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I
nuovi
disturbi invisibili: l’ansia
Aprendo il quotidiano si apprendono sia
notizie buone sia cattive, ma quella che mi fa riflettere è che la mia
città, Prato, non è solo la prima in produttività, per diffusione d’auto
o cellulari, ma soprattutto per essere fra le prime città che usano
antidepressivi, ansiolitici e guarda strano, prodotti contro l’impotenza
maschile fin dall’età giovanili.
Questa premessa, non esaltante pone un
serio problema in altre parole quello di capire le cause di
questo”malcostume” quindi prevenire piuttosto che curare e la prima
indiziata è senz’altro l’ansia.
Negli anni 70, una canzone d’A.
Celentano diceva: ” La nevrosi è di moda, chi non ha ripudiato sarà…”.
Eravamo in piena espansione, il boom
economico catalizzava tutti, uomini, donne e bambini.
Tutti correvano come matti, era
indispensabile emergere, fare qualcosa per evidenziare il proprio status
simbol una richiesta esagerata di visibilità.
La vanità era indistintamente un
catalizzatore ed era soddisfatta in base alla propria disponibilità
economica, si acquistava in negozi più o meno ricercati purché avessero
la “marca e la firma” per poi poter sfoggiare pubblicamente l’immagine
propria.
Si pensava solo alla razionalità, la
filosofia dell’interiore dell’essenza vera dell’uomo era un mero
ricordo, s’iniziava a vedere lo scollamento fra le generazioni, gli
anziani, abituati ad altri ritmi, non erano considerati più dei saggi,
ma dei pesi.
La gran famiglia di un tempo si
riduceva a poche persone, iniziava l’era della famiglia nucleare e non
più patriarcale.
Le rivoluzioni sia industriale e
sociale iniziavano a sentire i primi sintomi d’instabilità,
d’incertezza, d’insicurezza, i mali oscuri fino allora “rari” si
espandevano.
I medici iniziarono a classificare
questi sintomi come disturbi psicosomatici, poiché non ne conoscevano le
cause.
I farmaci, ansiolitici, antidepressivi
che fino allora avevano un mercato molto ristretto, iniziarono ad avere
un’enorme importanza, addormentavano la psiche quindi non facevano
pensare ieri come oggi, per riposare e dormire occorreva ricorrere alla
“pillola”.
Lo psicologo in Italia, se non nelle
grandi città universitarie, non aveva grandi spazi, la cultura italiana
lo considerava e spesso anche oggi, uno strizza cervelli adatto solo ai
“ciucchi”.
Nel nostro paese noi importiamo dopo
anni ciò che in America ha gran diffusione e importanza, infatti, gli
americani considerano lo psicologo essenziale per la vita di tutti i
giorni, infatti, è una figura primaria nella scuola, nell’industria,
negli ospedali; in Italia questa figura è riconosciuta con l’apposito
albo solo nel 1989.
Il tempo passa e con lui il “male
oscuro” dilaga aumentando d’intensità, la diagnosi di questi sintomi è
fatta fin dalla prima infanzia, occorre capirne le motivazioni,
prevenire e seguire questi disturbi non solo con il farmaco; la figura
dello psicologo, fino a quel momento sconosciuta, inizia ad avere la sua
importanza e nelle istituzioni è inserita, ma non sufficientemente per
esaudire tutte le richieste della popolazione.
Le equipe mediche più evolute e aperte
alle nuove esperienze, inseriscono nel loro organico lo psicoterapeuta
che col neurologo e lo psichiatra collaborano per dare conforto e
serenità a che soffre.
Inizia la battaglia contro la nevrosi e
ciò che la provoca: l’ansia.
Queste poche righe per affermare che in
questo momento storico stiamo pagando errori commessi negli anni
settanta dove abbiamo dilapidato i valori, le morali agevolando la
superficialità sociale, adesso che occorre essere forti per affrontare
la difficile situazione, viene a mancare la base intellettiva, culturale
psicologica per affrontare le problematiche con più energia e serenità e
le pasticche non sostituiscono queste lacune, ma solo confrontandosi con
noi stessi con l’aiuto di coloro che sono abilitati, e la figura dello
psicoterapeuta è importante per conoscere la propria psiche e superare
le paure che ci affliggono.
Sergio Suggelli
Da www.nienteansia.it |