|
L’intensificazione
della terapia ipoglicemizzante nel diabete di tipo 2
Laura N. McEwen, Dori Bilik, e altri
Diabetes Care 2009 32:971-976
L’inerzia clinica, definita come l'incapacità dei sanitari ad
intensificare adeguatamente la gestione della terapia e la scarsa
aderenza del paziente alle indicazioni terapeutiche, definita come
l'incapacità dei pazienti di avviare o continuare le modificazioni nella
gestione consigliati dal medico, contribuisce ad un controllo glicemico
non ottimale . Diversi studii in pazienti con scarso controllo glicemico
hanno dimostrato che i pazienti più anziani e quelli di razza/etnia non
bianca avevano minori probabilità di ricevere un’intensificazione del
loro trattamento rispetto ad un soggetto giovane, bianco . I medici
indicano la preoccupazione per l’ipoglicemia, per l’aumento di peso e le
preferenze del paziente come le ragioni per non avere intensificato la
terapia, mentre i pazienti spesso indicano la preoccupazione nei
confronti della terapia iniettiva e l’impatto negativo sulla qualità
della vita come i motivi per non voler intensificare la terapia.
Idealmente, i regimi di trattamento del diabete dovrebbero essere
disegnati individualmente per prevenire le complicanze e le comorbilità
rispettando le preferenze del paziente e con il fine di ottimizzare la
qualità della vita.
Abbiamo esaminato per un periodo di 18 mesi le caratteristiche della
gestione della cura in pazienti con diabete di tipo 2 controllato in
modo non ottimale che hanno intensificato la terapia ipoglicemizzante e
le relative variazioni nel controllo di glicemia, peso,
ansia/depressione, qualità della vita e ipoglicemia. Abbiamo riscontrato
che il 48% dei pazienti che utilizzano la sola dieta/esercizio o la
terapia ipoglicemizzante orale e hanno al basale un’A1C > 7,2%
intensificano la terapia con farmaci orali o insulina: il 70%
aggiungendo una o più classi di ipoglicemizzanti orali e il 30%
iniziando l’insulina. I pazienti che hanno intensificato la terapia con
farmaci ipoglicemizzanti orali o insulina erano più giovani e avevano un
valore di A1C basale più elevato rispetto a quelli che non hanno variato
la terapia.
Rispetto a coloro che hanno intensificato la terapia con farmaci
ipoglicemizzanti orali, coloro che hanno intensificato la terapia con
insulina avevano al basale un’A1C più elevata, così come l’indice di
Charlson e un numero maggiore di visite di follow-up dal MMG. Rispetto
ai pazienti che non hanno modificato la terapia, coloro che l’hanno
intensificata hanno ottenuto una riduzione dell’A1C, un lieve aumento di
peso, nessun cambiamento significativo nell’ansia/depressione o nello
stato di salute e nessun aumento significativo in episodi di
ipoglicemia. Nonostante l’avvio di farmaci per via orale o insulina,
solo circa un quinto dei pazienti ha raggiunto un’A1C <7%. Karter et al.
(9), in una delle popolazioni (Kaiser Permanente) incluse nel presente
studio, hanno studiato pazienti con A1C >8% che avevano avviato nuove
terapie per il diabete e hanno rilevato che il 18% di essi raggiungeva
un A1C <7%. I nostri risultati sono coerenti con un successivo studio di
Karter et al. (10) che nella stessa popolazione ha evidenziato una
riduzione dell’A1C con l’intensificazione del trattamento. In questo
studio, la riduzione dell’A1C è risultata simile tra le classi di
farmaci ipoglicemizzanti (sulfonilurea, metformina, tiazolidinedione o
insulina) e gli effetti del trattamento non si sono differenziate per
età, razza, durata del diabete, obesità o il livello di funzionalità
renale.
Alla
luce dello studio ACCORD, che ha assegnato i pazienti in modo casuale ad
un obiettivo di A1C del 6,0% e del 7,0-7,9% e rilevato un pericolo
associato con il trattamento intensivo della glicemia (14), gli
obiettivi glicemici devono essere rivalutati. L’UKPDS supporta un
obiettivo di A1C < 7,0% per la maggior parte dei pazienti con diabete di
tipo 2.. L’American Geriatric Society raccomanda che gli obiettivi
glicemici vengano stabiliti sulla base delle preferenze del paziente,
dell’aspettativa di vita, delle comorbilità e che la decisione di
potenziare la terapia debba essere modificata secondo le aspettative dai
pazienti
Mancare l’intensificazione appropriata della terapia, così come
l’inerzia clinica, rimangono un ostacolo importante per il controllo
glicemico ottimale. Anche se è fondamentale individualizzare il
trattamento, il nostro studio indica chiaramente che l’intensificazione
della terapia abbassa l’A1C senza un sostanziale aumento del peso
corporeo, peggioramento dell’ansia/depressione o dello stato di salute,
o ipoglicemia. L’intensificazione è particolarmente efficace nel
migliorare il controllo glicemico in pazienti anziani, a basso reddito e
nei pazienti delle minoranze, gruppi che potrebbero avere minori
probabilità di ricevere un’intensificazione della terapia e subire uno
sproporzionato onere del diabete e delle sue complicanze. E’ necessaria
una maggiore ricerca per definire e confrontare le modalità di
abbassamento della glicemia e i profili degli effetti collaterali dei
singoli farmaci, e un’attenta valutazione è necessaria per quanto
riguarda i rischi di intensificazione della terapia ipoglicemizzante nei
pazienti anziani. Gli interventi dovrebbero essere attuati per superare
l’inerzia clinica quando i pazienti possano trarne beneficio
dall’intensificazione del trattamento e dal miglioramento del controllo
glicemico. |