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L’importanza di camminare per la
prevenzione e la cura del diabete tipo 2
Lo scrittore Publio Trento
Bartoccioni racconta nel libro: ‘‘Quando Berta filava’’ come si svolgeva
la vita nei primi decenni del secolo scorso ad Agello, un piccolo borgo
dell’Umbria. Nel capitolo mezzi di trasporto Bartoccioni scrive:
‘‘L’unico mezzo di trasporto, diffusissimo, indispensabile e
insostituibile erano le gambe. Non si conoscevano distanze. Lavorare,
viaggiare, peregrinare, tutto era legato a una buona gamba. In qualunque
luogo si andava a piedi… Si ricorda come maratoneta di quel tempo, il
portalettere Ettore. Durante la sua lunga carriera fu calcolato che
avesse percorso l’equivalente di un giro e mezzo del pianeta terra.’’
In poco meno di cento anni le
condizioni di vita e la mentalità sono drasticamente cambiate, una vera
e propria rivoluzione nel trasporto: i piedi sono stati sostituiti da
quattro o due ruote a motore. Oggi per gli abitanti dello stesso borgo è
improponibile percorrere a piedi distanze anche 10 volte inferiori
rispetto a quelle quotidianamente e di necessità affrontate dai loro
nonni e bisnonni. Quando Berta filava patologie quali l’obesità, il
diabete, la sindrome metabolica, l’ipertensione arteriosa erano rare
perché il cibo era più sano ma soprattutto l’attività fisica era
“obbligatoria” per gli spostamenti, il lavoro e la sopravvivenza e
preveniva l’accumulo di grasso addominale. Oggi le necessità e i tempi
ristretti dell’organizzazione della vita quotidiana ci hanno “obbligato”
ad abbandonare il lento ma fisiologico spostamento a piedi a favore di
più rapidi mezzi di trasporto. Abbiamo dimenticato che camminare è
un’attività appartenente al DNA degli esseri umani bipediLe ricerche
scientifiche degli ultimi decenni dimostrano chiaramente i molteplici
benefici in termini di salute dell’attività motoria che si esegue con il
cammino.Il 70% delle masse muscolari del nostro organismo è
strategicamente localizzato nei due arti inferiori proprio per
consentirci di camminare e/o correre in modo ottimale.
La sedentarietà porta a una
progressiva e lenta riduzione di questo patrimonio come si può
facilmente constatare con la semplice palpazione delle cosce o delle
gambe dei sedentari che evidenzia che i quadricipiti o i muscoli del
polpaccio sono stati sostituiti in parte da tessuto adiposo
sottocutaneo. La buona notizia è che la ricerca scientifica ha
dimostrato che in questi casi niente è definitivamente perduto. Il
tessuto muscolare è dotato di grande plasticità e le fibre muscolari con
il loro contenuto di mitocondri (le centraline energetiche del muscolo)
possono ricostituirsi, anche in persone anziane, se sottoposte a un
graduale, costante e ripetitivo stimolo contrattile.
Basta camminare per ottenere
eccellenti risultati che vanno ben oltre l’aspetto estetico e
abbracciano vari aspetti della salute psicofisica.È stato dimostrato che
alle persone ad alto rischio di diabete basta camminare solo trenta
minuti al giorno, cinque volte alla settimana, per ridurre del 60% la
possibilità di sviluppare il diabete.In un lavoro intitolato ‘‘Make your
diabetic patients walk’’ (Fai camminare i tuoi pazienti con diabete),
eseguito dal nostro gruppo di ricerca, si dimostra che soggetti con
diabete sedentari anche di età avanzata se iniziano a camminare
regolarmente 4–5 km al giorno hanno nel giro di due anni una riduzione
media della pressione arteriosa di 7–9 mmHg, della circonferenza vita di
4–5 cm e del peso di 3 kg, della glicemia del 20%, dei lipidi ematici
del 30%. Conseguentemente, il rischio d’infarto nei successivi 10 anni
viene ridotto del 20%.
Camminare fa bene anche alle funzioni
cerebrali.
Molti studi dimostrano che le persone
che praticano regolare attività fisica nella terza età hanno una
migliore capacità cognitiva. Uno studio pubblicato nella rivista ‘‘Gerontology’’
ha documentato come camminare 3–4 ore alla settimana in persone di più
di 60 anni, prima sedentarie, ha promosso la crescita di nuovi neuroni e
connessioni cerebrali, cioè ha aumentato la sostanza grigia e bianca del
cervello. Inoltre, camminare è utile anche per gestire e migliorare
patologie oggi tanto comuni quali l’ansia, la depressione e, come scrive
Daniel Goleman nel suo libro ‘‘Intelligenza emotiva’’ è un’efficace
tecnica per recuperare dagli stati di collera e l’equilibrio mentale
turbato da stati emotivi negativi.In questo numero di Vivere il Diabete
che coincide con la Giornata Mondiale del Diabete, abbiamo dedicato tre
articoli alla promozione del cammino quale strategia vincente per
prevenire e curare il diabete e lanciamo il progetto “Un passo dietro
l’altro… da un mare all’altro”.Vorremmo portare un gruppo di persone con
diabete e operatori sanitari (medici, psicologi, laureati in scienze
motorie, nutrizionisti) ad attraversare insieme l’Italia a piedi,
partendo dal mare Adriatico (Ancona) per arrivare al mare Tirreno (Talamone).È
una vera e propria sfida di 370 km, da percorrere in 15 giorni, che
vuole dimostrare che è possibile riappropriarsi dell’attività del
camminare propria dei nostri progenitori e che tramite un percorso a
piedi si può intraprendere un percorso più grande di salute verso uno
stile di vita sano e in sintonia con le esigenze fisiologiche del nostro
organismo. Bisogna considerare che la sedentarietà non è una condizione
di normalità ma è causa di varie patologie croniche e favorisce l’invecchiamento.Camminare
è il modo più semplice e congeniale per noi esseri umani per mantenerci
in salute e vivere in armonia, un passo dietro l’altro… da un mare
all’altro.
In sintonia con la poesia
‘‘Caminante, no hay camino’’ di Antonio Machado.
Da Vivere il Diabete è la
nuova rivista della Società Italiana di Diabetologia (SID)
novembre 2009 – a cura di
Pierpaolo De Feo |