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PREVENZIONE PRIMARIA DEL DIABETE TIPO 2
Da STANDARD ITALIANI
PER LA CURA DEL DIABETE MELLITO 2007 , AMD, SID,GISED
R A C C O M A N DA Z I O
N I
Evitare il sovrappeso e
svolgere un’attività fisica regolare (20-30 minuti al giorno o 150
minuti alla settimana) rappresentano i mezzi più appropriati per ridurre
il rischio di insorgenza di diabete mellito tipo 2 nei soggetti con
ridotta tolleranza al glucosio (IGT,impaired glucose tolerance I
soggetti con IGT devono ricevere un counselling sulla perdita di peso,
così come indicazioni per aumentare l’attività fisica. I soggetti con
IGT devono essere incoraggiati a modificare le abitudini alimentari
secondo queste indicazioni:
– ridurre l’apporto totale
di grassi (<30% dell’apporto energetico giornaliero) e particolarmente
degli acidi grassi saturi (meno del 10% dell’apporto calorico
giornaliero);
– aumentare l’apporto di
fibre vegetali (almeno 15 g/1000 Kcal).
Nei soggetti con obesità e
IGT nei quali l’intervento sullo stile di vita sia fallito o non sia
applicabile, la terapia farmacologica può essere presa in considerazione
anche se risulta meno efficace dell’intervento sullo stile di vita.
Quando altre strategie si siano rivelate inefficaci, la chirurgia
bariatrica può essere considerata un’opzione in grado di prevenire lo
sviluppo di diabete tipo 2 in soggetti con obesità severa e IGT.
COMMENTO
Nei soggetti con ridotta
tolleranza al glucosio (IGT) queste raccomandazioni sono supportate dai
risultati di più di un trial clinico. È ragionevole ipotizzare che gli
interventi proposti siano efficaci anche in altre categorie a rischio di
diabete (ad esempio in soggetti con IFG, obesità, familiarità per
diabete, ecc.); tuttavia al momento non sono disponibili dati che
permettano di valutare il bilancio costo beneficio della implementazione
di programmi di prevenzione in categorie diverse dall’IGT. Va
sottolineato che le raccomandazioni derivano dall’analisi di risultati
forniti da studi clinici condotti in soggetti ad alto rischio. Al
contrario, non vi sono evidenze relative all’efficacia di interventi su
ampia scala (strategie a monte, o up-stream), rivolte alla
popolazione generale, che si caratterizzano, in teoria, per la
possibilità di avere un maggiore impatto in termini di prevenzione.
Gli studi in cui sono state
attuate strategie intermedie o midstream− con interventi diretti
a gruppi definiti della popolazione o a comunità a rischio −
presentano limitazioni nel disegnosperimentale e pertanto risultano
relativamente indicativi.
Stile di vita
Gli studi epidemiologici
osservazionali (Nurses’ Health Study) e di intervento non
controllati e controllati hanno raggiunto simili conclusioni. Interventi
per migliorare lo stile di vita, che includano un’attività fisica
aerobica di moderata intensità e della durata di almeno 20-30
minuti al giorno o 150 minuti alla settimana e perdita di peso
del 5%, riducono di circa il 60% l’incidenza del diabete mellito
tipo 2 e rappresentano, pertanto, uno strumento preventivo e
terapeutico particolarmente efficace per
arrestare o rallentare
l’epidemia di diabete. L’adozione e il mantenimento di un programma di
attività fisica può essere facilitato da programmi di educazione
terapeutica in cui venga misurato regolarmente il livello di attività
fisica svolta.
Per quanto riguarda le
abitudini alimentari, molti studi epidemiologici hanno tentato di
valutare la relazione tra quantità/qualità degli acidi grassi della
dieta e il rischio di diabete tipo 2. La maggior parte delle evidenze
disponibili indica che è più importante la qualità piuttosto che
la quantità totale dei nutrienti: in particolare, gli acidi
grassi saturi aumentano il rischio di diabete tipo 2, mentre la parziale
sostituzione di questi con acidi grassi insaturi (poli- e monoinsaturi)
lo riduce. Nell’ambito di questi ultimi, un discorso a parte meritano
gli acidi grassi n-3 e/o il consumo di pesce, in quanto la maggior
parte degli studi a riguardo mostrerebbe un effetto protettivo del pesce
nei confronti del diabete tipo 2.
Per quanto riguarda i
carboidrati, la maggioranza degli studi epidemiologici
osservazionali suggerisce che una dieta ricca in fibre e in alimenti a
basso indice glicemico è protettiva nei confronti del rischio di diabete
tipo 2. I due studi più recenti di prevenzione primaria del diabete tipo
2, il DPS (Finnish Diabetes Prevention Study) (9) e il DPP (Diabetes
Prevention Program) prevedevano, come base dell’intervento
multifattoriale sullo stile di vita, una riduzione del consumo di grassi
saturi e un aumento delle fibre vegetali oltre alla riduzione ponderale
e all’aumento dell’attività fisica. È verosimile che la riduzione
dell’incidenza di diabete tipo 2 ottenuta in questi studi sia dovuta in
parte anche alle modifiche della dieta ; tuttavia, non è possibile
definire quanto dei risultati ottenuti derivi dall’attuazione dei
singoli interventi. Recenti analisi del DPS dimostrano che,
indipendentemente dalla pratica dell’esercizio fisico e dai valori
iniziali di glicemia, i soggetti che seguivano una dieta povera in
grassi e con elevato contenuto di fibre mostravano una maggiore
riduzione ponderale e una minore incidenza di diabete in confronto ai
soggetti che seguivano una dieta ricca in grassi e povera di fibre. |