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Terapia del diabete tipo 2: farmaci tradizionali o
innovativi?
INTRODUZIONE
Agostino Consoli
Qual è in
realtà l’anti-diabete ideale? Discutendo di questo possiamo capire se
hanno ragione le linee di consenso o se invece vi sia bisogno e spazio
per farmaci innovativi. Quali gli agonisti del GLP-1 e i DPP-4 inibitori
nella terapia del diabete di tipo 2?
Un
anti-diabete ideale dovrebbe ovviamente migliorare il compenso
glicemico, dovrebbe non avere effetti collaterali, avere un costo
ragionevole, avere un basso impatto sulla qualità di vita del paziente,
eventualmente ridurre il rischio cardiovascolare o, quanto meno, non
peggiorarlo, già alto nei diabetici, e avere, forse, la promessa di
agire sui meccanismi patogenetici della malattia diabetica.
Su questi
argomenti, su questi fatti, come si differenziano i farmaci tradizionali
dai farmaci innovativi?
Hanno, i
farmaci innovativi, delle marce in più, degli aspetti di fisiopatologia,
di sicurezza, di efficacia, che possano rendere importante il loro uso,
al di là del loro costo?
Di questo
discutiamo con il professor Sesti, che sarà il paladino della terapia
tradizionale, e con il professor Giorgino, che sarà, invece, l’alfiere
di nuovi farmaci, per cercare di capire cosa in più ci danno i farmaci
innovativi rispetto ai farmaci tradizionali, cominciando con i primo
punto: l’effetto sul compenso glicemico tout court, sulla capacità e la
possibilità di raggiungere i target suggeriti. I farmaci tradizionali
sono alla stessa stregua di quelli innovativi? Hanno qualcosa in più o
hanno qualcosa in meno?
Terapia del diabete tipo 2: farmaci tradizionali ?
Giorgio Sesti
Il compito
di difendere i farmaci tradizionali, relativamente al loro effetto
ipoglicemizzante, è facilitato da una serie di studi Riporto i dati
pubblicati nel 2007, in cui si vede chiaramente che tutti i farmaci
ipoglicemizzanti tradizionali sono in grado di migliorare il controllo
metabolico; in particolare, le sulfaniluree risultano molto efficaci e
riducono di 1,5% i valori di emoglobina glicata, la metformina si
comporta pressoché allo stesso modo, il rosiglitazone o il pioglitazone
riducono di circa un punto l’emoglobina glicata rispetto ai soggetti in
trattamento con un placebo/dieta mentre l’acarbosio risulta leggermente
meno efficace, con una riduzione di emoglobina glicata di circa 0,8%. Il
trattamento è tra l’altro efficace anche quando i farmaci sono in
combinazione fra di loro. In questa analisi, sempre tratta dallo stesso
studio pubblicato nel 2007, si osserva come non esiste una sostanziale
differenza nel potere ipoglicemizzante fra tiazolidinedioni,
sulfonilurea e metformina, mentre le sulfoniluree sono leggermente più
efficaci rispetto all’acarbosio. Ovviamente la combinazione di due
farmaci, come il trattamento combinato metformina e tiazolidinedioni, o
tiazolidinedioni e sulfonilurea, o sulfonilurea e metformina sono più
efficaci nell’indurre una riduzione dell’emoglobina glicata rispetto al
trattamento con un singolo farmaco. Per cui, se posso concludere questa
prima parte, direi che il trattamento con i farmaci tradizionali è molto
efficace nel ridurre i valori di emoglobina glicata in diverse
situazioni cliniche e terapeutiche, sia in soggetti normopeso che nei
soggetti in sovrappeso o obesi.
da Controversie in Diabetologia
Terapia del diabete tipo 2: farmaci tradizionali o
innovativi?
Estratto a cura di Antonio Vetrano ,diabetologo
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