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Il nostro
organismo è dotato di un sofisticato dispositivo che serve a
mantenere stabile il peso corporeo e per questo è in grado di
percepire variazioni dell ’alimentazione in senso positivo o
negativo e di rispondere con un meccanismo di controll o in
senso opposto.
Le informazioni che
acquisisce il nostro organismo riguardano la quantità e la
composizione del cibo, lo stato delle riserve energetiche
(quante scorte di grasso abbiamo) e il nostro stato di salute o
di malattia. Il bilancio energetico consiste nell’equilibrio tra
le calorie introdotte e quelle consumate e viene tendenzialmente
mantenuto neutro grazie all’attivazione della sensazione di fame
o di sazietà. Guardando la Figura 1 si intuisce che la
regolazione del peso si basa sul bilanciamento tra entrate
(cibo) e uscite (dispendio energetico).
Il dispendio
energetico del nostro organismo avviene attraverso tre vie:
attraverso la termogenesi, il metabolismo basale e l’attività
fisica.
La termogenesi è
l’energia che si consuma per digerire gli alimenti e quella
necessaria per mantenere la temperatura corporea quando quella
ambientale è bassa. In ambienti molto freddi il dispendio
energetico, che arriva sino al brivido (ripetute contrazioni
muscolari), raggiunge valori molto elevati che rendono conto
della tradizionale necessità di diete ricche in grassi delle
popolazioni esposte a inverni rigidi.
Attualmente, con il
riscaldamento delle abitazioni non è più necessario variare
l’alimentazione durante l’inverno. Il consumo di calorie dovuto
al metabolismo basale rappresenta in media circa il 70% delle
calorie giornaliere consumate ed è conseguente alla necessità
che hanno le nostre cellule di ricostruire periodicamente la
loro struttura proteica. Dato che molte proteine sono contenute
soprattutto nel tessuto muscolare, che da solo rappresenta più
del 60% del nostro peso corporeo, maggiore è la massa muscolare
e più alto è il metabolismo basale. Al contrario, il tessuto
adiposo svolge soprattutto una funzione di deposito dei grassi e
contribuisce molto poco al metabolismo basale. Ciò spiega perché
le donne (che hanno più massa grassa e meno massa muscolare
degli uomini) hanno un metabolismo basale più basso rispetto
agli uomini e perché nelle persone sedentarie con scarsa massa
muscolare si registrano dei livelli giornalieri di metabolismo
basale vicini alle 1000 calorie contro valori superiori a 1600
calorie delle persone fisicamente attive.
Se proviamo a
perdere peso solo con la dieta ridurremo il nostro metabolismo
basale perché perderemo anche tessuto muscolare e alla lunga
riprenderemo i chili persi, a meno che non si riduca
ulteriormente il cibo. |
Per evitare quello
che con un termine colorito viene definito fenomeno dello yo-yo
è essenziale associare alla dieta un programma costante di
attività fisica che mantenga inalterata o aumenti la massa
muscolare. Per mantenere nel tempo la perdita di peso sarebbe
ideale tenere un bilancio energetico negativo grazie al consumo
di 300–500 calorie al giorno con l’attività fisica. In questo
modo si evita la riduzione della massa muscolare e si mantiene
alto il metabolismo basale.
L’attività fisica
rappresenta in media il 15% del dispendio energetico. Tuttavia,
dato che questo valore dipende dalle calorie richieste per la
contrazione muscolare, il contributo dell’attività fisica è
estremamente variabile e va da un 3–5% per le persone molto
sedentarie a oltre il 100% negli sportivi. Soprattutto gli sport
aerobici di lunga durata come la corsa, il ciclismo e lo sci da
fondo portano a elevati consumi fino a 4000–5000 calorie per 7–8
ore di attività al giorno!
Per calcolare
approssimativamente quante calorie si consumano per percorrere a
piedi una certa distanza potete moltiplicare il vostro peso
corporeo in kg per 0,9 e per i km percorsi. Ad esempio, una
persona di 100 kg che cammina per 10 km consuma circa 900
calorie. Con la bicicletta, per stimare le calorie consumate
andando in pianura, si possono moltiplicare i km percorsi per
20. Ai fini del consumo calorico quello che conta è la distanza
percorsa più della velocità. La velocità conta per il tipo di
calorie consumate, ad andature moderate si consumano
prevalentemente grassi, ad andature elevate quasi esclusivamente
zuccheri. Pertanto, perperdere peso con l’attività fisica
bisogna concentrarsi più sulla distanza da percorrere che
sull’intensità dello sforzo. Le linee guida delle Società
Scientifiche suggeriscono, almeno 5 giorni alla settimana o
meglio tutti i giorni, un’ora di attività fisica moderata al
giorno per perdere peso e 30 minuti al giorno per mantenere il
peso. Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha dimostrato che
il tessuto adiposo non ha solo una funzione di deposito ma è
anche in grado di segnalare al sistema nervoso centrale se è
necessario o meno introdurre cibo. Le cellule adipose producono
un ormone che si chiama leptina, da greco leptos (sottile), che
induce un senso di sazietà, più abbondante è il tessuto adiposo,
più leptina viene prodotta. Anche lo stomaco produce un ormone
che si chiama grelina e che, al contrario della leptina, stimola
la fame. Dopo i pasti i livelli di grelina si riducono e ciò
contribuisce al senso di sazietà.
La ricerca
farmaceutica è molto attiva per individuare farmaci che
consentano di perdere peso. Gli unici due farmaci, attualmente
registrati in Italia per la terapia dell’obesità sono un farmaco
che limita l’assorbimento dei grassi nell’intestino (orlistat) e
un altro che riduce l’appetito (sibutramina). Il calo ponderale
che si può ottenere con questi farmaci varia tra i 3 e i 6 kg
dopo 6–12 mesi di terapia. Se si usano i farmaci per perdere
peso è importante in ogni caso migliorare il proprio stile di
vita per evitare risultati transitori (vedi sopra). È opportuno,
invece, diffidare dei prodotti da banco (non richiedono la
ricetta medica) che reclamizzano perdite di peso e consumi
calorici miracolosi perché hanno un sicuro effetto sul bilancio
economico ma uno ipotetico e non scientificamente documentato
sul bilancio energetico. |