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Ipertensione e diabete: i fattori di rischio cardiovascolare vanno a
braccetto
L’ipertensione sembra essere un
fattore di rischio non soltanto per la patologie cardiache ma anche per
il diabete di tipo 2. Secondo quanto riferito dallo scienziato David
Conen sul numero di ottobre dell’European Heart Journal, le donne con
ipertensione o con pre-ipertensione hanno un significativo incremento
del rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 rispetto alle donne con
pressione bassa. Insieme ai colleghi della Harvard Medical School, Conen
ha studiato i dati relativi a circa trentottomila donne senza diabete e
senza disturbi cardiaci che sono state divise in quattro gruppi a
seconda dei livelli della loro pressione sanguigna: normali, ottimali,
più elevati della norma e con ipertensione.
Lo studio ha avuto inizio nel 1993 ed
è durato dieci anni: i ricercatori hanno analizzato soprattutto
l’incidenza dei casi di diabete mettendoli in relazione con i valori
della pressione e tenendo conto anche di fattori di rischio come il
fumo, il consumo di alcol, il peso corporeo e precedenti familiari di
diabete.
Al termine dello studio è emerso che
le donne ipertese avevano una probabilità di tre volte superiore di
ammalarsi successivamente di diabete rispetto a quelle che avevano
valori pressori nella norma e questo rischio era indipendente dal peso
corporeo. Un rischio più elevato riguardava anche le donne con
pre-ipertensione: secondo quanto spiegato da Conen, quelle i cui valori
salivano progressivamente nel corso dello studio pur rimanendo nella
norma avevano un incremento del rischio pari al 26% rispetto a chi
mostrava valori stabili o in discesa. Le donne che passavano, nel corso
del follow-up, da una pre-ipertensione all’ipertensione avevano una
percentuale di rischio/diabete superiore del 64%.
“I nostri risultati non solo
dimostrano che i fattori di rischio cardiovascolare sono spesso
intrecciati tra loro ma suggeriscono anche che le donne con
pre-ipertensione o ipertensione conclamata dovrebbero tenere sotto
controllo anche i livelli di zuccheri nel sangue” ha concluso lo
studioso statunitense.
MFL - 30/10/2007
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