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SALUTE E VINO ROSSO: RIFLESSIONI SUL PARADOSSO FRANCESE
E’ ampiamente provato che un abituale
regime alimentare di tipo mediterraneo, comprensivo di uso moderato di
vino, può incidere positivamente sull’aspettativa di vita ed aumentare
la protezione nei confronti di malattie cardiovascolari e
cronico-degenerative. Nella distribuzione geografica dell’incidenza di
malattie cardiovascolari le popolazioni a rischio più basso sono nella
fascia mediterranea e, le popolazioni in cui il consumo di alcool
avviene prevalentemente sotto forma di vino, hanno un’alimentazione più
sana e sono avvezze ad uno stile di vita più salubre. L’apparente
capacità della tradizionale dieta mediterranea di ridurre il rischio di
sviluppo e progressione di patologie cardiovascolari, tumorali e
degenerative, è stata attribuita, almeno in parte, al contenuto in essa
di micronutrienti e composti con prevalente capacità antitrombotica,
antiossidante e anticangerogena. Nel 1991 Serge Renaud con un comunicato
stampa alla televisione americana rende noti i primi risultati di
un’indagine epidemiologica condotta con M. De Longeril su una
sorprendente bassa incidenza di morbilità e mortalità per la malattia
coronarica osservata nella popolazione del sud della Francia
tradizionalmente avvezza al consumo di vino rosso, ma abituata anche al
consumo di una dieta ricca di grassi saturi e quindi predisponente ad
amplificare il rischio per tale patologia. Lo studio,
“Wine, alchool, platelets and the French paradox for coronary heart
disease”, verrà pubblicato nel 1992 su Lancet. A partire da
questa prima ipotesi, numerosi studi, sia sperimentali che clinici, sono
stati effettuati con l’obiettivo di individuare quali meccanismi e la
modulazione di quali parametri fossero alla base del possibile effetto
positivo di un moderato e regolare consumo di vino, rosso in
particolare, nella prevenzione e sviluppo di eventi vascolari. Nel
complesso, i risultati di studi prospettici, clinici ed epidemiologici
sembrano confermare l’inversa associazione tra rischio per la malattia
cardiovascolare e consumo di vino. Attualmente c’è accordo nel ritenere
che l’effetto cardioprotettivo del vino, in particolare quello rosso,
più che al contenuto di etanolo, debba essere ascritto al contenuto in
esso di composti ad elevata capacità antiossidante, i polifenoli, che
sembrano interferire con la funzione endoteliale attraverso un
meccanismo nitrossido-mediato e sembrerebbero coinvolti con i meccanismi
di interazione monociti/endotelio, così come nel miglioramento del
profilo lipemico. Numerosi studi in vitro suggeriscono, inoltre, che i
polifenoli, tra cui resveratrolo, acido gallico, catechina, esprimono un
significativo effetto inibitorio sulla funzione delle piastrine che,
come noto, sono coinvolte sia nell’avvio della lesione aterotrombotica
che nelle complicanze tromboemboliche della malattia coronarica. La
somministrazione in modelli animali di vino, o delle principali molecole
fenoliche in esso contenute, ha in larga parte confermato i risultati in
vitro. Al contrario, conferme nell’uomo sull’effetto cardio-protettivo,
e o sui marker implicati nell’omeostasi vascolare, sono alquanto
limitate ed i risultati sono tra loro diversi probabilmente per la non
omogeneità dei protocolli di studio e dei parametri analizzati.
I risultati dello studio VALENO
condotto presso l’Università dell’Aquila, confermano, in accordo con la
letteratura, una parziale influenza positiva dell’assunzione moderata di
vino rosso, probabilmente indotta dalla componente alcolica del vino,
per alcuni parametri coinvolti nell’omeostasi cardiovascolare, quali la
diminuzione di fibrinogeno. Tuttavia, significativi risultati inerenti
alcuni marker dell’infiammazione, alcune molecole di adesività
intracellulare e intercellulare, il profilo lipidico così come lo stato
redox plasmatico e la reattività piastrinica, non consentono di
confermare i risultati degli studi in vitro ed in modelli animali. La
pianificazione di un globale progetto agroalimentare, il cui obiettivo
sia la realizzazione di prodotti che abbinino alla piacevolezza delle
loro caratteristiche organolettiche una biodisponibiltà più efficace di
molecole con alto valore biologico in grado di potenziarne la salubrità,
potrebbe rappresentare un percorso molto attraente ed in grado di far
fronte agli indubbi danni che l’attuale largo impiego di sostanze
chimiche ed un’agricoltura estrattiva inducono sui prodotti destinati
all’alimentazione
di M. Giuliana Tozzi Ciancarelli dell'Università degli
Studi dell'Aquila
da Sanita? News del8 novembre 2011
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