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La storia del trapianto di tessuto  pancreatico

 

Nel 1893, il chirurgo inglese Williams Watson tentò di trapiantare dei frammenti di pancreas di pecora in un ragazzo di 15 anni con diabete allo stadio terminale 1. Questo primo xenotrapianto venne effettuato in un momento di intenso dibattito sul fatto che il pancreas fosse in grado di produrre una sostanza che distruggesse lo zucchero. Nel 1892 Minkowsky aveva riportato che la rimozione del pancreas nei cani era associata con il diabete e che il posizionamento sottocutaneo di una porzione di pancreas (il processo uncinato), in assenza di comunicazione con il tratto gastrointestinale, preveniva la mortalità associata alla pancreatectomia totale. Questo implicava che una sostanza pancreatica, che non era secreta nel tratto gastrointestinale, avrebbe potuto essere responsabile della regolazione dei livelli di glucosio. Tuttavia, dopo che Williams ebbe trapiantato i frammenti pancreatici dalla pecora appena macellata (di fresco), il ragazzo morì pochi giorni più tardi. A quel tempo non si conosceva nulla circa la reazione immune di rigetto dei trapianti di tessuto xenogenico, e Williams suggerì che questa incapacità a curare il diabete da parte dei frammenti pancreatici trapiantati avrebbe dovuto mettere in guardia nell’attribuire troppa importanza al pancreas nella patogenesi della malattia. Questo tentativo precedette di almeno tre decadi la scoperta dell’insulina, che cambiò il destino di milioni di pazienti affetti da questa condizione. Tuttavia, la dolorosa lezione del ventesimo secolo fu che quel trattamento con l’insulina esogena da sola non poteva prevenire le complicanze croniche che sono frequentemente associate al diabete. L’importanza di mantenere uno stretto controllo metabolico con frequenti iniezioni di insulina fu chiaramente dimostrata in numerosi trial clinici, cosi come il migliorato controllo metabolico fu associato con una ridotta incidenza e/o progressione delle complicanze del diabete. Nonostante ciò, il trattamento insulinico intensivo poteva essere applicato con successo in meno del 10% dei pazienti dello studio a causa di un aumentato rischio di severi episodi di ipoglicemia in confronto con i pazienti di controllo che ricevevano trattamenti insulinici tradizionali.

Istituto per lo studio e la cura del diabete - Centro di diabetologia accreditato SSN
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ultimo aggiornamento domenica 27 giugno 2010 12.48.49
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