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Ruolo dell’insulino-resistenza nella storia naturale del diabete di tipo
2
Il ruolo dell’insulino-resistenza
nel determinare l’iperglicemia nel diabete di tipo 2 si esplica a
molteplici livelli. In primo luogo, la produzione endogena di glucosio,
parzialmente refrattaria all’azione inibitrice dell’insulina , causa una
esagerata immissione di glucosio nella circolazione. In secondo luogo,
anche l’utilizzazione di glucosio, specialmente nel muscolo scheletrico
e nel tessuto adiposo, e’ deficitaria nel paziente affetto da diabete di
tipo 2 e provoca iperglicemia. Nella genesi dell’insulino-resistenza sia
a livello della produzione endogena di glucosio sia a livello
dell’utilizzazione sono pesantemente coinvolti anche il metabolismo
lipidico e il tessuto adiposo. Dati piu’ recenti suggeriscono la
possibilita’ che l’insulino-resistenza a livello molecolare colpisca
anche la beta-cellula del paziente con diabete di tipo 2 e possa essere
implicata nella perdita di funzione e massa beta-cellulare.
L’attuale
definizione di diabete di tipo 2 (DM2) stabilisce che si tratta di una
sindrome in cui l’iperglicemia è dovuta a un deficit beta-cellulare
quasi sempre associato a insulino-resistenza.
Il
riconoscimento del ruolo di entrambi i fattori, pur in una sfumata
preminenza attribuita al difetto beta-cellulare, non ha del tutto sedato
la pluridecennale controversia fra sostenitori della tesi che il DM2 è
fondamentalmente dovuto a un problema di secrezione insulinica e i
partigiani della tesi che la malattia è causata da un deficit di azione
insulinica. L’osservazione dei profili glicemici e insulinemici delle 24
ore in soggetti sani e pazienti con DM2 mette in evidenza glicemie per
definizione elevate nei secondi a fronte di insulinemie non molto
discoste dal normale
il ruolo dell’insulino-resistenza
va esaminato primariamente in rapporto a quei fenomeni/effettori che
determinano, come cause prossimali, la glicemia, cioè la produzione
endogena e l’utilizzazione di glucosio.
I modelli più
studiati sono quelli rappresentati da soggetti ad alto rischio di
sviluppare malattia, nel tentativo di verificare se in questi soggetti
esistano anomalie potenzialmente capaci di condurre al DM2. Fra questi,
particolare importanza per numerosità e dettaglio degli studi
sperimentali va attribuita ai parenti di primo grado di pazienti con
DM2, quando ancora mostrano una normale omeostasi glucidica
Numerosi studi
hanno evidenziato che l’insulino-resistenza determina l’emergere della
vulnerabilità beta-cellulare tipica dei parenti di primo grado di
pazienti con DM2.
Questo dato
concorda con numerose evidenze derivate dagli studi prospettici,
prevalentemente condotti in gruppi di pazienti ad alto rischio, in cui
l’insulino-resistenza , come del resto il deficit beta-cellulare, è
fattore di rischio per lo sviluppo di DM2 . D’altro canto, in gruppi di
pazienti a basso rischio (circa 4 volte più basso del rischio di
sviluppare diabete nella popolazione italiana) l’insulino-resistenza non
è un predittore dello sviluppo di DM2 . La spiegazione offerta per
questo dato apparentemente paradossale è che, in realtà, l’insulino-resistenza,
ma anche il deficit beta-cellulare, siano, più che essi stessi i fattori
responsabili della suscettibilità al diabete, le spie di uno o più
fattori, presumibilmente genetici, che sono presenti in individui ad
alto rischio di diabete.
Accanto a
questi dati, vanno messi in rilievo i dati ottenuti nell’unico studio
fisiopatologico longitudinale di storia naturale del DM2 . I soggetti
con normale tolleranza al glucosio che diventarono diabetici erano
all’origine più insulino-resistenti di coloro che conservarono una
normale tolleranza al glucosio. Il passaggio a ridotta tolleranza ai
carboidrati e poi a diabete era accompagnato da un modesto peggioramento
della insulino-resistenza e da un crollo impressionante della funzione
secretoria beta-cellulare. Pertanto anche questo studio conferma un
modello di sviluppo di malattia in cui l’insulino-resistenza è l’insulto
principale che fa emergere una vulnerabilità beta-cellulare
presumibilmente di origine genetica
Un recente
studio fisiopatologico ha ricapitolato in condizioni sperimentali quello
che si crede essere uno scenario tipico della storia naturale del DM2 :
. Una
infusione di 4 giorni di una emulsione di lipidi è stata in grado di
indurre insulino-resistenza, specialmente epatica, e una riduzione della
secrezione beta-cellulare in soggetti con storia familiare di DM2, ma
non in soggetti senza storia familiare, a mettere ulteriormente in
evidenza una vulnerabilità dell’asse insulina-glucosio, svelabile con
uno dei più tipici fattori ambientali noti per indurre
insulino-resistenza.
Infine dati
recenti e convergenti suggeriscono che nel paziente con DM2 vi sia nel
muscolo scheletrico una soppressione del programma di espressione genica
tale da giustificare l’induzione di insulino-resistenza .
Un’ulteriore
sfaccettatura del possibile ruolo dell’insulino-resistenza nel DM2 è
emersa recentemente, con la scoperta che anche la beta-cellula è dotata
di recettori insulinici e dell’intero apparato di trasmissione del
segnale insulinico.
Quindi, uno
sguardo all’insulino-resistenza dal punto di vista molecolare permette
di includere la beta-cellula fra gli organi bersaglio dell’azione
insulinica e l’insulino-resistenza beta-cellulare come una delle
possibile cause dei difetti di funzione e patrimonio beta-cellulare nel
paziente diabetico.
Conclusioni
Il riesame qui
condotto del ruolo dell’insulino-resistenza nella patogenesi del diabete
di tipo 2 ci permette di concludere che:
• l’insulino-resistenza
periferica (muscolare) spesso predice e precede lo sviluppo di DM2 nei
soggetti a rischio elevato di sviluppare la malattia
• l’insulino-resistenza
per la produzione endogena del glucosio è presente, è causa di
accelerazione della gluconeogenesi e ha un ruolo quantitativamente
importante nel causare iperglicemia a digiuno e post-prandiale
• l’insulino-resistenza
periferica (muscolo scheletrico) ha un ruolo nell’alimentare la
gluconeogenesi a digiuno e ha un ruolo quantitativamente simile all’insulino-resistenza
epatica nel determinare iperglicemia post-prandiale
• l’insulino-resistenza
del tessuto adiposo, specie attraverso effetti non classici degli acidi
grassi liberi e un ruolo associato delle adipochine, concorre a
determinare insulino-resistenza sia per la produzione endogena sia per
l’utilizzazione del glucosio
Riccardo C.
Bonadonna
Estratto dell’articolo a cura di Antonio Vetrano |