di gestione integrata del
diabete, basato sulla centralità della persona e sulla presa in carico
dei suoi problemi, ha come elementi chiave l’approccio
multidisciplinare integrato e l’adozione di un protocollo
diagnostico-terapeutico condiviso. I percorsi diagnostico-terapeutici
forniscono una visione completa del processo di cura, di terapia e
assistenza integrata e descrivono, attraverso l’azione del team
diabetologico, la valutazione e la cura di base, così come la gestione
specialistica del problema “piede diabetico”.
La valutazione e
cura specialistica del piede ad alto rischio (diminuita sensibilità e
deformità dei piedi o evidenza di vasculopatia periferica; precedenti
ulcerazioni o amputazioni) richiede un’equipe che abbia esperienza
specialistica e competenze necessarie per la diagnostica completa della
neuropatia e dell’arteriopatia periferica, per il trattamento dei
problemi semplici della cute e delle unghie, per l’avvio di un piano di
gestione volto ad affrontare il rischio elevato.
Il piano di gestione deve
comprendere:
– l’educazione di tipo specialistico
della persona con diabete e dei suoi familiari;
– le indicazioni sui trattamenti
disponibili per la neuropatia, in particolare per il trattamento del
dolore;
– le indicazioni sulle calzature e la
prescrizione delle ortesi;
– l’avvio di un percorso per ridurre il
rischio conseguente alla presenza di neuropatia, come per esempio la
toeletta delle callosità;
– l’avvio di un percorso per ridurre il
rischio conseguente alla presenza di arteriopatia periferica, come
l’avvio di terapia antiaggregante o di ulteriori accertamenti;
– l’avvio di un percorso per ridurre il
rischio conseguente alla presenza di deformità o di altri problemi del
piede;
– la sorveglianza e il trattamento
continuativo in base al livello di rischio.
Bisogna inoltre tenere in conto di come
le persone che hanno già avuto un’ulcera o una lesione al piede abbiano
un aumentato rischio di svilupparne un’altra: ciò vale per tutti coloro
le cui ulcere siano guarite o state risolte attraverso un’amputazione
minore o maggiore.
Ne consegue che questi soggetti
necessitino di un follow-up attentamente pianificato per assicurare una
riduzione della ricorrenza e della comparsa di nuove ulcere e una
protezione continua del piede.
L’organizzazione è un’arma
straordinariamente efficace alla condizione che il suo disegno sia
seguito oltre che da un’ovvia corretta attuazione, anche da una completa
e corretta registrazione dei dati, elementi che rianalizzati
periodicamente attraverso indicatori di attività, di processo e di esito
permettono una rivalutazione del processo stesso al fine di adeguarlo a
nuove esigenze, o di correggerlo e migliorarlo nelle aree in cui si
evidenzia come inadeguato o insufficiente. A un modello organizzativo
si chiede di consentire l’identificazione adeguata dei soggetti da
trattare, di curarli nel modo migliore conosciuto e di controllare i
costi di gestione di malattia; da ciò ne deriva che l’organizzazione del
lavoro è una pre-condizione indispensabile all’erogazione appropriata di
adeguata assistenza e dal punto di vista dei risultati di salute
l’organizzazione razionale delle competenze integrate può permettere di
esaltare il valore dei singoli interventi terapeutici. Di tutto questo
ha particolarmente bisogno il problema “piede diabetico” che, a fronte
di un grande impatto clinico, sociale ed economico, ha grandi margini di
miglioramento e potenzialità di sviluppo terapeutico.
DA G It Diabetol Metab 2009;29:197-206:
luca.monge
SSD Diabetologia, AO CTO/Maria
Adelaide, Torino
Estratto a cura di Paola Maida ,
diabetologa
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