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Convivere con il diabete: aspetti psicologici

Ciro Conversano, Elena Lensi, Lisa Cecchi,Francesca Granchi,Gitana Giorgi, MarcoTimpano Sportiello,Elena Matteucci,Ottavio Giampietro

U.O. Medicina Generale 1,Dipartimento di Medicina Generale,Azienda Ospedaliero-Universitaria

Pisana

Da  MEDIA  , dicembre  2007;7:215-219

Introduzione

La cura del diabete è cambiata nel tempo. Alla terapia insulinica sono stati aggiunti altri farmaci in grado di prevenire le complicanze. Inoltre, è stata sottolineata l’importanza dell’educazione del paziente e della cura della persona nella sua globalità 1. Al centro della cura, infatti, non c’è più “la malattia diabetica”, ma “la persona affetta da diabete”. In quest’ottica, lo psicologo può ricoprire un ruolo decisivo nel favorire l’espressione dei desideri e del vissuto del paziente in relazione alla malattia, soprattutto in quei soggetti diabetici che hanno maggiori difficoltà ad aderire alle cure o a partecipare attivamente alla gestione della propria salute. La negoziazione tra ciò che il medico vorrebbe che il paziente facesse e ciò che quest’ultimo è disposto a fare diventa uno dei possibili spazi d’azione dello psicologo. È infatti ampiamente dimostrato che solo dall’integrazione tra diverse figure professionali complementari può scaturire un piano terapeutico in grado di aiutare il paziente a convivere attivamente con la cronicità e ad acquisire un ruolo di responsabilità nel trattamento della propria malattia.

Caratteristiche psicologiche individuali che influenzano l’adattamento del paziente alla malattia

Le principali caratteristiche psicologiche implicate nell’adattamento del paziente alla propria malattia e che influenzano la sua modalità di partecipazione al trattamento sono il coping, il locus of control, lo stile di attaccamento e il sistema delle credenze del paziente. Il coping, ovvero l’insieme dei processi psicologici che la persona mette in atto di fronte a situazioni critiche ed emotivamente impegnative, è considerato uno dei principali mediatori dell’adattamento del paziente alla propria malattia. Esso infatti svolge un ruolo importante sia nella valutazione sia nella capacità di assumere comportamenti positivamente adattivi 2. Il locus of control indica la tendenza di una persona ad attribuire le cause degli eventi della vita a diversi ordini di fattori: fattori interni (locus of control interno), esterni (locus of control esterno), o il fato 3. Se un paziente ha un locus of control tendenzialmente interno, sarà anche più propenso a pensare che una buona gestione della malattia dipenderà in buona misura da se stesso e dai propri comportamenti, e probabilmente sarà anche maggiormente motivato a partecipare attivamente alla gestione della malattia2. Viceversa, coloro che hanno un locus of control esterno saranno più propensi a credere che i successi o gli insuccessi nel trattamento della malattia dipendano dagli operatori sanitari. Infine, altri pazienti tenderanno ad attribuire al fato e alla fortuna l’evoluzione della malattia. Anche lo stile di attaccamento sembra influenzare la partecipazione al trattamento da parte del paziente diabetico 4 5. Ad esempio, alcuni studiosi hanno riscontrato una correlazione tra lo stile di attaccamento ansioso-evitante e uno scarso rispetto della regolarità della misura del livello glicidico e dell’autosomministrazione del farmaco sostitutivo. Altri ricercatori hanno inoltre riscontrato che i pazienti diabetici con stile di attaccamento ansioso ricorrono più frequentemente a visite specialistiche e riferiscono maggiori sintomi somatici rispetto a soggetti con stile di attaccamento sicuro 5. Infine, la letteratura scientifica sull’argomento ha evidenziato la centralità del costrutto cognitivo denominato “sistema delle credenze”. Tale costrutto, intimamente legato alla concezione individuale sulla natura della malattia, sembra in grado di influenzare la partecipazione al trattamento 6. Quando infatti il sistema delle credenze individuali entra in conflitto con il programma terapeutico previsto dai sanitari, più facilmente che in altre situazioni il paziente rischia di trasformarsi in outsider 6.

Le determinanti psicologiche della scarsa partecipazione al trattamento

La scarsa partecipazione al trattamento del diabete può essere spesso manifestazione di un disagio psichico. Ne è un esempio l’insufficiente adherence che poggia sulla negazione prolungata 2. Il ricorso a questo meccanismo reattivo permette al malato di “proteggersi” dalla conoscenza della reale situazione di salute percepita come intollerabilmente spaventosa. La negazione può essere inizialmente utilizzata come strumento di protezione dallo “shock della diagnosi”, con la finalità di ridurre lo stress legato all’evento malattia. Tuttavia, se la negazione persiste, essa può degenerare in un vero e proprio acting-out, vale a dire totale mancanza di compliance e non accesso al trattamento. Più frequentemente osservabili sono i comportamenti reattivi meno rudimentali e distruttivi come quelli che derivano da un elevato livello di ansia 2. L’ansia sopraggiunge generalmente già nel momento della diagnosi, e può perdurare con andamento irregolare durante il decorso; ad esempio prima di ricevere i risultati degli esami di controllo effettuati, in occasione degli appuntamenti con i medici e in altre situazioni di allarme emotivo. Talvolta l’ansia si concretizza nel timore ricorrente e persistente di giungere alla totale dipendenza. Tutti gli autori concordano che un livello di ansia elevato costituisce un ostacolo alla corretta compliance e all’adeguata adherence rispetto allo stato di malattia 2. Molti autori hanno chiamato in causa il ruolo giocato dallo stress nell’evoluzione del trattamento del paziente diabetico. Il distress, già nota concausa in molti disturbi psicosomatici, può influire negativamente sul decorso del diabete 6. Esso infatti può condurre nel paziente sentimenti di perdita di sicurezza, paura del futuro e di perdita di controllo. Una cattiva gestione dello stress induce nel paziente diabetico la tendenza alla “vittimizzazione” che, come molti autori hanno dimostrato, costituisce uno dei predittori di scarsa adesione al trattamento.

Tipologie di intervento psicologico

Sulla scorta delle considerazioni esposte in precedenza sul portato psicologico della malattia diabetica 18, l’intervento psicologico dovrebbe perseguire i seguenti obiettivi 2:

• promuovere adeguate conoscenze psicologiche negli altri membri del team diabetologico;

• migliorare l’adesione al trattamento previsto da parte del paziente;

• stimolare il paziente all’adozione di strategie di coping adeguate;

• ridurre i comportamenti ad alto rischio per la salute (ad es. fumo, aumento di peso ecc.);

• offrire l’opportunità di counselling psicologico per la gestione dello stress legato alla malattia;

• valutare l’eventuale presenza di patologie psichiche accessorie, in particolare depressione, ansia e disturbi alimentari;

• migliorare il funzionamento delle relazioni intrafamiliari, soprattutto per quanto concerne la comunicazione e le capacità di problem-solving.

Riassumendo, lo psicologo acquisisce un ruolo importante nel favorire l’adozione di comportamenti salutari, nella gestione dello stress da parte del paziente e dei suoi familiari e costituisce una risorsa decisiva per la diffusione di conoscenze all’interno dello staff medico.

Il raggiungimento di tali obiettivi presuppone l’uso di specifiche tecniche che pertengono all’ambito della psicologia clinica e della salute. Il principio guida fondamentale di ogni intervento tecnico di matrice psicologica nel campo delle malattie somatiche consiste nella “significazione dello stato di malattia”. Con ciò si intende che il coinvolgimento del paziente nel trattamento non può essere limitato alla mera informazione “clinico diagnostica” e alle conseguenti prescrizioni, ma deve combinarsi e complementarizzarsi con la fitta rete delle relazioni intra ed extrapersonali che costituiscono la base della sua soggettività. Considerata sotto questo angolo visuale, la malattia di cui il paziente è portatore deve assumere un “significato”. Solo attraverso questo processo di significazione il “paziente” (colui che subisce) non sarà più completamente tale e potrà quindi essere chiamato a svolgere un ruolo attivo nella gestione della propria malattia. L’adherence e la compliance al trattamento saranno sufficienti quando le cure a cui il paziente si sottopone acquistano un significato, quando il trattamento viene percepito come efficace, quando i benefici della cura sono superiori ai costi (intesi in termini di impegno, dedizione e rinuncia), e infine quando l’ambiente di vita del paziente supporta e non si limita a  tollerare il trattamento medesimo 19. Varie sono le tecniche sperimentate e validate come efficaci nel trattamento psicologico del paziente diabetico.

Conclusioni

La proficua gestione del percorso assistenziale del paziente diabetico dipende anche dall’uso corretto della consulenza psicologica. Diventa quindi prescrittivo un monitoraggio costante anche del benessere psichico oltre che fisico dei pazienti diabetici 23 24. L’importanza della presa in carico del versante soggettivo e delle  sue implicazioni psichiche non può essere sottovalutata; non solo perché questa omissione lascia senza copertura assistenziale lo stato di sofferenza psicologica dei pazienti, ma soprattutto perché il disagio psichico interferisce negativamente nel percorso di cura e aumenta il rischio delle recidive e degli aggravamenti, con danni economici e sociali estremamente rilevanti.

Istituto per lo studio e la cura del diabete - Centro di diabetologia accreditato SSN
Regione Campania - Centro di Ricerca sul Piede Diabetico e sull'Educazione Alimentare
decreto n.315 del 19-12-2004
Via XXV aprile, complesso Ex Abetaia - Casagiove - 81022
 
ultimo aggiornamento domenica 27 giugno 2010 12.48.49
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