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FLORA BATTERICA INTESTINALE ED ASSORBIMENTO VITAMINICO

 

Sin dal 1907 Elia Metchnikoff, nelle sue ricerche condotte presso l’Università di Messina, ipotizzava che alcune  specie di batteri presenti nell’intestino dell’uomo potessero influenzarne positivamente la salute e la durata della vita. Oggi, dopo un secolo di ricerche e di studi, si può affermare con certezze che la flora batterica intestinale ha funzioni immunologiche , di difesa, metaboliche e nutritive. Per quanto riguarda le ultime due, vari studi hanno messo in evidenza che i batteri endoluminali sono coinvolti nei meccanismi di fermentazione  dei carboidrati e delle proteine con produzione di acidi  grassi a catena  breve (acetato, butirrato, propionato), svolgono azione di deconiugazione degli acidi biliari , giocano un ruolo importante nella sintesi di vitamine e nell’assorbimento ionico, in particolare del calcio, magnesio e ferro. Le vitamine sono composti organici essenziali che devono essere introdotti con la dieta in piccole quantità, perché non prodotte dall’organismo umano, ed il loro assorbimento avviene principalmente a livello dell’intestino tenue con processi di trasporto sia passivo (diffusione semplice e diffusione facilitata, tramite carrier o meccanismo di simporto con il sodio, ad alte concentrazioni) che attivo (ATP – dipendenti a basse concentrazioni). Il ruolo della flora  batterica quindi si esplica diversamente da vitamina a vitamina, ma soprattutto se questa  sia idro – o liposolubile. Per le prime , i batteri attivano e stimolano la liberazione nel lume di enzimi digestivi (idrolisi, fosfatasi) prodotti dagli enterociti oppure sono loro stessi a produrli e liberarli nel lume: la tiamina, nella sua forma  di fosfoestere, necessita di essere  idrolizzata prima di poter essere assorbita soprattutto a livello del duodeno grazie ad un processo ATP dipendente saturabile; lo stesso dicasi per la riboflavina  che, grazie ad una fosfatasi, viene idrolizzata e quindi assorbita anch’essa tramite un processo ATP dipendente saturabile a livello dell’intestino tenue. Per le vitamine liposolubili invece la flora batterica intestinale svolge una duplice funzione: la prima indiretta, cioè volta alla deconiugazione degli acidi biliari (in secondari e terziari) così da consentire la formazione delle micelle lipidiche e quindi un migliore e più idoneo assorbimento lipidico, e l’altro diretto, cioè di vera e propria sintesi. Le vitamine sintetizzate sono la  vitamina K e la vitamina PP (anche se idrosolubile). La vitamina K, in verità, non è una sola vitamina bensì una serie di composti derivanti dal 2-metil-1,4-naftochinone: quella presente  soprattutto nei vegetali, detta vitamina K1 o fillochinone, costituisce la forma preponderante nella dieta e viene assorbita a livello dell’ileo tramite un processo ATP dipendente saturabile; quella sintetizzata  dai batteri a livello del colon, detta vitamina K2 o menachinone, è la forma che viene assorbita a livello colico mediante un processo di diffusione passiva; la vitamina K3 o menadione che invece è di origine sintetica e che , fungendo da provitamina, se assorbita può essere convertita nella forma attiva a livello epatico. La vitamina PP viene normalmente introdotta con la dieta, ma viene altresì prodotta dalla flora batterica (ma anche dall’uomo!) a partire dal triptofano con un rapporto di 1 mg di acido nicotinico ottenuto a spese di 60 mg di aminoacido utilizzato. Oltre a queste funzioni positive, i batteri presenti nel lume intestinale possiedono anche un ruolo lesivo intrinseco: la sintesi di oligopeptidi ed alcuni complessi peptico-glicani-polisaccaridi possono essere dannosi per l’integrità della mucosa intestinale. Tutto ciò risulta essere in un equilibrio precario pronto a rompersi e manifestare patologicamente con le intolleranze agli alimenti o nella sindrome della contaminazione batterica intestinale (S.I.B.O.). Nella S.I.B.O., l’aumento del numero dei batteri comporta un danno nella fase endoluminale o pre-epiteliale dell’assorbimento: si verifica una precoce ed abnorme deconiugazione degli acidi biliari, ciò conduce ad un certo grado di insufficienza biliare per ridotta formazione delle micelle e quindi sfocia nel malassorbimento lipidico, compromettendo così anche l’assorbimento delle vitamine liposolubili. Un altro importante meccanismo è rappresentato dalla reazione di deidrossilazione batterica degli acidi grassi: gli acidi grassi deidrossilati prodotti scatenano un potente effetto catartico, causando secrezione  di acqua ed elettroliti e riducendo così anche l’assorbimento dei nutrienti. A questa sindrome si correlano due disvitaminosi: un malassorbimento di vitamina B12 e un aumentato assorbimento di vitamina B9 (acido folico), che si manifestano clinicamente con un’anemia di tipo macrocitico-megaloblastico secondaria al deficit di cobalamina che, caratteristicamente non viene corretto dalla somministrazione di fattore intrinseco. Il malassorbimento di vitamina B12 è presente in questa sindrome perché si realizza una competizione tra batteri ed organismo ospite per il legame con il complesso vitamina B12- fattore intrinseco; anche la produzione batterica di analoghi inattivi della cobalamina riduce l’assorbimento intestinale di B12 attraverso il legame di questi ultimi con il fattore intrinseco e con i siti recettoriali ideali per la vitamina stessa. L’acido folico, invece, viene prodotto dalla fermentazione batterica di substrati presenti nel lume intestinale e può essere assorbito dall’organismo ospite così da aversi valori sierici normali o elevati della vitamina. Altre disvitaminosi che si legano a questa sindrome, se dura da molto tempo, sono l’osteomalacia da ridotto assorbimento di vitamina D, la tetania ipocalcemica, la neuropatia periferica e le complicanze neurologiche da deficit di vitamina E, l’instabiltà degli indici coagulatori (PT) a seguito di un variabile assorbimento della vitamina K.

 

 

A cura di Carlo Petruzzellis

Da  il giornale AI.D.I.D. n.2,aprile-giugno 2006

 

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ultimo aggiornamento domenica 27 giugno 2010 12.48.49
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