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Indice e carico glicemico nel diabete: una revisione della Cochrane

maggio 2009 – Gli aspetti nutrizionali influenzano i livelli glicemici; tuttavia, per i soggetti affetti da diabete non esiste ancora un approccio dietetico considerato universalmente come ottimale. Diversi tipi di alimenti a base di carboidrati esercitano effetti differenti sulla glicemia, e possono essere classificati sulla base dell’effetto complessivo sui livelli ematici di glucosio grazie al cosiddetto indice glicemico. Gli alimenti con un basso indice glicemico (IG) (quali le lenticchie, i piselli, i fagioli e l’avena) possono contribuire a migliorare il compenso glicemico fornendo un apporto graduale di glucosio al torrente ematico e quindi stimolando un minor rilascio d’insulina, rispetto a quelli con un indice glicemico elevato (quali il pane bianco). Il carico glicemico rappresenta l’effetto complessivo esercitato dalla dieta sulla glicemia, e viene calcolato moltiplicando l’indice glicemico per i grammi di carboidrati introdotti.

Esistono peraltro numerose controversie relative all’utilità dell’IG, nell’alimentazione dei soggetti con diabete. Secondo l’American Diabetes Association (ADA)  la quantità complessiva di carboidrati assunti è molto più importante del tipo o della loro origine; secondo i fautori dell’IG, peraltro, tali raccomandazioni deriverebbero da studi nei quali era stata utilizzata la variazione dei livelli di emoglobina glicata per verificare l’efficacia di un’alimentazione con cibi a basso IG della durata massima di sei settimane: un intervallo troppo breve per evidenziare differenze a livello di tale indicatore. Anche il position statement più recente dell’ADA conferma la superiorità del monitoraggio della quota complessiva di carboidrati e del loro conteggio, rispetto all’indice o al carico glicemico.

Le Dott.sse Diana Thomas e Elizabeth J. Elliott (Sydney, Australia), hanno recentemente pubblicato una review sull’argomento su una rivista della Cochrane  reperendo undici studi randomizzati e controllati sul tema, della durata di almeno 4 settimane, dai database della Cochrane Library e da MEDLINE, EMBASE e CINAHL. Questa review segue una pubblicazione precedente, sulla stessa rivista e a opera delle stesse autrici, apparsa nel 2007 e relativa al ruolo dell’indice glicemico nella dieta dei soggetti in sovrappeso o obesi . Nel nuovo lavoro, riguardante 402 soggetti affetti da diabete di tipo 1 o 2 in compenso glicemico non ottimale, le autrici rilevano una riduzione significativa in termini di HbA1c (IC 95% da –0,9 a -0,1; p=0,02) a favore della dieta a basso indice o carico glicemico, con un numero significativamente inferiore di episodi ipoglicemici in uno dei trial analizzati. Non sono invece disponibili dati in merito a differenze di morbilità, mortalità o costi, nei confronti della dieta normale.

 

Da www.Aemmedi.it

Istituto per lo studio e la cura del diabete - Centro di diabetologia accreditato SSN
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ultimo aggiornamento domenica 27 giugno 2010 12.48.49
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