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L'insufficienza Venosa Cronica nell'obeso
Per quanto riguarda l’obesità,
è noto da tempo che l’eccesso ponderale rappresenta un fattore di
rischio per l’insorgenza o l’aggravamento dell’Insufficienza Venosa
Cronica sia superficiale che profonda degli arti inferiori.
Il sovrappeso è una componente presente in molti pazienti affetti da
malattie vascolari, nei quali il distretto degli arti inferiori è sede
di ritenzione idrica e di complicanze flebolinfologiche molto più di
quanto si osservi nei soggetti magri o normotipi.
Il soggetto obeso si muove poco e si muove male, nel senso che mette
poco in attività le sue pompe muscolari.
L’alterata dinamica respiratoria con l’aumento della pressione
endoaddominale, dovuto alla grande quantità di cellule adipose presenti
nel grembiule omentale e nei meso dell’intestino tenue e crasso, fa sì
che venga notevolmente rallentato il deflusso di sangue dagli arti
inferiori, particolarmente quando il soggetto è in posizione
ortostatica, cioè fermo in piedi.
Il sangue ristagna nel distretto microcircolatorio, l’ipertensione
venosa dilata le venule e i capillari, compaiono le teleangiectasie e le
varici reticolari.
Quando alla condizione di obesità, di solito acquisita nella vita
adolescenziale o nella vita adulta per eccessiva introduzione di
alimenti o per scarsa attività fisica, si associa la predisposizione
familiare o la cosiddetta meiopragia della parete venosa per alterato
contenuto di elastina e collagene della tunica media delle vene, ecco
che la malattia varicosa si estrinseca in tutto il suo potenziale con la
comparsa di varici ben evidenti e ben palpabili sia alla coscia che alle
gambe di tali pazienti obesi
estratto da
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