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Cosa fare  dopo la diagnosi di diabete mellito T2

 

Egregio Signore,

La Sua malattia adesso non le arreca nessun disturbo apparente ma è in grado di procurarle vasti danni in futuro, se non impara a conoscerla, gestirla ed a controllarla insieme al suo medico. Se ci riuscirà, il suo futuro sarà quasi identico a chi non è ammalato di diabete. La prima cosa da fare sarà di cambiare, anche gradualmente, il proprio modo di vivere. Non sarà facile, come tutte quelle cose che richiedono sacrificio (lo studio, il duro lavoro, ecc.), ma porterà risultati dei quali Lei sarà orgoglioso. Qualunque sia la Sua età, dovrà necessariamente aumentare la propria attività fisica, e ciò non vuol dire solo sport tipici, ma soprattutto marcia a passo svelto quanto più a lungo possibile o cyclette da camera. Questo presidio ha la stessa importanza delle medicine e deve essere quotidiano. Dovrà accuratamente evitare di fare sforzi tali da causare affaticamento respiratorio o cardiaco. I sacrifici più duri saranno quelli che riguardano il proprio rapporto con il cibo, soprattutto se Lei ha l’abitudine di cucinare per sé. Sarebbe ideale che Lei trovasse il proprio pasto già pronto, in maniera che chi l’ha preparato abbia già calcolato la quota calorica che Le spetta per quel pasto. Se non siete così fortunati da avere chi si occupa della vostra alimentazione, ricordatevi di quanto vi ho consigliato e preparate il cibo, sapendo che anche un assaggio per il nostro organismo ha un significato calorico e una ripercussione glicemica. Vi consiglio di dedicare tempo e applicazione alla ricerca di libri o corsi che vi facciano conoscere il valore calorico degli alimenti, aiutandovi a capire la loro composizione. La dieta ed il cambio dello stile di vita sono, infatti, l’unico vero rimedio per la vostra malattia, anche quando siete sicuri che la soluzione sia la compressa o l’insulina. Chi non segue un regime dietetico adeguato, in effetti, ha solo l’impressione di essere curato e si aggrappa ai farmaci con la convinzione che possano arginare le conseguenze del cattivo controllo glicemico. è inoltre molto frequente che, dopo aver raggiunto risultati di qualche importanza, si ritorni gradualmente alle vecchie abitudini di vita, vanificando, in pratica, tutto l’operato precedente. è meglio concedersi tempi più lunghi e obiettivi più semplici, pur di arrivare a modifiche stabili del proprio tenore di vita. Anche una perdita di pochi chilogrammi è un obiettivo vantaggioso, purché sia stabile. L’alimentazione tipica della nostra società attuale, in questo momento storico, è francamente molto distante da quella tipica della specie umana fino a qualche secolo fa. Allora per procurare il cibo era necessario spendere una gran quantità di energie e i cibi erano grezzi, ricchi di fibre e materiale indigeribile. I compiti digestivi erano semplici da svolgere per l’intestino e il metabolismo aveva poche occasioni per ingolfarsi. L’attività svolta dai muscoli favoriva il dispendio energetico e pochi erano gli individui in sovrappeso.

Oggi la facilità con la quale è possibile aver a disposizione gli alimenti, e per giunta raffinati e ricchi di calorie, diventa per molti un’occasione per farsi del male non volendolo, provando il piacere irrinunciabile di alimentarsi anche oltre il limite della sazietà.La società consumistica crea nuove false esigenze nutrizionali ed esorta i più deboli culturalmente a modificare le proprie abitudini alimentari in senso deteriore (dolci e gelati tutti i giorni, salumi, latticini ecc.).

Il risultato è che troppa gente ha un peso corporeo superiore al consentito, mangia cibi raffinati, ipercalorici e per aver un sufficiente senso di sazietà, non utilizzando cibi ricchi di fibre, introita il doppio delle calorie.

Per andare controcorrente bisognerà informarsi di più, resistere ai richiami di chi propone il cibo come modello di conquista sociale e come premio.

Bisognerà pesarsi ogni settimana e in mancanza di apprezzabili risultati verificare, magari scrivendo una lista, tutto quello che si è mangiato, in alcuni giorni della settimana.

Se non si è rispettato il programma di attività fisica o altro è meglio comunicarlo al medico.

è meglio precisare che inequivocabilmente ogni mancato successo nella perdita di peso corporeo è dovuto ad errori nell’applicazione dei consigli dietetici.

Spesso la responsabilità di questi errori è dello stesso medico che non sa comunicare con il proprio paziente e non riesce a far comprendere che osservare una dieta è rivoluzionare il proprio modo di vivere.

Altre volte è il paziente che, magari inconsciamente, resiste al cambiamento, perché fare una rivoluzione è difficile e soprattutto faticoso.

La fase del mancato raggiungimento degli obiettivi preposti è la più delicata sia per il medico sia per il paziente.  Nella fase della verifica possono avvenire turbative del rapporto di fiducia. Quando i risultati non sono valutati positivamente sia il medico, sia il paziente possono attribuirsi reciprocamente la responsabilità del fallimento.

Il recupero della reciproca fiducia è facilitato dal capirsi meglio e dall’essere conscio fin dall’inizio che il percorso non è dei più facili.  Nessun timore di dire al medico che non si riesce a cambiare il proprio modo di alimentarsi o di vivere, perché è naturale che sia così.

Sapere accettare l’insuccesso e chiedere aiuto più volte sono la strada da percorrere.

I risultati alla fine arriveranno giacché, se veramente volete cambiare il vostro futuro, riuscirete.

 

Corrado Artale

Medico di Medicina Generale e Diabetologo

 

Da MeDia 2010;10:105-106

 

 

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ultimo aggiornamento martedì 31 agosto 2010 16.18.34
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