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IL PIEDE DIABETICO : LA MEDICAZIONE
IDEALE

L’uomo da
sempre ha cercato di migliorare il naturale processo di guarigione delle
lesioni ulcerative. Infatti fin dall’antichita’, soluzioni di acqua e
sale, latte, vino o aceto sono state impiegate come detergenti per
pulire le lesioni, mentre foglie, alghe o sabbia sono stati impiegati
per favorire l’emostasi. La cura delle lesioni cutanee è stata per
secoli limitata a medicazioni semplici, costituite perlopiù da bende di
lino o di cotone, impregnate di resine o miele. I margini delle lesioni
erano tenuti insieme da spine o sottili strisce di tela imbibite di
colla. Nel diciottesimo secolo,all’avvento degli antibiotici ,la
mortalità determinata dalle infezioni delle lesioni venne ridotta con
l’introduzione per l’appunto degli antisettici e degli antibiotici. Una
garza imbevuta di soluzioni disinfettanti, era il trattamento di scelta
sui campi da guerra fino alla seconda guerra mondiale quando le
penicilline furono disponibili . La vera rivoluzione si ebbe però nel
1962, quando Winter coprendo una lesione con una pellicola di materiale
occlusivo (polietilene) ottenne al di sotto di essa un ambiente umido in
grado di garantire una riepitelizzazione due volte più rapida che nella
lesione lasciata seccare all’aria. Tale studio ha aperto la strada ad
un nuovo modo di gestire le lesioni:
la
guarigione in ambiente umido.
Comincia infatti a farsi strada l’idea che l’escara fibrinosa, prodotto
fisiologico del processo di coagulazione sia in realtà una barriera per
le cellule neo formate , prolungando in questo modo i tempi di
guarigione. Fino ad allora infatti un ambiente secco sulle lesioni era
ritenuto fondamentale, soprattutto per combattere l’ infezione. Da qui
nasce il concetto di medicazione avanzata in contrapposizione alle
medicazioni tradizionali. Le medicazioni tradizionali avevano lo scopo
di coprire la lesione, assorbire l’eccesso di essudato; per tale motivo
il trattamento era sostanzialmente lo stesso per tutti i tipi di
lesione. Queste medicazioni erano spesso costituite da una garza in
cotone o tessuto che si asciugavano aderendo al tessuto di granulazione
appena formato; l’adesione al letto dell’ulcera al momento di cambiare
la medicazione determinava trauma, dolore e, spesso, sanguinamento. Con
Winter comincia a farsi strada il concetto di interazione fra
medicazione e lesione ulcerativa con lo scopo finale di creare un
ambiente idoneo all’accelerazione del processo di riparazione tissutale.
Le prime medicazioni avanzate nate direttamente dall’esperienza di
Winter sono state le pellicole, detti "film", aventi composizione
chimica diversa (polietilene o poliuretano) ma tutte accomunate dalle
stesse caratteristiche: aderire selettivamente alla cute perilesionale
ma non al letto della lesione, permettere la creazione di un
microambiente umido al di sotto della medicazione, rendere possibile lo
scambio gassoso verso l’esterno prevenendo in tal modo la macerazione
dei tessuti. Il pericolo di colonizzazione batterica veniva inoltre
ridotto da tali medicazioni, garantendo una impermeabilità ai liquidi ed
ai batteri. La limitata essiccazione dell’ulcera e il mantenimento di
uno strato umido sopra le terminazioni nervose determinava infine in
alcuni pazienti una diminuzione del dolore. Nascono così i primi "film"
o pellicole : hanno la caratteristica di essere medicazioni
semi-occlusive cioè permettono un minimo scambio gassoso fra ambiente
umido al di sotto della medicazione e ambiente esterno, ma impediscono
ai liquidi e batteri provenienti dall’esterno, di entrare. Sono
trasparenti perciò permettono l’ispezione della lesione, potendo
peraltro permanere in sede più giorni. Questo tipo di medicazioni
presentava però dei limiti: la scarsa capacità di assorbimento dei
fluidi provenienti dall’ulcera e, nelle medicazioni con adesivo,
l’aggressività sulla cute perilesionale. Proprio per superare i limiti
di queste prime "nuove" medicazioni, dagli anni ’80 in poi c’è stato una
grande ricerca in questo settore ;nascono così numerosi tipi di
medicazioni con altrettante varianti :IDROCOLLOIDI,
ALGINATI, IDROGELI, SCHIUME
L’utilizzo delle medicazioni avanzate nel corso degli ultimi due decenni
ha sì evidenziato i vantaggi ma anche fatto emergere alcuni loro limiti;
alcuni tipi di medicazioni possono infatti causare macerazione altri
disidratazione dell’ulcera. Questi riscontri hanno portato alla
realizzazione di nuove medicazioni (nuove schiume in poliuretano, nuovi
idrocolloidi, etc.). In particolare si è cercato di porre attenzione
all’interazione tra medicazione e letto dell’ulcera, al potere
assorbente e al trauma e dolore da rimozione della medicazione. Sono
state altresì commercializzate le cosiddette medicazioni
"biologicamente" attive (medicazioni a base di collagene, di acido
ialuronico, di peptidi e fattori di crescita).
L’utilizzo delle larve per la detersione delle ulcere è stata da alcuni
anni reintrodotta nella pratica clinica, soprattutto anglosassone.
Ancora, l’introduzione di un numero elevato di medicazioni basate su
antimicrobici (all’argento, allo iodio) ed infine alcune medicazioni che
basano la loro attività sulla modulazione delle metalloproteinasi e di
altri fattori proinfiammatori. E’ tuttavia fondamentale sottolineare,
che è di primaria importanza formulare una diagnosi precisa prima di
intraprendere una qualsiasi terapia e di utilizzare una determinata
medicazione. Frequentemente si vedono pazienti con medicazioni avanzate
utilizzate senza un’indicazione precisa; esempio tipico è la cura per
mesi e mesi di lesioni ulcerative ischemiche che, in assenza di
rivascolarizzazione, porta nella gran parte dei casi all’amputazione
Paola Maida,
diabetologa |