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IL PIEDE DIABETICO : LA CURA
DELL’ULCERA PLANTARE

L’ideale sarebbe
identificare tutti quei soggetti diabetici affetti da neuropatia e da
deformazioni dei piedi per attuare un programma di prevenzione che
riesca a ridurre il rischio di comparsa di lesioni ulcerative.
Nonostante si cerchi di effettuare una efficace prevenzione, ma ancor
più se questa non si attua, un piede neuropatico può ulcerarsi. Il
problema a questo punto è curare l’ulcera nel migliore dei modi e di
conseguenza farla guarire il prima possibile. La cura dell’ulcera
neuropatica plantare si basa fondamentalmente su tre momenti: la cura
locale della lesione (cioè la pulizia dell’ulcera e la medicazione), il
trattamento di eventuali infezioni ,lo scarico della lesione ulcerativa
(cioè evitare che questa sia gravata dal peso del corpo durante la
deambulazione). E’ di fondamentale importanza rimarcare il fatto che la
mancata attuazione anche di uno soltanto di questi momenti terapeutici
diminuisce drasticamente la probabilità di guarigione della lesione
ulcerativa, con il rischio anzi di un suo peggioramento nel tempo.
L’ulcera neuropatica, è nella maggior parte dei casi localizzata in
sede plantare. La cura di un’ulcera plantare, come d’altronde di tutte
le ulcere, prevede non soltanto che sia curata la lesione ma che sia
eliminata la causa che l’ha prodotta, nel nostro caso l’iperpressione.
Il primo passo sarà quindi il cosiddetto "debridement" dell’ulcera che
consiste nell’eliminare tutti i tessuti non vitali fino ad arrivare a
tessuti ben sanguinanti
Questa momento terapeutico è tuttavia indispensabile: l’ipercheratosi
non è un tessuto capace di rigenerare cellule viventi ma tende anzi a
"soffocare" il tessuto vitale sottostante necessario per la guarigione;
se non si elimina l’ipercheratosi non si otterrà mai la guarigione
dell’ulcera. Ma il debridement è solo il primo passo nella cura
dell’ulcera: se anche abbiamo fatto un preciso debridement e applicato
una medicazione "avanzata" di ultima generazione ma rimettiamo il piede
medicato in una scarpa qualsiasi , non avremo eliminato la causa che ha
prodotto l’ulcera, cioè l’iperpressione e la frizione. Questa continuerà
ad offendere l’ulcera, anche se medicata, ostacolandone il processo di
riparazione. E’ stato infatti dimostrato da uno studio italiano che i
fibroblasti, cellule necessarie per la guarigione dell’ulcera, se
traumatizzati dal carico non possono adempiere correttamente alle
funzioni rigenerative, al contrario di quelli protetti da uno scarico
adeguato. Un passo indispensabile sarà quindi lo scarico della lesione
ulcerativa; questo può essere ottenuto banalmente col riposo a letto o
con l’utilizzo della carrozzella. Tuttavia un’ulcera impiega molto tempo
per guarire e rimanere a letto per 2-3 mesi non è solo difficile da
attuare ma potrebbe rivelarsi dannoso per l’organismo . La terapia
ottimale, in termini medici definita "gold standard", è uno "stivaletto"
che permetta di scaricare completamente il piede pur permettendo una
relativa mobilità. Tale approccio terapeutico è noto da parecchi
anni ma è stato scarsamente utilizzato essenzialmente per la possibilità
che lo stivaletto potesse provocare ulteriori ulcere da pressione o da
frizione. Queste conseguenze erano dovute alle caratteristiche di
rigidità del materiale utilizzato; è stato merito proprio della scuola
Italiana aver individuato nuovi materiali a rigidità modulabile in grado
di annullare questi effetti negativi . Apparecchi di scarico realizzati
con questi materiali (vetroresina) vengono utilizzati nei Centri
specializzati nella cura del piede diabetico, consentendo una guarigione
dell’ulcera plantare in percentuale molto elevata e in tempi
relativamente brevi . Nei soggetti in cui è controindicato l’utilizzo
dell’apparecchio di scarico (pazienti che presentano difficoltà a
camminare, ad esempio per un ictus o per un’amputazione maggiore
dell’altro arto, pazienti ipovedenti, con vene varicose, etc.) può
essere utilizzata una scarpa preformata, caratterizzata da un plantare
convenientemente "scavato" in corrispondenza della zona ulcerata; tale
calzatura è stata ideata in modo da poter contenere anche un piede
medicato. Recenti studi, stanno evidenziando una buona efficacia
utilizzando come mezzo di scarico uno stivale pneumatico rimovibile in
plastica (Aircast®). Il piede diabetico neuropatico è sovente un piede
visibilmente deforme per griffe delle dita, cavismo, prominenze ossee;
se queste deformità sono molto gravi, ma soprattutto se determinano la
ricomparsa di ulcere (recidive), può essere opportuna una loro
correzione chirurgica. E’ importante sottolineare che risulta molto
importante escludere una eventuale arteriopatia prima di sottoporre un
paziente ad un intervento di correzione delle deformità per evitare
l’insuccesso della procedura chirurgica .
Paola Maida,
diabetologa |