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Sovrappeso, obesità e diete
E’
importante porre all’attenzione dei lettori alcuni aspetti meno noti ma
altrettanto rilevanti del problema del controllo del peso nei soggetti
in sovrappeso o francamente obesi.
L’idea che
si possano manipolare, con un atteggiamento prescrittivo, le abitudini
alimentari delle persone allo scopo di far loro perdere peso in modo
rapido ha dato origine al mercato delle “diete” più fantasiose, quasi si
trattasse di un elemento di ricerca di laboratorio. Più grassi e meno
carboidrati, o viceversa, in proporzioni assolutamente innaturali per le
abitudini e per le attitudini culturali, etniche ed economiche dei
popoli, integratori sostitutivi di pasti, concentrati di alimenti ricchi
in fibre, diete iperproteiche; sono solo alcuni degli esempi che sono
stati portati all’attenzione del mondo medico, ma che hanno purtroppo
travalicato il confine della sperimentazione scientifica, per giungere,
con l’avallo di molti operatori sanitari, direttamente al grande
pubblico attraverso i media, con l’implicita promessa di un risultato
miracoloso e mirabolante, senza sforzo e soprattutto svincolati da
qualsiasi altro elemento dello stile di vita.
Anche in
articoli rigorosamente scientifici, traspare questa tragica mentalità:
la sperimentazione di una dieta ad alto tenore di proteine è in grado di
indurre un calo di peso di 9 kg a fronte di una con alto tenore di
carboidrati che riduce il peso iniziale di soli 5 kg. È chiaro che una
simile affermazione, peraltro tratta da una sperimentazione scientifica
di durata limitata, letta da un addetto ai lavori lascia il tempo che
trova; ma quando i risultati di un lavoro come questo vengono captati
dalla galassia dei magazine femminili o dalle innumerevoli trasmissioni
televisive dedicate al fitness, e giungono pertanto, privi di filtro,
alla popolazione generale, l’impatto è devastante. La richiesta che i
medici si sentiranno fare dai propri pazienti, cosa che effettivamente
accade, sarà quella della “prescrizione” di una lista di alimenti da
escludere accanto a quella degli alimenti da assumere in larga quantità,
in modo del tutto indipendente non solo dalla palatabilità della dieta
stessa, ma persino da qualsiasi altro elemento della così grande
rilevanza psicologica dell’alimentazione nella nostra società.
Tutto ciò è
l’esatto opposto del complesso rapporto che è necessario stabilire con
il proprio paziente in sovrappeso od obeso allo scopo di indurre in lui
un’autocoscienza di necessità di modificazione dello stile di vita, a
partire dall’incremento dell’attività fisica aerobica per arrivare al
piacere di essere informato e decidere da sé la scelta dei cibi
adeguati. L’estrema semplificazione che la mentalità statunitense sta
facendo di fronte ad un problema che è comunque avvertito come
pesantissimo, non sembra certamente il modo giusto di affrontarlo.
D’altra parte il mondo medico americano, anche quello più preparato e
consapevole, si trova oggi a combattere una battaglia decisamente impari
con il mondo dell’industria dell’alimentazione e della distribuzione
negli USA. E lo fa con armi spuntate e improprie: le campagne che si
basano sui messaggi alla popolazione e che partono dal mondo medico o
sanitario in generale si rivolgono al concetto della salute (health),
che per il cittadino è semplicemente l'assenza di malattia, quindi di
sintomi. Ed è ben noto come l’eccedenza ponderale sia totalmente
asintomatica per lunghissimi periodi, e sia stata anche in un recente
passato associata con l’idea di buona salute. Il cittadino americano
ascolta molto di più i messaggi che si rivolgono a lui, stimolandogli il
concetto di felicità (happiness),
e le aziende alimentari hanno buon gioco nell’identificare nei loro
messaggi la felicità con il mangiare di più e lavorare di meno. Sarebbe
necessaria ben altra strategia, coinvolgente non tanto il mondo della
sanità quanto quello dell’informazione di massa, quello dell’istruzione
e della cultura, la politica dei trasporti. Sotto questo punto di vista
il mondo europeo appare più sfaccettato e sicuramente più scettico al
riguardo delle campagne sanitarie, sebbene anche il nostro Ministero si
stia indirizzando su questa strada. Sono numerosi i lavori pubblicati in
questi ultimi anni in Italia soprattutto relativamente al problema
dell’obesità dell’età evolutiva che, pur non ancora al livello
spaventoso degli USA, rappresenta anche da noi un problema di grande
rilevanza. L’approccio di tutti questi lavori è proprio mirato al mondo
della scuola, alla possibilità di introdurre nell’istruzione primaria
elementi importantissimi di educazione all’alimentazione e all’attività
fisica; in poche parole un approccio molto diverso e più poliedrico
rispetto a quello statunitense, più rispettoso delle peculiarità
culturali della popolazione e soprattutto più efficace nel lungo
termine, senza inutili medicalizzazioni obbligate del problema.
di Marco A. Comaschi,
Dir. scientifico Diabetes Spectrum - Ed. italiana
Volume 6, Numero 1 – 2009
estratto a cura di Andrea Tatavitto , diabetologo |