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Il
microinfusore : mare e sport
Bagni in mare
Chi indossa un microinfusore e lo tiene all’esterno dei vestiti non deve
preoccuparsi della pioggia o di schizzi d’acqua da pozzanghere mentre va
in bici o corre. Può andare in barca, a pesca, o passeggiare sulla riva
con il mare mosso. Diverso il discorso per bagni, nuotate o immersioni.
Dopo una nuotata o un bagno o la caduta accidentale del microinfusore
nell’acqua è sempre consigliabile controllare se il microinfusore
funziona correttamente e se si sono attivati degli allarmi.
Alcuni microinfusori sono costruiti in modo da resistere per lungo tempo
sott’acqua, anche a qualche metro di profondità; per altri microinfusori
invece le Case produttrici raccomandano di limitare a 30 minuti la
durata dell’immersione e a un metro la profondità massima raggiungibile.
Se il microinfusore è stato immerso nell’acqua di mare, si consiglia di
pulirlo delicatamente per rimuovere la salsedine.
Ovviamente nulla impedisce di staccare il microinfusore e il catetere
dall’agocannula, che invece rimarrà inserita nel sottocute.
ATTIVITA’ SPORTIVA
>
Mangiare prima
> Ideale
per lo sport
> Quando
‘staccare’
> Le
ipoglicemie ‘dopo sport’
Tutte le attività che
coinvolgono i muscoli, (sport in genere, ma anche lavori domestici,
giardinaggio, lavare la macchina, fare delle passeggiate, ballare,
trasportare dei pesi, ecc.) influenzano la glicemia, e quindi il
fabbisogno insulinico, in modo variabile da individuo a individuo a
seconda del tipo, della durata e dell’intensità dello sforzo. Il
microinfusore è perfettamente compatibile con l’attività fisica,
considerata parte integrante di una vita sana. La gestione di attività
quali la passeggiata in bicicletta o la corsa è resa più semplice
dall’utilizzo del microinfusore.
Mangiare prima
Se l’esercizio è di durata piuttosto lunga e richiede un grande
dispendio fisico si consiglia di assumere prima di iniziarlo dei
carboidrati complessi.
In prima approssimazione, 15-30 grammi di carboidrati correggono 30-60
minuti di attività moderata, ma molto dipende dal tempo intercorso dalla
somministrazione dell’ultimo bolo e dall’entità dello stesso, dal grado
di insulinizzazione basale e di sensibilità all’insulina.
Ovviamente in situazioni di importante iperglicemia, soprattutto se
accompagnate da chetonuria, ci si dovrà astenere da ogni attività
fisica, concentrandosi invece sulla risoluzione dello squilibrio
glicemico.
Ideale
per lo sport
La gestione della terapia insulinica durante l’attività fisica risulta
quindi relativamente facile con il microinfusore. Occorre però
progettare, insieme al Diabetologo, uno schema nutrizionale e insulinico
adatto.
Se il microinfusore è perfettamente compatibile con l’attività fisica, è
particolarmente indicato nell’attività sportiva. La gran parte degli
atleti insulinodipendenti che si esprimono a livelli agonistici adotta
questo metodo di somministrazione dell’insulina.
Quando
‘staccare’
La prima scelta da fare è se staccare o non staccare il microinfusore
durante l’attività. In alcuni sport staccare è la regola (tutti gli
sport di contatto come lotta, judo, karate, rugby, ma anche nuoto,
calcio, basket o pallavolo), in altri è discrezionale (quelli in cui si
sta ‘seduti’, per esempio, e il ciclismo o il canottaggio, quelli di
lunga durata come il tennis, il golf, la marcia).
In ogni caso, l’entità della correzione (quanto bisogna ridurre
l’infusione di insulina) è decisamente maggiore (10-50%) rispetto
all’attività fisica di cui si è parlato prima e dipende da diversi
fattori (equilibrio a riposo, calorie extra, tipo e durata dell’attività
fisica, ecc.).
Le
ipoglicemie ‘dopo sport’
Una partita di tennis, una passeggiata impegnativa, una lunga corsa in
bicicletta possono richiedere riduzioni anche del 50% della basale,
mentre per uno sforzo intenso ma di breve durata oppure prolungato ma
modesto basta magari il 10%. Oltre alla percentuale di riduzione bisogna
anche impostare la durata della stessa. Dopo la fine dello sforzo,
infatti, i muscoli continuano ad assorbire glucosio dal sangue (e quindi
la glicemia continua a diminuire) per ricostituire le ‘scorte’ di
energia, per cui è necessario che la riduzione temporanea della basale
tenga conto
di questa fase di ‘recupero’.
Se lo sforzo è stato particolarmente intenso e prolungato la glicemia
può rimanere bassa a lungo, fino a 12-24 ore. Bisogna perciò
controllarla anche durante la notte se si vuole evitare l’ipoglicemia.
Inutile dire che anche in questo caso bisogna procedere per tentativi
prima di raggiungere la correzione ottimale.
È necessario tenere sempre ben presente il rischio di ipoglicemia, avere
sempre a portata di mano carboidrati semplici e complessi, e controllare
ripetutamente la glicemia. Il passaggio da una fase sedentaria a una di
moderata attività fisica comporta sempre un netto aumento della
sensibilità all’insulina e viceversa. Un diabetico che alterna mesi o
stagioni di moderato esercizio fisico ad altre di inattività dovrà
apportare frequenti variazioni al proprio schema terapeutico. Viceversa,
nelle persone ‘allenate’ l’andamento della insulinosensibilità è
piuttosto costante, al punto che rimane tale anche se per qualche giorno
o settimana l’attività fisica viene interrotta.
Da
WWW.MICROINFUSORI.IT
A cura
di Antonio Vetrano , diabetologo |