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L’insulina è un
ormone proteico, costituito da una catena di aminoacidi (gli
anelli della catena) e prodotto dalle cellule beta delle isole
di Langerhans all’interno del pancreas. Viene rilasciata dal
pancreas quando il livello della glicemia (quantità di zucchero
nel sangue) è al di sopra dei valori di normalità.
Il
suo ruolo è quello di favorire l’ingresso del glucosio
(zucchero) nelle cellule, agendo attraverso particolari
strutture dette recettori, una sorta di serratura che deve
essere aperta per fare entrare glucosio nelle cellule.
Normalmente l’insulina viene prodotta, seppur in quantità e
modalità differenti, tutto il giorno: l’organismo è infatti in
grado di effettuare un fine controllo dei livelli della
glicemia, regolando automaticamente la secrezione di insulina
dal pancreas. Ad esempio, dopo un pasto in cui sono stati
introdotti i carboidrati, la glicemia aumenta e il pancreas
libera rapidamente insulina (picco insulinemico) e ciò permette
di riportare ai livelli di normalità i livelli di zucchero nel
sangue. Appena la glicemia comincia a diminuire, la secrezione
insulinica cala rapidamente e torna a valori simili a quelli del
digiuno dopo 2–3 ore dall’ingestione del pasto per rimanere
piatta, senza picchi, nel digiuno notturno. La sua carenza o
assenza completa provoca il diabete, e se il pancreas non è più
in grado di produrla, è a rischio la vita stessa dell’individuo:
quindi è fondamentale introdurla nell’organismo dall’esterno.
Fortunatamente è possibile produrre in laboratorio l’insulina e
somministrarla all’individuo attraverso iniezioni sottocutanee:
essa è infatti attaccata e resa inattiva dagli enzimi
gastrointestinali e, pertanto, ad oggi, non può essere
somministrata per bocca. Le insuline prodotte in laboratorio
hanno delle modifiche nella catena molecolare che ne
giustificano le caratteristiche di azione e, a seconda della
velocità con la quale l’insulina viene assorbita dal tessuto
sottocutaneo e passa nel circolo sanguigno (inizio d’azione) e
del tempo che essa impiega per venire completamente assorbita
(durata d’azione), si possono distinguere diversi tipi di
preparati insulinici. |
In questo numero ci occupiamo
delle insuline ad azione rapida: questi preparati, una volta
iniettati, hanno la proprietà di entrare in azione entro pochi
minuti; hanno un picco successivo e una riduzione dell’azione
fino a scomparire completamente dal circolo. Esse mimano quanto
succede normalmente nell’organismo di un soggetto non diabetico
in occasione del pasto: gli alimenti che vengono ingeriti, e in
particolare ciò che viene trasformato in glucosio, fanno
innalzare la glicemia e ciò stimola il pancreas a liberare
rapidamente l’insulina per fare ritornare la glicemia ai livelli
di normalità.
Quando vengono raggiunti questi valori, il pancreas riduce la
produzione di insulina ai livelli basali. In commercio esistono
2 tipi di insulina ad azione “rapida”: gli analoghi
dell’insulina; le insuline dette “regolari”
umane.
Gli analoghi sono preparazioni insuliniche modificate nella
catena degli aminoacidi (gli anelli della catena), in cui essi
vengono o scambiati di posto o sostituiti ad altri, per ottenere
le caratteristiche più idonee all’utilizzo. In particolare,
quelli ad azione rapida garantiscono un assorbimento cutaneo
assai più veloce dell’insulina regolare umana. La loro azione,
infatti, inizia a pochi minuti dalla somministrazione, quindi
chi le utilizza deve mangiare subito dopo l’iniezione, per non
fare ridurre troppo la glicemia; riproducono un picco
insulinemico più vicino a quanto succede fisiologicamente, con
una più precoce disponibilità e un più rapido esaurimento.
Questo fa evitare inoltre gli episodi di ipoglicemia (zucchero
troppo basso nel sangue) dopo i pasti. Le insuline regolari
umane vengono anch’esse utilizzate prima dei pasti principali,
iniziano ad agire entro 15–30 minuti dal momento in cui vengono
iniettate, raggiungono l’apice entro le 3 ore successive e si
esauriscono entro le 6–8 ore. La durata in circolo per alcune
ore dopo la digestione può causare una ipoglicemia
post-prandiale tardiva. Ecco perché chi usa questo tipo di
insulina talvolta deve assumere uno spuntino fra un pasto e
l’altro. |