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IL PIEDE : ALTERAZIONI BIOMECCANICHE
Lo stato di
salute del piede è determinato dall’equilibrio tra stimoli posturali,
meccanici o microtraumatici, nonché dal buon trofismo tissutale. In
condizioni di normalità, i rapporti strutturali e molecolari del derma
sono tali da garantire il corretto trofismo cutaneo. In presenza di uno
stimolo non fisiologico o di una iperstimolazione cutanea si alterano i
normali ritmi di rinnovamento ed esfoliazione dei cheratinociti
epidermici. Il risultato è il progressivo ispessimento dello strato
corneo che realizza una ipercheratosi. Alterazioni delle proprietà
cutanee possono contribuire ad alterare la biomeccanica e le pressioni
plantari. La cute nella popolazione diabetica è meno elastica a causa
del meccanismo di glicosilazione non enzimatica delle proteine. La
glicosilazione della cheratina aumenta nei diabetici, ed è strettamente
correlata al controllo della glicemia.
Se un’ipercheratosi viene trascurata,
continuerà ad ispessirsi creando quindi una forza di pressione e
sfregamento con la prominenza ossea. Le deformità del piede, le anomalie
della deambulazione e la limitata mobilità articolare sono tutte
destinate a sfociare in un alterato carico biomeccanico del piede, con
elevata compressione plantare e con un possibile aumento del carico
trasversale non valutabile con la baropodometria e quindi spesso non
risolvibile con i plantari ortopedici a contatto totale.In queste zone
ispessite e non dolenti, a seguito del traumatismo ripetuto durante la
deambulazione, si sviluppa un processo di autolisi infiammatoria ed un
ematoma. In questa fase si avrà un ulteriore ispessimento cutaneo nella
sede di maggior carico, che si comporta da corpo estraneo e determina la
necrosi dei tessuti sottostanti, con formazione di una cavità a
contenuto sieroso o siero-ematico. Questo viene assorbito dall’ipercheratosi
(igroscopica) per poi aprirsi all’esterno sotto forma di ulcerazione. La
formazione di tessuto ipercheratosico rappresenta, dunque, una reazione
protettiva dell’organo cutaneo. L’eccesso di ipercheratosi, la sua
durezza e la riduzione o l’assenza dello stimolo nocicettivo trasforma
l’ipercheratosi in un pericoloso corpo estraneo.
Le aree più
comunemente interessate da tale processo sono: il primo dito, la regione
delle teste metatarsali, le dita a livello apicale e sulle interfalangee
prossimali, il retropiede. L’infezione secondaria è comune soprattutto
quando c’è iperglicemia cronica e/o una vascolopatia periferica. Le
ulcere neuropatiche possono essere rappresentate da una vasta gamma di
forme cliniche, che da lesioni superficiali giungono a volte a gravi
perdite di sostanza con esposizione dei tessuti profondi.
I sintomi della
neuropatia periferica comprendono bruciore, fitte, parestesia,
sensazioni di caldo e di freddo, iperestesia: tutti sintomi che tendono
ad esacerbarsi durante la notte. Ciò è dovuto al fatto che le afferenze
fisiologiche sensitive si trovano “amplificate” per la perdita del
controllo delle grandi fibre (teoria della porta) prime ad essere
interessate dalla neuropatia diabetica. Dal momento che studi
prospettici hanno dimostrato che la perdita della sensibilità è un
importante segno predittivo delle ulcere del piede, è essenziale
procedere a regolare esame neurologico dei piedi di tutti i pazienti
diabetici. Infatti, un piede caldo e insensibile è un tipico
piede “ad alto
rischio ulcerazione”. A livello podologico è necessario fare uso di un
test semi-quantitativo utilizzando un Monofilamento di Semmes–Weinstein
(vedi foto). Studi prospettici hanno rivelato che l’incapacità di
percepire il monofilamento da 10 gr sulle dita o sul dorso del piede è
predittiva dell’insorgenza di un’ulcera nel piede diabetico. Il
vantaggio di questo test sta nella sua semplicità, nella rapidità e nei
costi contenuti. Pertanto gli esperti suggeriscono che il test con il
monofilamento da 10 gr/cm2 sia il test chiave per determinare il rischio
futuro di ulcerazione.
Da PODOLOGIA , VOLUME
II
Le medicazioni nelle
ulcere croniche
di Gaetano Di Stasio |