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Č possibile predire il rischio di diabete
?
Una delle
promesse della rivoluzione genomica attualmente in corso e’ quella di
identificare marcatori genetici che possano essere usati per predire lo
sviluppo futuro di malattie croniche multifattoriali, in modo da
identificare soggetti a rischio da sottoporre a efficaci programmi di
prevenzione. La disponibilita’ di tali strumenti predittivi non e’
importante nel caso vi siano misure preventive facili da implementare.
Tuttavia, nel caso di misure preventive onerose, la cui implementazione
deve durare per lunghi periodi o addirittura per una vita intera, il
fatto di poter individuare soggetti a rischio su cui indirizzare
l’intervento preventivo diventa fondamentale per un buon rapporto
costo-beneficio. L’identificazione di tali strumenti predittivi e’
particolarmente importante nel caso del diabete, dato l’elevato numero
di soggetti affetti, la lunga lista di complicanze croniche e i costi
sia umani sia finanziari di tale malattia. Negli ultimi anni sono stati
sviluppati vari algoritmi per predire il rischio di diabete sulla base
di caratteristiche cliniche, demografiche e antropometriche.
Tuttavia, questi strumenti predittivi si basano su variabili valutate
pochi anni prima dello sviluppo del diabete. Dal momento che la gran
parte di queste variabili cambia nel tempo, non e’ chiaro se la
performance di questi score sia altrettanto buona per predire il rischio
di diabete con largo anticipo. Vari studi hanno dimostrato che il
diabete, sia di tipo 1 sia di tipo 2, ha una forte componente genetica,
tale da determinare un aumento del rischio di malattia tra le 2 e le 6
volte nei soggetti con storia familiare positiva rispetto a quelli con
storia familiare negativa. Contrariamente alle caratteristiche cliniche
o bio-umorali, le caratteristiche genetiche di un individuo non cambiano
nel tempo. Offrono percio’ la possibilita’, almeno teorica, di essere
usate per stimare il rischio di diabete con vari decenni di anticipo o
addirittura alla nascita. La recente identificazione di vari loci
genetici associati con il diabete di tipo 2 ha sollevato l’ipotesi di
poter usare questi marcatori genetici per predire il rischio di diabete
in giovane eta’, in modo da instaurare programmi di prevenzione precoce
specificamente rivolti agli individui a rischio. Per aumentare il potere
predittivo, sono stati sviluppati genetic risk score basati su
vari marcatori genetici considerati insieme secondo un semplice modello
additivo. I risultati, pero, sono stati piuttosto deludenti, dimostrando
un modesto valore predittivo degli score genetici usati da soli e un
aumento trascurabile delle capacita discriminatorie quando questi
vengono aggiunti a modelli predittivi basati su caratteristiche
cliniche. E’ possibile che l’analisi di interazioni tra geni e fattori
ambientali e l’estensione dello studio a varianti genetiche meno
frequenti possano portare in futuro allo sviluppo di migliori strumenti
predittivi su base genetica. Tuttavia, al momento attuale,
caratteristiche cliniche quali il BMI, alcuni indici metabolici e la
storia familiare di diabete rimangono i migliori fattori disponibili per
predire il rischio di diabete di tipo 2 nella pratica clinica.
A. Doria
Research Division, Joslin Diabetes Center, and Department
of Medicine, Harvard Medical School, Boston, MA
da
G It Diabetol Metab 2011;31:205-212
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