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IL DIABETE NELL’
ANZIANO

Di Antonio Vetrano , diabetologo
E' un dato ormai
noto che sia il diabete mellito che la diminuita tolleranza al glucosio,
IGT (Impaired Glucose Tolerance) aumentano
progressivamente con l'età.
L'aumento dell'attesa di vita e dell'età media della popolazione, è uno
dei fattori più importanti della prevalenza crescente
del diabete nel mondo. Il diabete è infatti presente nel 7-10% della
popolazione anziana, questa rappresenta il 50 % di tutta la popolazione
diabetica senza distinzione di età.
Il 10% di anziani è affetto da diabete non diagnosticato e un ulteriore
10% della popolazione anziana presenta intolleranza al glucosio (IGT).
Quindi il 20% degli anziani ha un diabete diagnosticato o meno; se
s'includono i pazienti con IGT almeno il 30% delle persone al disopra
dei 65 anni presenta un'alterazione del metabolismo degli zuccheri,
nonostante alcune Linee Guida per la classificazione e la diagnosi di
diabete stabiliscano, per gli anziani valori più alti che nel giovane.
Alcune società scientifiche consigliano di controllare la glicemia a
digiuno almeno ogni tre anni a partire dai 45 anni di età. A causa delle
alterazioni della soglia renale, per altro, la popolazione anziana
spesso non presenta i sintomi classici del diabete (poliuria e
polidipsia) sino a che i valori della glicemia non siano
marcatamente elevati. I sintomi, quando presenti, sono aspecifici
(depressione, facile affaticabilità) e spesso attribuiti ad altre
patologie.
E' indispensabile pertanto eseguire uno Screening (in
collaborazione con i medici di Medicina Generale) per identificare i
pazienti con diabete misconosciuto o IGT a partire dai 70 anni d'età.
I diabetici anziani si possono dividere in due gruppi:
I) I diabetici divenuti anziani;
II) Gli anziani divenuti diabetici.
Il primo gruppo è costituito di diabetici di tipo 1 e di tipo 2
divenuti anziani, abituati alla malattia, e non pone soverchie
difficoltà di gestione e comporta solamente una adeguata revisione degli
obiettivi terapeutici.
Il secondo gruppo, quello dei pazienti divenuti diabetici dopo i
sessantacinque anni, per le peculiarità tipiche dell'età, è quello che
pone più problemi dal punto di vista terapeutico e gestionale, con la
necessità di modificare abitudini di vita ed alimentari inveterate.
L'approccio quindi al soggetto diabetico anziano deve tener conto della
cronicità di questa malattia e delle patologie associate, al fine di
assicurarsi un'adeguata adesione al piano terapeutico, E' necessario
ottenere in questo tipo di paziente più che la "Compliance",
la "Concordance" concordando appunto l'intervento
terapeutico e dietetico.
L'anamnesi deve pertanto comprendere:
" anamnesi farmacologica: terapie concomitanti trascinate per anni
talora frutto di automedicazione e quindi non riferite;
" anamnesi sulle abitudini di vita: attività fisica, passeggiate
" anamnesi abitativa: se vive da solo, in famiglia, con figli e nipoti,
in case di soggiorno o protette, se riceve assistenza con pasti a
domicilio; gli orari ed il cibo possono variare in maniera importante ed
essere difficilmente modificabili e le distanze tra i pasti notevoli
specie tra la cena ( ore 18 - 18.30) e la colazione successiva (ore 9 -
9.30)Nell'anziano è frequente una iperglicemia digiuno e una glicemia
postprandiale di grado più elevato perché con l'avanzare dell'età negli
anziani si determina una riduzione della capacità di utilizzare il
glucosio.
Quindi una estrema cautela va
posta nel definire diabetico un paziente anziano, soprattutto prima di
decidere un trattamento farmacologico.
Si devono considerare normali valori sino a 140 mg/dl a digiuno e sino a
200 mg/dl postprandiale (2 ore dopo).
E' opportuno, di conseguenza, praticare sempre una o più curve orarie
valutando soprattutto la glicemia della tarda serata prima di cena, a
5-7 ore dal pasto di mezzogiorno.
Non è infrequente, infatti, riscontrare livelli glicemici di mattino a
digiuno intorno a 140 mg/dl o leggermente superiori che si accompagnano
a glicemia normale intorno ad 80-100 mg/dl, la sera, prima della cena,
specie in soggetti non in trattamento dietetico.
Posta la diagnosi di Diabete,
ancora prima di avviare qualsiasi terapia si rende necessaria una
valutazione multidimensionale del soggetto anziano divenuto diabetico,
che presenta spesso una polipatologia, quindi un problema di politerapia,
al fine di fare il punto della situazione, evidenziando lo stadio delle
possibili complicanze per attuare una prevenzione adeguata.
LA DIETA
La dieta, spesso adottata
autonomamente dal paziente, può essere inadeguata, risultando troppo
povera di carboidrati.
Deve essere ben equilibrata e garantire un adeguato apporto di
carboidrati complessi (55-60% più della metà della alimentazione deve
essere costituita da pane, pasta e frutta, di proteine (10-15%) e di
lipidi (25-30%)
L'alcool non deve superare il 5-10% delle calorie giornaliere e va
generalmente evitato in caso di soprappeso, ipertensione,
ipertrigliceridemia, scompenso metabolico e da vietare in caso di
pancreatite e neuropatia conclamata .
Un adeguato apporto di vitamine e sali minerali può essere garantito da
legumi, frutta fresca e ortaggi che, per il loro contenuto in fibre,
oltre ai noti aspetti metabolici, migliorano la peristalsi intestinale.
SCELTA DEGLI ALIMENTI PER UN ADEGUATO REGIME DIETETICO NEL DIABETICO
(modificata da: Progetto per l'organizzazione dell'assistenza al diabete
dell'adulto 1998.)
Raccomandazioni
- L'apporto
calorico deve essere ridotto solo in presenza di obesità, ma
comunque non deve mai scendere al di sotto di 1300-1400 calorie.
Nella terapia
dell’anziano, specifiche restrizioni dietetiche non si sono rivelate
efficaci nel mantenere il compenso metabolico.
E’ prevista una
dieta suddivisa in 5 o 6 pasti giornalieri; 3 principali più 2 spuntini
ed in caso di somministrazione di insulina serale anche un terzo
spuntino un'ora e mezza circa dopo la cena, specie se la cena viene
consumata per abitudine o per cause ambientali nel tardo pomeriggio (18
– 18,30) e la colazione successiva a mattina inoltrata (9 – 9,30).
Particolare cura
dovrà essere posta a non limitare eccessivamente pane e pasta che
troppo spesso vengono ritenuti responsabili della glicemia alta.; devono
invece costituire almeno il 50% delle calorie totali. La riduzione
marcata dei carboidrati complessi comporta uno squilibrio nella
composizione della dieta diventa proporzionalmente troppo ricca di
lipidi e proteine, evento questo, che associato alla ipoglicemia
facilita l'insorgenza di complicanze metaboliche come la Chetoacidosi e
la Lattoacidosi specie se concomitanti a terapia con biguanidi e
malattie polmonari e/o coronariche, che favoriscono la ipossia tissutale.
Attivita’ Fisica
L’attività
fisica va comunque praticata sia come coadiuvante nella diminuzione del
peso sia come fattore di maggiore benessere
Raccomandazioni
l’esercizio
fisico prudente e graduale, compatibilmente con le condizioni cliniche
ed eventuali patologie concomitanti può favorire il compenso metabolico
e ridurre l’insulinoresistenza.
Quando una opportuna dieta,
un adeguato esercizio fisico e l'eliminazione di eventuali farmaci ad
azione
diabetogena
non abbiano raggiunto gli obiettivi prefissati, è giustificato l'avvio
di una terapia farmacologica.
L'approccio farmacologico va comunque inteso come successivo ed
integrativo della terapia non farmacologica e prevede inizialmente la
monoterapia
ed successivamente, ma solo in alcuni casi, l'associazione di uno o più
farmaci con l’obiettivo del raggiungimento di un’ emoglobina glicosilata
di 8.
Il trattamento va iniziato con Sulfoniluree ad emivita
breve, al più basso dosaggio possibile, tenendo presenti assorbimento,
emivita
ed eliminazione, funzionalità epatica e renale.
La terapia insulinica è specifica del diabete tipo 1, ma può rendersi
necessaria anche nel diabete tipo2, specie nel diabete senile che può
evolvere rapidamente verso la
insulino carenza.
La terapia farmacologica si avvale dei seguenti farmaci:
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Sulfoniluree
·
Biguanidi
·
Repaglinide
·
Inibitori dell'alfaglicosidasi
·
Insulina e analoghi |
SULFONILUREE
il loro meccanismo d'azione è quello di stimolare la produzione di
insulina
L'ipoglicemia è l'effetto collaterale delle sulfoniluree più importante
e grave nell'anziano: oltre che con l'età è correlata alla potenza ed
alla durata d'azione del farmaco utilizzato nonché alla funzionalità
epatica e renale.
Le sulfoniluree possono interagire con molti farmaci; la pluripatologia
del soggetto anziano e le conseguenti e concomitanti terapie
farmacologiche devono essere tenute in adeguata considerazione ad
evitare imprevedibili e pericolose
interazioni.
BIGUANIDI
diversamente dalla sulfoniluree, non stimolano la secrezione insulinica,
bloccano la produzione di zucchero dal fegato, stimolano l'utilizzazione
del glucosio ed inibiscono, l' assorbimento del glucosio a livello
intestinale.
Il principale effetto collaterale della Metformina è la comparsa di
disturbi gastrointestinali e di acidosi lattica (assai raramente), per
quest'ultimo motivo vanno utilizzate con estrema cautela nell'anziano, e
solo in presenza di obesità o comunque di eccesso ponderale.
REPAGLINIDE
Derivato dell'acido benzoico e capostipite di una nuova classe di
farmaci non sulfonilureici, che non entra all'interno della cellula
betapancreatica e per il suo meccanismo d'azione e la brevissima emivita
non determina ipoglicemie tardive, frequenti nell'anziano trattato con
sulfoniluree. La
repaglinide per altro è l'unico ipoglicemizzante orale che per la sua
farmaco cinetica e via di eliminazione ( solamente 8% per via renale,
92% per via epatica) può essere utilizzato nella insufficienza renale
lieve moderata ( clearance della creatinina > 20 ml/min.), non ha azione
sulle cellule alfa pancreatiche come la Nateglinide (non ancora in
commercio in Italia) (23,24). La dose è di 3-12 mg/die in 2-3
somministrazioni subito prima del pasto.
INIBITORI DELLE ALFAGLICOSIDASI
L'acarbose,
l'unico inibitore delle alfaglicosidasi attualmente introdotto in
terapia, agisce a livello intestinale modulando e rallentando
l'assorbimento degli zuccheri; al suo meccanismo di azione sono dovuti i
principali effetti collaterali che consistono in dispepsia, flatulenza,
meteorismo, diarrea e dolori addominali. L'acarbose non svolge una
potente azione antidiabetica ed è generalmente usato in associazione ad
altri farmaci o ad insulina.
INSULINA E ANALOGHI
L'insulina trova elettiva indicazione nel diabete tipo 1, ma, deve
essere utilizzata nel diabete tipo 2, in associazione, quando l'uso
delle compresse sia insufficiente o in esclusiva quando l'uso delle
compresse sia controindicato o in presenza di una complicanza infettiva
o di altri eventi in grado di alterare l'equilibrio metabolico.
L'associazione con analoghi (Aspart o Lispro) trova particolare
indicazione nel diabete tipo2, ove spesso è difficile controllare il
picco postprandiale con la sola terapia orale, che anzi può determinare
ipoglicemie tardive.
Varie medicine possono alterare la glicemia, provocando ipoglicemia
(salicilati, betabloccanti) o iperglicemia (glicocorticoidi, diuretici);
di ciò va tenuto conto e bisogna chiedere al medico se non ci siano
influenze con la glicemia.
Nei riguardi delle complicanze è opportuno ricordare che i pazienti
appartengono a due gruppi: i diabetici divenuti anziani e gli anziani
divenuti diabetici. Nei primi ai danni del diabete si aggiungono quelli
dell'età, nei secondi viceversa ai danni dell'età si aggiungono o si
possono aggiungere quelli dovuti al diabete. Proprio per questo motivo,
mentre il trattamento farmacologico dell'iperglicemia deve essere molto
cauto, tempestiva ed energica deve essere la terapia delle malattie
concomitanti e delle complicanze del diabete.
IPERTENSIONE
Tra le patologie concomitanti un ruolo particolare gioca la
ipertensione, le cui caratteristiche tipiche la accomunano al diabete;
come questo infatti ha gli stessi organi bersaglio
(occhio, cuore, rene, etc..), il distretto vascolare in breve, sia a
livello microvascolare che macrovascolare.
L'ipertensione accelera il danno retinico sia in caso di Retinopatia
diabetica, proliferante o non, sia in caso di edema maculare; a livello
cardiaco può precipitare uno scompenso latente dovuto alla
Cardiomiopatia diabetica, favorire l'infarto miocardico o
un'insufficienza ventricolare acuta; peggiora il danno renale da
nefropatia diabetica con meccanismi per la maggior parte ormai
abbastanza conosciuti.
Il trattamento dell'ipertensione diventa necessario anche in assenza di
una chiara sintomatologia legata ad essa dapprima con terapia non
farmacologica: calo ponderale, riduzione dell'assunzione di alcool,
eliminazione del fumo e riduzione del sale sono presidi terapeutici che
devono essere immediatamente messi in atto e, qualora non sufficienti,
supportati da un'adeguata terapia farmacologica.
Raccomandazioni
L'ipertensione
nell'anziano diabetico va trattata, per ottenere valori pressori
< 120/80, se compatibili con la situazione clinica del paziente, anche
con il ricorso a più farmaci.
RETINOPATIA
Anche se la retinopatia diabetica non è nell'anziano la più frequente
fra le cause di cecità, va sempre opportunamente indagata e trattata.
Raccomandazioni
Screening per la retinopatia al momento della diagnosi. nel tipo 2
Particolare attenzione deve essere prestata ai disturbi della visione
nei pazienti anziani, che devono essere istruiti a guardare coprendo
alternativamente prima un occhio e poi l'altro; una visione confusa può
indicare lo sviluppo di edema maculare, corpi mobili possono indicare
emorragie vitreali, la comparsa di "lampi" può indicare pericolose
trazioni sulla retina con minaccia di distacco.
Almeno una visita annuale è indispensabile, ma può non essere
sufficiente; i disturbi della visione quindi vanno sempre indagati ogni
volta che il paziente si presenta per il controllo per consentire di
prevenire danni che possono divenire irrecuperabili.
NEFROPATIA
Anche per quanto riguarda la Nefropatia diabetica, il trattamento deve
essere quanto più precoce possibile.
Diviene quindi indispensabile l'identificazione dei pazienti con
Nefropatia incipiente (Microalbuminuria 30-300 mg/24 ore) che
frequentemente precede la Nefropatia conclamata (0,5 gr/die di
albuminuria) non sempre indicativa di nefropatia diabetica in quanto
nell'anziano altre patologie possono essere chiamate in causa nella
comparsa di albumina nelle urine.
NEUROPATIA DIABETICA (Mono e polineuropatie sensitivo
motorie - Neuropatie autonomiche)
E' necessario escludere possibili altre cause di neuropatia: Alcool,
Carcinomi, Uremia, Carenza di Vit. B12, malattie autoimmuni che sono
patologie frequenti nell'anziano.
MACROANGIOPATIA
(Cardiopatia - Cerebrovasculopatia - Arteriopatia periferica)
Oltre alle già citate complicanze
microangiopatiche (Retinopatia e Nefropatia) e neuropatiche, il diabete
si caratterizza per le complicanze legate alla Macroangiopatia, anzi è
opportuno ricordare che la Vasculopatia aterosclerotica è la principale
causa di morbilità, invalidità e mortalità nella popolazione diabetica.
PIEDE DIABETICO
Le affezioni i piedi sono tra le
principali cause di morbilità e mortalità nei pazienti diabetici. Nei
soggetti con neuropatia o vasculopatia periferica, traumi anche minimi
portano ad ulcerazioni della cute, infezioni, e gangrena che culminano
nell'amputazione. Il 45% di tutte le amputazioni riguarda pazienti
diabetici ed il rischio in rapporto all'età è 11 volte più elevato nei
diabetici rispetto ai non diabetici.
Raccomandazioni
-
Nell'anziano diventa di primaria importanza l'educazione
all'ispezione dei piedi ogni volta che sia possibile, e comunque ai
controlli ambulatoriali.
- Intervenire
tempestivamente sia attraverso alcune misure comportamentali
(igiene, scelta delle calze e delle calzature, eventuali plantari o
scarpe ortopediche) che a livello farmacologico o dietetico sui
fattori di rischio specifici.
-
Nell'anziano a rischio va rafforzata la educazione alla cura del
piede.
- Ogni
lesione infetta va trattata intensivamente.
Le complicanze croniche del diabete
determinano spesso invalidità e di handicap. Sono necessarie misure di
riabilitazione.La riabilitazione è essenzialmente un’attività
educativa, in cui il paziente acquista le conoscenze, le capacità e le
motivazioni atte a minimizzare l’invalidità o l’handicap derivante dalla
sua menomazione. In particolare nel diabetico alcune di queste
invalidità possono avere ripercussioni sulla malattia stessa con
difficoltà, per esempio, nell’automonitoraggio o nella capacità di
praticare la terapia insulinica o di effettuare attività fisica, con
conseguente peggioramento del compenso metabolico e delle complicanze.
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MENOMAZIONE E
RELATIVA INVALIDITA' NEI DIABETICI ANZIANI |
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Menomazione |
Invalidità |
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Neuropatia |
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Periferica |
Ridotta mobilità |
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Ridotta destrezza manuale |
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Neuropatia Autonomica |
Ridotta mobilità |
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Incontinenza |
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Impotenza |
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Retinopatia |
Riduzione del visus, cecità |
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Nefropatia |
Ridotta tolleranza allo
sforzo |
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Cardiopatia ischemica |
Ridotta tolleranza allo
sforzo |
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Malattia cerebrovascolare |
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Diminuite capacità
cognitive |
Disturbi di comunicazione |
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Riduzione capacità cognitive |
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Alterazioni del visus |
Difficoltà deambulatorie |
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Deficit Motori |
Difficoltà deambulatorie |
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Incontinenza |
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Vasculopatia periferica |
Ridotta mobilità |
Il Diabete nell'anziano pone
dunque, trascendendo il semplice problema del compenso metabolico, tutta
una serie di problematiche internistiche per l'intrecciarsi delle
patologie della vecchiaia con le complicanze del diabete che vale la
pena sintetizzare, richiamando alcuni punti importanti.
-
Screening per
identificare i pazienti con diabete misconosciuto o con
IGT.
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Estrema cautela prima
di iniziare un trattamento farmacologico.
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La terapia va
intrapresa solo quando la dieta, l'esercizio fisico e
l'eliminazione di eventuali farmaci ad azione
diabetogena non abbiano raggiunto gli obiettivi
prefissati.
-
E' opportuno iniziare
con Sulfoniluree a piccolo dosaggio ed a breve emivita,
tenendo presenti assorbimento, emivita e funzionalità
renale.
-
Dieta adeguata
distribuita in 5 o 6 pasti.
-
Terapia insulinica a
due o tre somministrazioni.
-
In ogni caso
trattamento prudente della iperglicemia.
-
Nessun'esitazione nel
passaggio alla terapia insulinica nei casi in cui questa
sia indicata.
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Trattamento
tempestivo, intensivo, delle patologie concomitanti o
delle complicanze, specie l'ipertensione, con il ricorso
anche a più farmaci.
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Trattamento e
riabilitazione delle menomazioni e dell'handicap.
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