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SI SPERIMENTA IL VACCINO CONTRO IL DIABETE DEI BAMBINI

Una pillola al giorno può prevenire il diabete di tipo I nei bambini. Questa malattia colpisce ogni giorno quattro bambini italiani entro i 15 anni e li porta alla dipendenza da insulina. La sperimentazione verrà eseguita su cento bambini in 5 anni. Poi, se funziona, sarà dato il via libera.
Il prossimo 14 novembre sarà la prima giornata mondiale dedicata alla lotta al diabete, il quale causa, direttamente o per le conseguenze, una morte ogni 20 nel pianeta, guerre incluse. I malati di diabete oggi sono 180 milioni nel mondo e tre e mezzo in Italia (di tipo I e II) .
Ma quello che preoccupa di più è il diabete giovanile, il tipo I, da 30 anni in continua crescita (le due zone del mondo con maggiore incidenza sono Sardegna e Lapponia, ma non si sa perché). In Italia ne sono colpiti oltre 1.200 fra bambini e ragazzi, almeno 20 mila costretti a iniezioni quotidiane di insulina per di insulina per controllare il livello di zuccheri nel sangue. La ricerca italiana è in prima linea. Nonostante i pochi soldi: circa 20 milioni di euro in totale, contro più di un miliardo di dollari a disposizione dei colleghi Usa. Un segnale incoraggiante è il nuovo Diabetes research institute (Dri) realizzato al San Raffaele e diretto da Maria Grazia Roncarolo, ricercatrice rientrata in Italia che gli americani rivorrebbero negli States.
Tra i vari studi avviati c'è quello del «vaccino», che consiste in pillole di insulina (ma non con funzioni di ormone) o una formula endonasale (che resta però a livello della mucosa) somministrata ai bambini maggiori di 4-5 anni ritenuti a rischio di sviluppare la malattia. Questa ha lo scopo di tenere occupati gli anticorpi contro l’insulina, che sono poi la causa della distruzione delle cellule del pancreas produttrici appunto dell’insulina. Bloccati gli anticorpi, il pancreas dovrebbe preservarsi. Lo studio sarà condotto nell’ambito del TrialNet, consorzio internazionale finanziato dai Nih (National Institutes of Health) americani e dalla Jdrf. «Vi partecipano 18 centri in tutto il mondo — spiega Emanuele Bosi, coordinatore del protocollo milanese — di cui 5 al di fuori dagli Usa: in Italia siamo gli unici».
Il diabete di tipo I, di cui non sono ancora chiare le cause, insorge acutamente. Ha una lunga incubazione, che inizia nella prima infanzia e può durare decenni. Tuttavia è riconoscibile per la presenza nel sangue di anticorpi contro le cellule beta del pancreas. «Per individuare i piccoli a rischio — spiega Bosi — c’è un semplice test del sangue rivolto ai parenti stretti di persone con diabete di tipo I. Questi ultimi, infatti, hanno una probabilità di ammalarsi 10 volte superiore a tutti gli altri ». Il Dri San Raffaele avrà anche una sofisticata apparecchiatura per individuare in vivo le cellule del pancreas e i meccanismi dell’autoimmunità. Dalle staminali invece proviene la speranza di vincere la guerra. «Soprattutto dalle embrionali — dice Camillo Ricordi, direttore del Diabetes research institute (Dri) di Miami —. Queste cellule hanno il 60% di probabilità di portarci un giorno a una cura definitiva. Il restante 40% andrebbe diviso tra gli altri tipi di staminali».

 

Da  www.italiasalute.it

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ultimo aggiornamento domenica 27 giugno 2010 12.48.49
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