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Counseling e Diabete

Le malattie
croniche richiedono ai professionisti della salute di abbandonare i
modelli di cura tradizionali al fine di integrare nel loro sapere nuove
e diverse conoscenze provenienti da diverse discipline come la Pedagogia
e la Psicologia.
Il Diabete è una
particolare malattia che, se ben gestita nei termini di una
alimentazione equilibrata, una regolare attività fisica ed un costante
controllo glicemico, può consentire a chi ne è affetto di vivere una
vita del tutto normale. In realtà l’intervento terapeutico non è mai una
cosa semplice da attuare, in quanto la corretta adesione alla terapia,
in tutti i suoi aspetti, spesso incontra notevoli ostacoli.
Proprio per questo il Diabete rappresenta per il medico una vera e
propria sfida professionale, in quanto richiede la capacità di
relazionarsi alla persona in tutta la sua complessità biologica, ma
anche psicologica e sociale, in modo da favorire accettazione, ma anche
coinvolgimento e consapevolezza.
Il momento della
diagnosi ed il successivo percorso terapeutico spesso sono vissuti dalla
persona con diabete come un vero e proprio evento traumatico, in grado
di generare vissuti di profonda sofferenza. La comunicazione della
presenza di una condizione cronica determina, infatti, l’insorgere di un
disequilibrio interiore, una rottura con il passato, l’ingresso in una
condizione di totale incertezza. Inoltre, il riconoscimento di uno stato
di malattia irreversibile determina un indebolimento dell’immagine del
proprio sé, tanto che molti Autori parlano di vero e proprio lutto,
determinato però, non dalla morte di una persona reale, quanto dalla
perdita dello stato d’integrità precedente.
Più nello
specifico, alcuni Autori ritengono che la malattia diabetica, come tutte
le malattie croniche, debba essere elaborata gradualmente, per fasi
diversificate, avendo presente che esse non si susseguono in modo rigido
e che il paziente può avere momenti di regressione.
E’ impossibile
programmare un’azione di cura che non tenga conto della dimensione
psicologica, e l’impatto di questa al momento della diagnosi, e nel
successivo periodo di applicazione della terapia. Infatti la mancata
accettazione della malattia può determinare nella persona con diabete,
non solo sofferenza, ma anche l’attivazione di veri e propri meccanismi
difensivi, quali il diniego e la negazione.
La presenza di
tali meccanismi può manifestarsi quando il soggetto, prendendo le
distanze dalla malattia, inizia a manifestare negligenza nei riguardi
dei sintomi e, di conseguenza, del trattamento, portando a degli
scompensi e alla comparsa precoce di complicanze.
Di conseguenza,
diventa sempre più forte l’esigenza di utilizzare strategie
diversificate, finalizzate a costruire una relazione incentrata sui
bisogni del paziente e sull’espressione del suo sé. In questo contesto,
il Counseling psicologico consente di accogliere il paziente in un clima
caldo ed empatico, in grado di favorire l’espressione dei propri vissuti
emotivi. L’operatore psicologo si propone così come figura supprotiva a
quella del medico, proponendo un linguaggio diverso, semplificato,
adattato alle esigenze dei pazienti, in grado di favorire chiarimenti e
risoluzioni di dubbi, spesso alimentati dal linguaggio tecnico e
distaccato del medico. La capacità dell’operatore di costruire una
relazione incentrata sull’empatia e sull’accettazione incondizionata
dell’altro, ha lo scopo di favorire nel paziente, spesso confuso e
spaventato, la presa di coscienza della sua condizione, una maggiore
partecipazione all’azione di cura, tale da determinare un conseguente
ripristino dell’autonomia, dell’autostima e della progettualità.
La persona con
diabete che perviene ad una maggiore accettazione dello stato cronico,
ritrova un equilibrio interiore, grazie al quale può affrontare più
serenamente il suo trattamento nel quotidiano e le diverse implicazioni
personali, familiari, professionali e sociali.
Dott.ssa Liliana Indelicato,
scuola di counseling psicologico |