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La
terapia farmacologica del diabete di tipo 2
La terapia
farmacologica del diabete di tipo 2 sta subendo un radicale mutamento a
causa delle migliori conoscenze
fisiopatologiche
di questa condizione e della consapevolezza della ridotta efficacia a
lungo termine dei farmaci orali tradizionali. L’United Kingdom
Prospective Diabetes Study (UKPDS) ha dimostrato che il miglioramento
del controllo
glicemico, ottenuto con i farmaci orali tradizionali, riduce l’incidenza
di complicanze microvascolari di circa il 25%.Tuttavia, lo stesso studio
ha indicato che i farmaci orali tradizionali mantengono un controllo
glicemico accettabile, nell’arco di nove anni, solo nel 20-25% dei
pazienti, mentre nella maggior parte di loro è necessario il passaggio
alla terapia insulinica o di associazione. Pertanto, nuovi farmaci con
meccanismid’azione mirati alle specifiche alterazioni fisiopatologiche
del diabete di tipo 2 sono apparsi sulla scena terapeutica, allo scopo
di sfruttare a pieno le possibilità di trattamento di questa condizione.
Nell’evoluzione
naturale del diabete di tipo 2 l’iperglicemia a digiuno diventa
clinicamente evidente quando la produzione epatica di glucosio aumenta
esageratamente a dispetto di un incremento concomitante delle
concentrazioni plasmatiche d’insulina, proprio a indicare una resistenza
epatica all’azione
dell’insulina .
La glicemia a digiuno è un parametro integrato del metabolismo in
generale ed esprime, se nei limiti accettabili per un diabetico, una
corretta insulinizzazione epatica notturna condizione essenziale per una
tolleranza glucidica accettabile il giorno successivo L’aumento della
produzione epatica di glucosio si correla con i livelli d’iperglicemia a
digiuno . Quindi l’iperglicemia a digiuno diventa il fattore
determinante del controllo glicemico e richiede l’impiego di farmaci
insulino-sensibilizzanti che riducano l’esagerata produzione di
glucosio, mediante un miglioramento dell’azione epatica dell’insulina.
Nella pratica
clinica l’approccio farmacologico deve avere come obiettivi la
correzione dell’iperglicemia a digiuno e la riduzione delle escursioni
glicemiche
post-prandiali e
quindi deve essere mirato al miglioramento sia della secrezione sia
dell’azione dell’insulina. Purtroppo, non è ancora disponibile un
farmaco
che possa
correggere entrambe le alterazioni fisiopatologiche del diabete di tipo
2 e quindi l’impiego della monoterapia è limitato alle condizioni più
rare,
in cui prevale
l’uno rispetto all’altro difetto. Nella maggior parte delle situazioni i
due difetti coesistono in misura più o meno eguale ed è necessario
utilizzare una combinazione di farmaci. il diabete di tipo 2 è una
malattia evolutiva,per cui dopo un iniziale miglioramento del controllo
glicemico, ottenuto con monoterapia, si assiste a un progressivo
deterioramento della glicemia dipendente dal declino della funzione
secretoria betacellulare. Pertanto, è necessario un continuo
aggiustamento del
regime terapeutico, usando una combinazione di uno o più farmaci, allo
scopo di mantenere il livello di controllo glicemico desiderato. In
quest’ottica la ricerca farmacologica ha cercato di sviluppare nuovi
farmaci, con effetti mirati sulla secrezione e/o azione insulinica, che
avessero una maggiore
specificità e
sicurezza di quelli impiegati finora nella terapia del diabete di tipo
2. La resistenza insulinica solitamente precede il deterioramento della
tolleranza glucidica ed è presente nel corso dell’evoluzione della
storia naturale del diabete di tipo 2, rappresentandone una
caratteristica persistente di questa condizione. Pertanto, la cura della
resistenza insulinica può considerarsi, oggi, una terapia di base del
diabete di tipo 2, che può essere utilizzata in tutte le fasi evolutive
della malattia.
Conclusioni
La terapia orale del
diabete di tipo 2 è stata finora limitata all’uso di due o tre classi di
farmaci, di cui le sulfoniluree e le biguanidi vengono utilizzati da
quasi mezzo secolo. Lo studio UKPDS ha dimostrato che l’impiego dei
farmaci orali tradizionali consente di contenere lo sviluppo delle
complicanze micro- e
macrovascolari
nel diabete di tipo 2, ma non di prevenire il progressivo deterioramento
del controllo glicemico, che è correlato alla perdita della funzione
secretoria beta-cellulare. Pertanto, si rendono necessari continue
valutazioni del paziente diabetico e periodici aggiustamenti del regime
terapeutico allo
scopo di
mantenere il livello di controllo glicemico desiderato.
G. PERRIELLO
Dipartimento di Medicina Interna e Scienze Endocrine e Metaboliche,
Università degli
Studi di Perugia, Perugina
Da GIDM , Rassegna |