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Trigliceridemia postprandiale segnala rischio cardiaco?       

  

12-11-2007 

Il rilievo di livelli elevati dei trigliceridi plasmatici nelle prime ore dopo il pasto, in una condizione di non digiuno, potrebbe evidenziare un pericolo di gravi eventi cardiovascolari.

Lo affermano Sandeep Bansal e colleghi del Brigham and Women's Hospital di Boston, che hanno osservato un aumento di infarto del miocardio, di ischemia cardiaca, di rivascolarizzazione coronarica e di morte correlato a un incremento della trigliceridemia misurata 2-4 ore dopo i pasti. Tale incremento è risultato indipendente dai fattori di rischio tradizionali già presenti al basale, dai livelli degli altri lipidi e dai marker di resistenza insulinica.

I risultati erano particolarmente significativi nelle donne. L'associazione tra i trigliceridi misurati a digiuno (situazione classica di prelievo raccomandata dalle attuali linee guida) e tali eventi sembra invece essere meno evidente se si tiene conto dei fattori tradizionali di rischio cardiovascolare.

Lo studio prospettico ha esaminato l'associazione tra i livelli di trigliceridi (a digiuno e non a digiuno) e il rischio di eventi cardiovascolari in 25.509 donne statunitensi sane (20.118 esaminate a digiuno e 6.391 non a digiuno) arruolate nel Women's Health Study.

Il rischio di eventi cardiovascolari è stato misurato nell'arco di 11,4 anni di follow up, nel corso del quale 1.001 partecipanti hanno sperimentato eventi cardiovascolari (276 infarti non fatali, 265 ictus ischemici, 628 rivascolarizzazioni coronariche e 163 morti per cause cardiovascolari), per un valore complessivo di 3,46 eventi ogni 1.000 persone per ogni anno di follow up.

Dopo un aggiustamento delle stime in base a età, pressione arteriosa, fumo e impiego di terapia ormonale sostitutiva entrambi i rilievi (a digiuno e non) sono risultati predittivi di eventi cardiovascolari. Nei pazienti a digiuno, tuttavia, ulteriori aggiustamenti in base al colesterolo totale, a quello HDL e alla resistenza insulinica indebolivano tale associazione. Viceversa, i livelli dei trigliceridi misurati dopo i pasti mantenevano una forte associazione con gli eventi cardiovascolari.

Le attuali linee guida nazionali raccomandano che i profili lipidici siano misurati dopo 8-12 ore di digiuno allo scopo di evitare la variabilità associata ai pasti e fornire una stima più attendibile del rischio. I lipidi postprandiali – sottolineano Bansal e colleghi - potrebbero tuttavia giocare un ruolo importante nella patogenesi della malattia cardiovascolare e riflettere uno stato di resistenza insulinica.

Gli autori forniscono una possibile spiegazione del fenomeno: dopo l'assunzione di cibo, i trigliceridi sono trasportati dai chilomicroni nel circolo sanguigno; la loro lipolisi, catalizzata dalla lipasi lipoproteica, trasforma queste particelle in lipoproteine residue ricche in trigliceridi e altamente aterogene.

L'ipertrigliceridemia postprandiale riflette o un valore di picco o un ritardo nella clearance delle particelle ricche in trigliceridi e può determinare un loro accumulo nell'intima dell'arteria dove restano intrappolate nella parete del vaso.

L'aterosclerosi potrebbe essere un fenomeno postprandiale - commentano gli autori - nel quale le lipoproteine residue giocano un ruolo dominante. I pazienti che soffrono di disturbi genetici che determinano grandi quantità di lipoproteine residue, sviluppano una aterosclerosi prematura e quelli affetti da ipertrigliceridelmia presentano un aumento del rischio di morte cardiovascolare.

Poiché tutte le cellule umane sono in grado di degradare i trigliceridi ma non il colesterolo, e poiché le lipoproteine residue contengono grandi quantità di colesterolo, l'ipotesi più plausibile è che sia il contenuto di colesterolo presente nelle lipoproteine residue a causare l'aterosclerosi entrando nell'intima arteriosa.

Se i trigliceridi sono misurati a digiuno le lipoproteine residue non vengono evidenziate ed è importante sottolineare che - a eccezione delle prime ore della mattina - gli individui si trovano in uno stato di non digiuno la maggior parte della giornata.

Sono in aumento le evidenze su livelli elevati di trigliceridi plasmatici associati a un aumento del rischio di eventi aterosclerotici – commenta l’editorialista Patrick E. McBride. Gli elevati valori sierici dei trigliceridi sono tuttavia legati a un metabolismo anomalo delle lipotroteine, così come gli altri fattori di rischio cardiovascolare (l'obesità, la resistenza insulinica, il diabete mellito e i bassi livelli ridotti di colesterolo HDL).

Quando si determina il rischio cardiovascolare – conclude McBride – sarebbe importante sapere che cosa viene prima, se i livelli elevati di trigliceridi oppure i fattori di rischio associati a tali livelli.

 

JAMA 2007; 298:309-316 e 336-338  .   da  www.fcenews.i

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ultimo aggiornamento domenica 27 giugno 2010 12.48.49
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