|
Diabete di tipo
2, presto un contributo dalla medicina cinese
Prime prove scientifiche sull’efficacia di un
trattamento a base di radice di biancospino
La medicina non tradizionale può contribuire in
maniera efficace alla cura del diabete di tipo 2. E ora c’è anche la
prima prova scientifica. Una ricerca, frutto dell’alleanza tra
scienziati cinesi, coreani e australiani, ha rivelato che la berberina,
un alcaloide contenuto nella radice del biancospino, ma anche in varie
altre piante, potrebbe diventare un nuovo trattamento da sottoporre a
valutazione per aiutare i diabetici. Lo studio sarà pubblicato sul
numero di agosto di “Diabetes”.La berberina è presente in numerose
piante usate a scopo medicinale, tra l’altro per il trattamento di
ferite, diarrea e infiammazioni. Secondo la letteratura medica cinese,
il composto ha anche l’effetto di ridurre il glucosio, se somministrato
a persone con diabete. Ma fino a oggi il meccanismo d’azione era
sconosciuto. “I nostri studi su modelli animali di diabete”, ha spiegato
Jiming Ye del Sydney Garvan Institute, “mostrano che la berberina agisce
in due modi: in parte attivando un enzima di muscoli e fegato coinvolto
nel miglioramento della sensibilità del tessuto all’insulina, e questo
aiuta a ridurre i livelli di zucchero nel sangue. In più, sembra che la
berberina possa aiutare a limare il peso corporeo”. Oggi alcuni pazienti
con diabete di tipo 2 hanno problemi a tollerare farmaci come la
metformina, mentre con i tiazolidinedioni si può avere un indesiderato
aumento di peso. Anche per questo, dicono gli esperti, è utile
sviluppare ulteriori trattamenti per il diabete di tipo 2. “La berberina
è usata da decenni, se non secoli, e si ha notizia solo di pochi effetti
collaterali”, spiega David James, responsabile del Garvan’s Diabetes an
Obesity Research Program e coautore dello studio. “Siamo eccitati per la
scoperta del possibile utilizzo della sostanza come nuovo trattamento
per il diabete di tipo 2. Comunque, nonostante l’uso diffuso in medicina
cinese, questo composto deve ancora essere valutato in base ai trial
clinici”. Il prossimo passo sarà, dunque, quello di capire come la
berberina attiva l’enzima chiave per la sensibilità insulinica.
(www.campagnadiabete.it – agosto 2006) |