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Prevenzione e diagnosi precoce del
piede diabetico
Progetto territoriale per la
prevenzione e la diagnosi del piede diabetico

Ormai da molti anni i progressi nella cura della
malattia diabetica hanno portato ad un allungamento dell’aspettativa di
vita dei diabetici che ormai non differisce sostanzialmente
dall’aspettativa di vita della popolazione non diabetica.
I problemi principali oggi per i diabetici non sono più quelli legati
alla sopravvivenza ma quelli legati alle complicanze croniche del
diabete; sia microangiopatiche, cioè dei piccoli vasi arteriosi (retinopatia,
nefropatia, neuropatia), sia macroangiopatiche, cioè dei grossi vasi
arteriosi (cardiopatia ischemica, arteriopatia degli arti inferiori,
arteriopatia dei tronchi sovraortici). Tra le complicanze del diabete un
ruolo sempre più rilevante è assunto da quella che va sotto il nome di
"piede diabetico"; questa e' in assoluto la complicanza che
comporta il maggior numero di ricoveri ospedalieri e per la quale i
costi risultano ingenti.
Se si pensa alle previsioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità
che ha stimato in oltre 333 milioni il numero di diabetici nel 2025
rispetto ai 194 milioni attuali;
in Italia i diabetici di tipo 2 sono circa 3
milioni, a cui bisogna aggiungere 1-1,2 milioni di diabetici non
diagnosticati, si può facilmente immaginare quale dimensione assuma
questo problema: stime di questa patologia dicono infatti che circa il
15% dei diabetici andrà incontro nella vita a un’ulcera del piede che
richiederà cure mediche.
Dati
dell’organizzazione mondiale della sanità parlano chiaro: se non si
interviene i costi sociali per la cura del diabete di tipo 2 saranno
quasi insostenibili. Le stime parlano per il 2012 di un costo economico
diretto compreso tra i 213 e i 396 miliardi di dollari (il 7-13 per
cento delle spese totali per la salute).C’è bisogno dunque di interventi
preventivi e risolutori.
Il problema più rilevante legato ad un’ulcera del piede nei diabetici è
il rischio di una amputazione maggiore, ossia effettuata sopra la
caviglia; pur rappresentando la popolazione diabetica all’incirca il 3%
della popolazione generale, più del 50% di tutte le amputazioni maggiori
riguardano proprio i diabetici.
Ma il fatto che più deve far riflettere è il seguente:
su 100 diabetici amputati circa 84 hanno
avuto come causa dell'amputazione un’ulcera del piede aggravatasi nel
tempo.
L’ulcera diabetica del piede è una
lesione profonda dei tessuti che, a seconda della gravità, può
interessare solo la pelle oppure compromettere anche legamenti, muscoli
e ossa sottostanti; in questi ultimi casi le ulcere sono spesso
complicate da infezione dei tessuti molli (ascessi e flemmoni) e delle
ossa (osteomielite).
Studi eseguiti in molti Paesi dimostrano che ogni anno da
3 a 10 persone con diabete su 100
sviluppano un’ulcera ai piedi. Una su 200 ogni anno, a causa
delle ulcere e dei problemi circolatori, subisce un’amputazione.
Il rischio di sviluppare ulcere diabetiche cresce con la durata del
diabete, con lo scarso controllo della glicemia, e con la presenza delle
complicanze microvascolari del diabete (retinopatia, nefropatia e
neuropatia). Tra i fattori di rischio, la presenza di arteriosclerosi
delle arterie delle gambe, la presenza di malformazioni ai piedi e avere
già avuto un’ulcera o una amputazione.
L’amputazione è necessaria solo nei casi di grave compromissione che non
migliorano con le comuni terapie. Per le persone che hanno già avuto
un’ulcera ai piedi una recidiva è presente nel 66% dei casi
.
E’ evidente quindi che se si vuole ridurre il numero delle amputazioni è
necessario migliorare la capacità di curare efficacemente e precocemente
l’ulcera; per raggiungere questo obiettivo è necessario disporre di
protocolli diagnostici e terapeutici efficaci e di tutte le
professionalità necessari.
Studi condotti per molti anni su grandi
numeri di persone, con metodologie e risultati controllati e confermati,
ci permettono di affermare oltre ogni ragionevole dubbio alcuni concetti
chiave. sulla prevenzione e la cura delle ulcere diabetiche.
Esaminare periodicamente tutte le
persone con diabete (screening) e identificare le persone a rischio
serve a ridurre le amputazioni?
Nel 1998 è stato pubblicato uno studio
della durata di 2 anni che ha messo a confronto lo screening del piede
con il modello di cura tradizionale.
Lo screening comprendeva la ricerca di deficit dei polsi dei piedi e la
valutazione della sensibilità tattile e della sensibilità vibratoria. I
pazienti erano inviati ad un centro specializzato per la cura del piede
solo se se
• venivano riscontrate alterazioni,
• avevano già avuto una ulcera,
• indice di Windsor < 0.75 o deformità ai piedi.
• Il centro specialistico metteva a disposizione la consulenza del
podologo, calzature di prevenzione e un programma educativo sulla
prevenzione delle ulcere.
I pazienti sottoposti a screening hanno mostrato una significativa
riduzione di amputazioni maggiori rispetto a quelli trattati in modo
tradizionale. È stata evitataun’amputazione maggiore ogni 91 pazienti
sottoposti a screening.
L’educazione sanitaria è efficace nel ridurre
ulcere e amputazioni?
L'educazione è componente essenziale di ogni strategia terapeutica
efficace: per raggiungere gli obiettivi della cura il paziente deve
saper gestire trattamenti complessi ed intensivi che vanno mantenuti nel
tempo.
Interventi educativi tradizionali
migliorano le conoscenze del paziente ma non sono in grado di
determinare modifiche comportamentali .
Gli interventi educativi più efficaci sono
quelli mirati sulla specificità bio-psico-sociale del paziente e che lo
coinvolgano attivamente nel management della malattia .
L'educazione migliora i comportamenti
relativi alla cura del piede in pazienti diabetici di tipo 2 .
L'educazione mirata alla modifica dello
stile di vita riduce l"incidenza del diabete mellito di tipo 2 nei
soggetti a rischio .
La realizzazione di interventi educativi
all"interno di sistemi di cura organizzati ed integrati che comportino
la periodica e strutturata valutazione dei pazienti migliora gli
outcomes.
Paola Maida, diabetologa |