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Iperglicemia e SCA: la posizione dell’American Heart Association

4 luglio 2008 (Congresso Medico) – Circulation, la rivista ufficiale dell’American Heart Association, ha recentemente pubblicato un documento emanato dal comitato dell’associazione che si occupa di nutrizione, attività fisica e metabolismo (tra gli autori, spiccano nomi noti come Eugene Barrett, Theodore Mazzone e Antonio Ceriello).

Il documento mira a fare il punto sullo stato attuale delle conoscenze relative all’associazione tra iperglicemia e outcome dei pazienti affetti da sindrome coronarica acuta (SCA), nonché a sottolineare le principali lacune conoscitive in quest’ambito. Tra queste, l’esigenza di definire in maniera precisa che cosa s’intenda per iperglicemia, di sviluppare metodi ottimali per misurare e registrare i valori glicemici nei pazienti ospedalizzati per SCA e di comprendere meglio quali siano i meccanismi fisiopatologici responsabili degli outcome sfavorevoli associati all’iperglicemia stessa.

È noto, infatti, che l’elevazione dei valori glicemici, troppo spesso tollerata in ambito ospedaliero anche a causa di opinioni e abitudini dure a morire, si associa a un importante incremento delle morbilità e della mortalità (a breve e a lungo termine) in numerose categorie di pazienti. Resta peraltro da stabilire se l’iperglicemia costituisca un mediatore diretto di outcome sfavorevoli, nei soggetti affetti da SCA, o se rappresenti solamente un marker di maggiore gravità di malattia.

Gli autori sottolineano l’esigenza di effettuare vasti studi randomizzati volti a stabilire, in maniera conclusiva, se le strategie terapeutiche volte a ottimizzare il compenso glicemico in situazioni acute possano migliorarne significativamente gli outcome, e a definire dei target ottimali per i valori della glicemia; solo allora documenti di consenso come questo potranno tradursi in vere e proprie linee guida.

Circulation 2008;117(12):1610-1619
PubMed

Da www.aemmedi.it

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ultimo aggiornamento domenica 27 giugno 2010 12.48.49
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