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Prospettive nella terapia del diabete
mellito
Dalla
scoperta dell’insulina nel 1921 ad oggi, sono stati raggiunti importanti
traguardi in grado di segnare una svolta non solo sulle conoscenze dei
meccanismi alla base dell’insorgenza e progressione del diabete di tipo
1 (T1D) ma in particolare nelle prospettive terapeutiche del diabete.
La disponibilità di nuove formulazioni insuliniche (analoghi rapidi e
lenti) ottenute con tecniche avanzate quali DNA ricombinante e
ingegneria biogenetica, così come la sperimentazione di nuovi
dispositivi in grado di modificare la somministrazione insulinica in
modo automatico, in relazione alle esigenze istantanee del paziente, e
in particolare i progressi nel campo delle cellule staminali,
rappresentano nuove prospettive terapeutiche sempre più vicine e
attuabili nella cura quotidiana del paziente con T1D.
Nel
corso degli anni si è assistito ad una ampia sostituzione delle insuline
di origine animale con insulina biosintetica umana in grado di mimare
sempre più fedelmente le variazioni insuliniche riscontrate nelle 24 ore
in soggetti non diabetici.
Gli analoghi si
differenziano dall’insulina umana per la sostituzione di residui
amminoacidici
della
molecola dell’insulina che conferisce alla nuova molecola un più rapido
o tardivo assorbimento In particolare, gli analoghi rapidi si
caratterizzano per un più rapido assorbimento, con inizio d’azione già
dopo 5-15 minuti dalla somministrazione sottocutanea, un picco d’azione
dopo 30-90 minuti e durata d’azione di sole 4-6 ore. Tali
caratteristiche non solo permettono di somministrare gli analoghi rapidi
pochi minuti prima dei pasti ma ne garantiscono l’efficacia anche se
somministrati dopo l’assunzione del pasto
L’utilizzo di analoghi rapidi
inoltre è associato ad una riduzione nel numero degli episodi di
ipoglicemia e a un maggior controllo dei valori di glicemia nelle ore
immediatamente dopo il pasto, tuttavia con modici effetti sui livelli
dell’emoglobina glicata.
I
nuovi analoghi lenti
si caratterizzano per la loro durata d’azione e la minor variazione
della quantità di insulina presente in circolo nelle ore successive alla
somministrazione. In particolare,gli analoghi lenti si caratterizzano
per una maggiore durata d’azione, di circa 16-24 ore e per l’assenza di
un vero e proprio picco di concentrazione plasmatici dopo la
somministrazione. In considerazione della loro caratteristiche, gli
analoghi a lunga durata d’azione possono essere utilizzati in una o due
somministrazioni giornaliere riproducendo con maggiore affidabilità il
fisiologico profilo insulinico basale.
Sebbene l’introduzione di nuovi analoghi rapidi e lenti appaia fornire
promettenti risultati nella terapia del diabete mellito, bisogna
considerare che, in alcuni pazienti, al peso psicologico di una malattia
cronica e con potenziali complicanze si aggiunge l’avversione per le
iniezioni, legata sia alla loro frequenza, sia al reperimento di siti
diversi dove praticarle, sia al dolore o all’imbarazzo di doverla fare
fuori casa.
Per
tali motivi la ricerca ha rivolto la propria attenzione verso la
formulazione di nuove molecole insuliniche somministrabili per vie
alternative e meno invasive.
In
particolare, la somministrazione di insulina per via orale
rappresenta un’affascinante prospettiva in corso di valutazione negli
ultimi anni. Come per tutte le proteine, gli acidi rilasciati dallo
stomaco costituiscono una barriera insormontabile alla somministrazione
di farmaci per via orale quali l’insulina.
Per
tale motivo la ricerca è stata orientata verso la produzione di molecole
in grado di essere rapidamente assorbite nella cavità orale o di essere
inglobate in particelle di piccole dimensioni resistenti all’attività
distruttiva degli enzimi gastrici. In tale prospettiva appaiono
promettenti dati preliminari in cui è stato utilizzato un sistema
mediante il quale, finissime goccioline di liquido vaporizzato ad alta
velocità vengono introdotte nella cavità orale.
Secondo tale teoria le goccioline di liquido contenente insulina vengono
assorbite rapidamente nella bocca con l’aiuto di sostanze che ne
facilitano l’assorbimento. Inoltre, ulteriori studi condotti in animali
hanno aperto importanti prospettive nella terapia insulinica.
Infatti, partendo dalla teoria secondo cui il chitosano è capace di
resistere alla distruzione da
parte
dei succhi gastrici, è stato dimostrato che l’insulina incapsulata in
nanosfere fatte di chitosano, può attraversare la barriera gastrica
senza subire alterazioni e arrivare fino all’intestino per essere
assorbita. Tuttavia, ulteriori studi risultano necessari al fine di
confermare la validità di tale via di somministrazione e la reale
applicabilità clinica nella popolazione con diabete mellito.
I
progressi raggiunti nel campo delle cellule staminali
ha aperto importanti prospettive nella cura del diabete mellito. In
particolare, un recente studio ha dimostrato la possibilità di produrre,
a partire da cellule staminali umane delle cellule in grado di
sintetizzare insulina. Il perfezionamento di tale procedura sperimentale
e in particolare la possibilità di ottenere cellule simili alle cellule
pancreatiche derivanti da cellule staminali umane potrebbe rappresentare
un passo critico verso lo sviluppo di una fonte rinnovabile di cellule
per il trattamento del diabete mellito in grado di superare alcuni degli
ostacoli legati non solo alla terapia chirurgica ma anche alla terapia
iniettiva sottocutanea.
Negli
ultimi anni importanti progressi tecnologici hanno permesso la
diffusione delle pompe insuliniche (microinfusore) e sistemi in
grado di rilevare in modo continuo i valori di glicemica (sensore
glicemico). Il progressivo perfezionamento di tali sistemi ha gettato le
basi per lo sviluppo di un sistema integrato (closed-loop) in grado di
infondere automaticamente insulina in relazione alle concentrazioni
glicemiche rilevate dal sensore glicemico. Il closed-loop è, in effetti,
un pancreas artificiale costituito da un sensore glicemico, che rileva i
livelli di glicemica e da un microinfusore di insulina che permette di
somministrare in modo continuo insulina. Sulla base di tale sistema
l’insulina somministrata viene calcolata automaticamente da un
calcolatore in relazione alla glicemia del paziente.
Ad oggi, tale
sistema è stato sperimentato in un piccolo gruppo di pazienti
giovani-adulti con T1DM e i risultati appaiono essere confortanti.
Ulteriori sperimentazioni su una popolazione più ampia e in particolare
su un campione pediatrico potranno a breve aprire una nuova prospettiva
nella cura dei piccoli pazienti con T1D.
Il continuo progresso della
ricerca scientifica e la disponibilità di tecniche di bioingegneria
genetica rappresentano un elemento fondamentale nel trattamento dei
pazienti con T1D aprendo promettenti prospettive terapeutiche per la
cura quotidiana del paziente con diabete mellito.
Cosimo Giannini
Francesco Chiarelli
Da Diabete Giovani ,
Editore: SEGNO&FORMA - Milano |