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IPERTENSIONE ARTERIOSA NEL PAZIENTE METABOLICO

Con quali intervalli di tempo va
misurata la pressione arteriosa nel paziente diabetico?
La pressione arteriosa deve essere
misurata a ogni visita, quindi con intervalli di 3-6 mesi.
La necessità del controllo è
principalmente motivata da due fatti:
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secondo i dati dell’epidemiologia dal 20 al
60% dei diabetici di tipo 2 e circa il 30% dei diabetici di tipo 1 sono
ipertesi. Nei diabetici la prevalenza di ipertensione è da 1,5 a 3 volte
maggiore che nei non diabetici.
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La compresenza di ipertensione arteriosa
raddoppia il rischio di mortalità ed eventi cardiovascolari nei
diabetici.
Il trattamento dell’ipertensione è
efficace per la prevenzione delle complicanze del diabete?
Si. Lo stretto controllo della
pressione arteriosa nello studio United Kindom Perspective Diabetes
Study ha ridotto del 24% complessivamente tutte le complicanze
diabetiche, del 32% le morti correlate al diabete, del 44-5 gli ictus
cerebrali e del 37% le complicanze microvascolari, in particolare la
progressione della retinopatia diabetica e la necessità di
fotocoagulazione retinica.
A che livelli di pressione
arteriosa va iniziata la terapia per l’ipertensione nel diabetico?
Il paziente diabetico con pressione
arteriosa >130/85mm Hg è un paziente ad alto rischio di eventi
cardiovascolari (> 20% in dieci anni), indipendentemente dalla
compresenza di altri fattori di rischio o di danno d’organo. Studi
controllati hanno dimostrato l’efficacia del trattamento ipotensivo
nei diabetici a partire da questi valori pressori. Per questo motivo,
qualora dopo l’applicazione di misure igienico-dietetiche (dieta
iposodica, ipocalorica se necessario, povera in grassi saturi, con
corretto apporto di vegetali, cessazione del fumo, riduzione
dell’apporto di alcool, aumento dell’esercizio fisico) i valori pressori
rimangono in ripetuti controlli > 130/85 mg/dl, è indicato il
trattamento farmacologico dell’ipertensione. Nei pazienti non diabetici
con sindrome metabolica l’eventuale inizio della terapia a questi valori
è indicato nei soggetti ad lato rischio dopo valutazione del rischio
cardiovascolare assoluto.
Quali sono gli obiettivi del
trattamento dell’ipertensione nel paziente diabetico?
L’obiettivo del trattamento
antiipertensivo nei pazienti diabetici è 130/80 mm Hg, quindi inferiore
al valore di 140/80 mm Hg previsto in altri pazienti. Questi valori sono
giustificati da studi controllati di confronto fra trattamenti con
obiettivi pressori diversi: il perseguire un obiettivo pressorio più
basso ha ottenuto una significativa riduzione degli eventi
cardiovascolari nei diabetici. Ottenere una pressione arteriosa
sistolico <140 mm Hg è spesso difficile, soprattutto negli anziani.
Quali caratteristiche dovrebbero
avere l’ipotensivo “ideale” per il paziente diabetico?
L’ipotensivo ideale per il paziente
diabetico deve essere di provata efficacia su end points solidi, privo
di effetti collaterali metabolici, possibilmente capace di intervenire
su uno o più fattori patogenetici della sindrome metabolica. Al momento
il rilievo clinico del terzo punto è trascurabile.
Va ricordato anche che:
-
il raggiungimento dell’obiettivo pressorio con
un regime che non produca effetti collaterali e con un costo contenuto è
il fatto più importante;
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le misure igienico-dietetiche, in particolare
il decremento ponderale e la riduzione dell’apporto di sale sono
indispensabili;
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spesso per raggiungere gli obiettivi
terapeutici è necessario associare più farmaci.
Esistono farmaci ipotensivi
assolutamente controindicati nel paziente diabetico?
No.
Da Domande e
Risposte in malattie metaboliche e diabetologia a cura di Carlo Giorda |